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INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON LE SUORE DEL CENTRO DI RIABILITAZIONE FONDATO DA DON CARLO
GNOCCHI
Domenica, 23 dicembre 1990
Care sorelle.
1. Ringrazio anzitutto la madre generale per le parole di accoglienza e di
filiale devozione che ha voluto esprimermi a nome di tutta la Congregazione
delle Suore Salesie e particolarmente della comunità locale, impegnata nel
servizio infermieristico e di assistenza degli ospiti di questo Centro “Pro
Juventute” don Carlo Gnocchi.
Il vostro Istituto, secondo l’insegnamento e l’esempio di san Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa, ha come compito specifico
“l’evangelizzazione e la promozione umana della gioventù, con particolare
attenzione a quella più povera e abbandonata” (Costituzioni, art. 2). Nel
realizzare questa missione voi intendete ispirare il vostro modo di pensare e di
agire a quello di Maria, Vergine e Madre, la quale si consacrò totalmente alla
persona e all’opera del Figlio (cf. Ivi, art. 6).
La liturgia dell’Avvento e del Natale è ritornata e ritorna con insistenza
sulla figura e sul ruolo di Maria nel mistero dell’incarnazione, sui suoi
interiori atteggiamenti di fede e di amore, sulle sue parole che esprimono
disponibilità al servizio di Dio e dell’uomo, sui suoi gesti materni di carità
nei confronti del Figlio e quindi dell’intero suo corpo che è la Chiesa.
Vorrei attirare l’attenzione su alcuni di questi gesti che la Vergine Madre
compie al momento della nascita di Gesù. Il Vangelo dice non solo che Maria “lo
diede alla luce”, ma anche che “lo avvolse in fasce e lo depose in una
mangiatoia” (Lc 2, 7). C’è, in questo, tutta la ricchezza espressiva e
l’efficacia dell’amore materno che circonda di premura e si prende cura con
sollecitudine del frutto del suo grembo.
Chiamate alla verginità con la professione dei consigli evangelici, voi, care
sorelle, avete ricevuto dallo Spirito Santo il dono e il compito di prolungare,
nella Chiesa e nel mondo, la maternità di Maria nei confronti del Cristo e di
coloro nei quali egli si è identificato, cioè: i poveri, i piccoli, gli
emarginati e i disabili, come avviene appunto in questo Centro. Una maternità
destinata a manifestarsi con le parole della fede e con i gesti della carità e
dell’integrale promozione della gioventù malata o abbandonata.
Rimanete fedeli a questo carisma che vi assimila a Maria e vi assegna un
posto d’onore nella molteplicità dei doni e dei servizi che lo Spirito suscita e
alimenta nella Chiesa, facendola “sacramento della carità di Dio” verso l’uomo.
2. Voi sorelle volete, inoltre, impegnarvi a fare del Vangelo della carità la
regola stabile della vostra vita. Volete attuarlo, in base alla vostra specifica
vocazione, secondo lo spirito di san Francesco di Sales, che riconoscete in
qualche modo come vostro padre e fondatore. È lo spirito della carità e della
dolcezza, di una profonda e sincera umiltà, di grande semplicità, di
misericordia, pazienza, gioia e pace (cf. Costituzioni, art. 4).
Queste sono appunto le caratteristiche di un autentico amore materno, che
abbraccia il corpo e lo spirito e che giustamente la gente si attende da coloro
che, come Maria nei confronti di Gesù, vogliono esercitare una maternità
spirituale verso quanti sono malati o sofferenti.
Se il servizio della religiosa, nel mondo della salute e della malattia,
perdesse queste connotazioni non avrebbe quasi più senso; diventerebbe come il
sale insipido e la luce posta sotto il moggio (cf. Mt 5,12-15).
In una situazione come quella attuale in cui c’è da preoccuparsi per la
disumanizzazione delle strutture sanitarie, la disattenzione ai valori etici, la
diffusa indifferenza religiosa, l’assenteismo nell’esercizio della professione,
come pure per la strumentalizzazione, da più parti, degli operatori sanitari, la
carità vissuta della religiosa diventa una testimonianza viva dell’attualità del
Vangelo e quindi anche una “provocazione” per coloro che sono tentati di agire
secondo la logica dell’egoismo, dell’interesse e del profitto.
3. Care sorelle, anche sotto questo profilo il Sinodo pastorale diocesano
molto si attende da voi e da tutte le religiose che sono impegnate nel complesso
settore della promozione umana; e ciò proprio in vista di un nuovo annuncio del
Vangelo della carità agli uomini di questa città, che spesso s’incontrano con la
Chiesa solo attraverso di voi.
Il Signore che viene a consolare il suo popolo, sia anche per voi sorgente di
consolazione e di gioia, nel delicato, ma fecondo settore in cui lavorate. Con
la mia benedizione apostolica.
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Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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