The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AD UN CONVEGNO ORGANIZZATO DALLA CEI
NEL CENTENARIO DELLA «RERUM NOVARUM»

Sabato, 1° dicembre 1990

 

Carissimi fratelli e sorelle.

1. Sono lieto di porgere il mio affettuoso saluto a tutti voi, riuniti a Roma per il Convegno Nazionale “Formazione professionale e solidarietà sociale, nel centenario della Rerum novarum”, durante il quale avete avuto modo di approfondire le ragioni spirituali e culturali che vi spingono a rinnovare il vostro impegno educativo.

Sono particolarmente grato a mons. Santo Quadri, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro della CEI, che ha avviato un programma ricco di iniziative per celebrare significativamente il centenario della “Rerum novarum”, un documento fondamentale per lo sviluppo della dottrina e della pastorale sociale della Chiesa nel nostro tempo.

L’odierno contesto storico è molto diverso da quello a cui faceva riferimento la Rerum novarum, ma non sono meno impegnativi, per le coscienze di tutti i cristiani e per l’intero genere umano, i problemi e le sfide che ci vengono dalle circostanze del momento presente.

Abbiamo il compito di mettere in esse il lievito del Vangelo, per orientarle al progetto divino sull’uomo e sul creato. Confido nel vostro impegno formativo, motivato e sostenuto dall’ispirazione evangelica, con riferimento alla dottrina sociale della Chiesa, per la crescita umana e spirituale dei lavoratori, specialmente dei giovani che si preparano a entrare nel mondo del lavoro.

Voi certamente li formerete a una concezione cristiana della società e del lavoro, contemperando il loro inserimento nelle attività produttive con lo sviluppo delle loro risorse morali e spirituali, in modo che la loro vita sia vissuta con la dovuta dignità.

2. Dall’attuale complessità delle esperienze del lavoro emergono esigenze sempre più forti di un ricupero e di una riscoperta del significato umano del lavoro, in primo luogo del suo valore spirituale e morale.

Quanto più si diversificano i luoghi delle esperienze umane, tanto più aumentano le difficoltà degli uomini del nostro tempo a ricondurre a unità di senso le varie esperienze che essi fanno nei diversi luoghi, dove la loro vita sociale e lavorativa si sviluppa. L’unico senso unitario spesso viene dato, purtroppo, da interessi di tipo esclusivamente materiale, ciò spiega perché il lavoro non viene considerato luogo e mezzo di perfezionamento della propria personalità, ma viene svuotato del suo valore intrinseco.

È una situazione, questa, che richiede un’accurata analisi circa i tempi, i modi, i luoghi e i prodotti del lavoro umano nella società del benessere, per comprenderne i disagi, le inquietudini, le ingiustizie, e, quel che più conta, le speranze soffocate e che fanno esplodere le contraddizioni della concezione materialistica ed economicistica.

3. Dalla Rerum novarum a oggi la dottrina sociale della Chiesa ha sempre riproposto il valore del lavoro a partire dal valore dell’uomo: il lavoro, cioè, non consiste in un rapporto esclusivo con le cose, ma prende significato dal fatto che, attraverso l’agire sulle cose, contribuisce in maniera determinata alla realizzazione della persona e alimenta rapporti di solidarietà tra gli uomini e degli uomini con il creato.

Una nuova cultura del lavoro è possibile a partire dalla riscoperta di questo significato integrale del lavoro, che ho proposto nella lettera enciclica Laborem exercens, distinguendo tra senso oggettivo e senso soggettivo del lavoro. L’uomo lavoratore è, nella prospettiva cristiana, un collaboratore della creazione, un realizzatore del piano di Dio.

I cristiani, dunque, ricchi della propria fede, animati dalla loro speranza, testimoni di carità, possono portare una consapevolezza e una coscienza nuova, anche se antica, nel lavoro e nella sua collocazione all’interno della vita sociale, coltivando e approfondendo le loro competenze, mossi dallo Spirito che è principio di vita.

In questa prospettiva la formazione professionale appare uno strumento educativo prezioso per la trasmissione e la diffusione della visione cristiana della vita e del lavoro; richiede la generosa disponibilità di quanti vi operano, esige la collaborazione delle famiglie, l’attenzione degli imprenditori, e l’impegno pastorale delle diocesi e delle parrocchie.

Il vostro servizio formativo non può limitarsi a fornire delle qualifiche tecniche; deve coltivare, insieme alle competenze professionali, le virtù del lavoratore, che rendono i vostri allievi uomini preparati e responsabili, cristiani ricchi di doti morali, spirituali e religiose, capaci di affrontare l’esperienza del lavoro come scelta vocazionale volta a costruire insieme la dimora terrena degli uomini, senza mai perdere di vista la chiamata definitiva ed eterna.

4. Auspico che all’impegno dei vostri Enti sia sempre riservata congrua attenzione, sia da parte dell’iniziativa privata che da parte delle pubbliche istituzioni, a cui compete la funzione di sostegno, di disciplina e di complemento delle vostre attività.

Ben a proposito avete affrontato le problematiche connesse all’impegno di formazione professionale nell’orizzonte della solidarietà. I giovani che la società emargina, compresi i numerosissimi immigrati e quelli che sono schiavi di pericolose devianze, devono essere inoltrati sulla strada del lavoro, affinché il valore della loro umanità venga promosso e rispettato. La formazione professionale è, inoltre, un efficacissimo strumento per la cooperazione tra Paesi ricchi e Paesi poveri.

Colgo volentieri l’occasione di questo incontro per esortarvi a perseverare generosamente nel vostro impegno di educatori. Vi accompagno con l’affetto e con la preghiera, affinché il Signore avvalori i vostri propositi e li renda fecondi di frutti di bene, e di cuore vi imparto l’apostolica benedizione.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

top