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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ POLACCA PER GLI AUGURI NATALIZI

Sabato, 22 dicembre 1990

 

Cari fratelli e sorelle, miei connazionali,
Amato Signor Cardinale Andrea,
Illustri Signori Ambasciatori della Repubblica Polacca!

1. La ringrazio cordialmente per gli auguri presentatimi a nome di tutti coloro che sono qui riuniti. Il Vescovo Stefano Wesoly, delegato del Primate per la Pastorale degli emigrati polacchi, oggi non può essere qui presente con noi.

Il Signor Cardinale Andrea, a dire la verità, non è un emigrante però è unito con il cuore alla sorte di tutti coloro che vivono al di fuori della Patria. Da essi proviene questo Oplatek, ossia il “Pane della vigilia di Natale”, e a loro vanno i miei cordiali auguri. Essi fanno un ampio giro attraverso tutti i continenti, i singoli Paesi, dove battono cuori polacchi. Si può dire che essi invitano tutti alla tavola della vigilia, all’antica Messa dei pastori a mezzanotte e ai canti natalizi, nei quali si manifesta la nostra tradizione cristiana e nazionale, la nostra identità.

Alla fine dell’ottobre scorso ha avuto luogo a Roma un incontro particolare dei Polacchi. Hanno partecipato ad esso non soltanto i Rappresentanti delle Autorità della Repubblica Polacca e quelli delle comunità polacche all’estero ma anche - per la prima volta - i Polacchi che vivono ad Oriente della nostra attuale frontiera, nei territori dell’antica Repubblica delle tre nazioni, i quali ivi hanno continuamente la loro patria.

Ricordiamo con grande commozione questo incontro, il primo dopo tanti anni, e, tra le persone che vi hanno partecipato, la giovane Polacca dalla Lettonia, di venerata memoria Ita Kozakiewicz, che proprio in terra italiana ha trovato la morte inaspettata. Lei e tutti gli altri sono abbracciati dalla nostra preghiera. A tutti stendiamo la mano con il “Pane della vigilia di Natale”. Insieme con tutti intoniamo il canto natalizio: “Dio sta nascendo”.

2. Questo canto natalizio (scritto da un eccellente poeta del diciottesimo secolo) ci introduce in modo particolare nel clima del mistero divino ed umano. Questo è insieme il “nuovo inizio” della storia dell’uomo, la Nuova Alleanza che dura ed è eterna.

Quando mettiamo il “Pane di Natale” - il pane bianco - sulle nostre tavole, diventa difficile non pensare che portiamo all’altare lo stesso Pane, perché si compia, sotto la sua specie, il Sacrificio di Cristo: il Sacrificio della nuova ed Eterna Alleanza. Il Sacrificio della riconciliazione di Dio con l’uomo. Da questa nasce la riconciliazione reciproca degli uomini: un nuovo legame fraterno intorno al Padre che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (cf. Gv 3, 16) per la nostra salvezza.

Che la sera della vigilia porti in ogni casa, in ogni famiglia e in ogni comunità umana un avvicinamento e riconciliazione. Tutta la nostra Patria, dai monti Tatra fino alle acque del Baltico, dall’Oriente all’Occidente, diventi come una grande, simbolica tavola di vigilia presso la quale la grazia della riconciliazione raggiunga tutti i cuori. Ciò che ci differenzia - qualunque cosa sia - non può essere più forte di ciò che ci unisce.

Nella tua persona, caro Signor Cardinale Andrea, pongo questi auguri nelle mani dell’Episcopato Polacco con il Primate per l’intera Chiesa nella Patria, e per tutti i miei connazionali.

Vi ringrazio per essere venuti.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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