Giovedì, 2 agosto 1990
È con grande piacere che ho assistito al vostro bello spettacolo con amici
della Compagnia del Poverello. Voi avete saputo evocare felicemente i tratti
principali della ricca personalità di san Francesco d’Assisi attraverso degli
episodi celebri e caratteristici della sua vita.
Tengo ad esprimervi la mia gratitudine per il lavoro che avete svolto.
Jacques Copeau, nel suo testo, fa dire a san Francesco che egli si è “gettato
come un pazzo verso tutto ciò che gli è parso grande“. Mi sembra che sia molto
giusto e che queste parole tocchino un aspetto centrale nel pensiero e
nell’azione del Poverello d’Assisi.
Anche voi vi siete gettati, verso l’umile figura del Poverello, povero a
immagine del Cristo e ricco dei doni di Dio. L’attore “incarna”, si dice, un
personaggio. Gli presta il suo corpo e riceve da lui un’anima. Così, voi avete
incarnato Francesco d’Assisi, sostenendo il ruolo del santo, o avete preso parte
alla sua avventura, rappresentando gli uomini e le donne posti da Dio sulla sua
strada. Io vi auguro di entrare più profondamente nella grazia propria di questi
personaggi.
Qual è questa grazia? Nella Divina Commedia Dante qualifica san Francesco di
“tutto serafico in ardore”. “Ardore”! È l’amore il dono del Cristo crocifisso,
che manifesta nobilmente il figlio di Bernardone. La verità di ogni nostra vita
si trova nascosta nel Cristo, colui che conserva le stigmate della passione,
colui che ha chiamato san Francesco a rendergli testimonianza, colui che ci
chiama oggi a rendergli testimonianza!
Per amore del Cristo san Francesco è divenuto un apostolo della pace e la sua
figura è riconosciuta e rispettata al di là delle frontiere del mondo cristiano;
possa il suo esempio continuare ad ispirarci oggi!
Miei cari amici, vi ringrazio ancora per questo bel momento trascorso in
vostra compagnia. Ringrazio ugualmente tutti coloro che, a qualunque titolo, ne
hanno permesso la realizzazione.
Di cuore vi accordo la mia benedizione apostolica.
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