The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESIDENTI DELLE CONFERENZE INDUSTRIALI EUROPEE

Lunedì, 3 dicembre 1990

 

Illustri Signore e Signori,

1. Come partecipanti alla Conferenza dei Presidenti delle Conferenze Industriali Europee, membri dell’UNICE (l’Union des Confédérations de l’Industrie et des Employeurs d’Europe), sono particolarmente lieto di darvi il benvenuto in Vaticano e di esprimere il mio apprezzamento per il vostro impegno nell’arduo ma importante compito di promuovere lo sviluppo e il progresso. Sono grato al vostro Presidente per le parole dette a nome vostro.

Come dirigenti d’affari, siete venuti insieme per sottoscrivere e pubblicizzare una Dichiarazione Comune nella struttura della così chiamata “nuova architettura europea”, la nuova situazione dell’Europa che risulta dalle straordinarie trasformazioni politiche e istituzionali che hanno avuto luogo a livello internazionale. Quando, nel dicembre 1988, vi siete incontrati a Parigi avete dichiarato che l’Europa era la vostra “avventura comune” e vi siete impegnati in una maggior cooperazione nell’industria e in una solidarietà con i Governi e i popoli d’Europa nella costruzione di un futuro migliore per questo continente. Nessun passo verso lo sviluppo europeo è possibile nella prosperità e nella pace, senza prendere in considerazione il contributo specifico dei dirigenti d’affari al benessere presente e futuro della società.

2. La Chiesa, nel suo insegnamento sociale, rispetta e difende i diritti delle iniziative economiche come espressione della creatività soggettiva degli individui e dei gruppi (cf. Sollicitudo rei socialis, 15). Ma sottolinea con forza che il processo economico, che ha un’influenza decisiva sulla vita di quasi tutti gli abitanti della terra, non si limita alla produzione della ricchezza e dei beni materiali. L’attività economica ha una intrinseca funzione sociale e morale derivante dall’inalienabile dignità delle persone che vi sono coinvolte e dal principio della precedente destinazione universale dei beni (cf. Ivi, 42). Fortunatamente, una concezione troppo limitata dello sviluppo sta cedendo il passo ad una crescente coscienza del bisogno di collocare la crescita economica al servizio del progresso umano, sociale, culturale e politico dei popoli.

È contro lo sfondo di questi principi generali che sono lieto di sottolineare il vostro impegno di operare per un progresso che migliori gli standard di vita in Europa, che rispetti l’ambiente, che prenda in considerazione i bisogni particolari di regioni meno sviluppate, che cerchi di rafforzare la libertà e la democrazia, la solidarietà e la pace. Per questo voi intendete promuovere il rispetto per gli aspetti umani di tutte le strategie e programmi.

3. L’Europa è la vostra comune avventura. Voi siete dunque impegnati nel progresso dell’unico mercato europeo, con tutto ciò che esso implica in libertà di movimento per persone, capitale e beni. Voi siete anche consci che l’Europa non è solamente o primariamente una realtà economica: essa è soprattutto una ricca e intensa esperienza culturale e spirituale. Inoltre, l’integrazione europea non può essere considerata salvo che come comprendente l’intera estensione del continente, che è determinata dalla geografia ma ancor più dalla comune eredità religiosa condivisa dai suoi popoli, che, in un periodo o in un altro, furono quasi tutti battezzati nella fede cristiana. L’Europa ha basi storiche e risorse spirituali e culturali necessarie a costruire un modo di vita basato su un umanesimo capace di correggere gli eccessi materialistici e tecnologici presenti in altri modelli di sviluppo. Il commercio e l’industria contribuiranno al compimento di questo scopo nella misura in cui perseguiranno gli obbiettivi che non sono puramente economici ma in verità umani. I membri della vostra Associazione hanno un ruolo significativo da svolgere nella crescita di una società che prenda pienamente coscienza della dimensione spirituale del suo popolo, superando anacronistici contrasti tra fede e scienza, tra religione e “progresso”. A questo riguardo, il solo fine degno di tutti i vostri sforzi è la realizzazione di un continente europeo che sia sempre più l’espressione dei valori più alti dello spirito umano.

4. La Chiesa è stata certamente l’unico fattore importante nella formazione del “carattere” dell’Europa. I duemila anni di esperienza della Chiesa mi permettono di trarre la conclusione certa che nessun modello di progresso che non prenda in considerazione le dimensioni etiche e morali dell’attività economica riesca a vincere i cuori dei popoli europei. Il primato dello “spirituale” - nel senso più esteso del termine - è un principio da cui i popoli dell’Europa non possono prescindere senza far violenza alla genesi storica e allo sviluppo loro costitutivi.

Inoltre, l’Europa si è sempre distinta per la sua apertura al resto del mondo. Senza secondi fini di dominazione, ora è chiamata ad aprirsi al così detto “Sud” del mondo: quei vasti settori dell’umanità che ora hanno bisogno dell’aiuto dell’Europa per essere in grado di assumere la direzione del loro destino. È mia speranza che come dirigenti d’affari sarete sempre convinti che l’indigenza e la dipendenza economica delle nazioni più povere rappresentano una categoria morale che pone serie domande etiche sulle decisioni da prendere concernenti la proprietà e l’uso della ricchezza e delle risorse del mondo (cf. Sollicitudo rei socialis, 42).

5. Illustri Signore e Signori, faccio appello a voi che lavorate in quest’“avventura comune” per il benessere di milioni di esseri umani che, in Europa e in ogni luogo, attendono ancora la realizzazione di un autentico sviluppo e progresso umano. Ricordate la parabola del Vangelo dell’“amministratore saggio e fedele” che a tempo debito distribuisce ai membri della servitù la loro razione di cibo (cf. Lc 12, 42-44). Noi siamo tutti amministratori, non proprietari assoluti, del mondo che Dio ha posto nelle nostre mani per far sì che porti frutto per il maggior bene di tutti, e ultimamente per la sua gloria. Quella gloria è riflessa non solo nella bellezza della natura ma nella dignità di ogni essere umano, immagine di Dio, e nella bellezza della pace e della fratellanza tra tutti i membri dell’unica famiglia umana. Possa Egli che è il Padre di tutti darvi la saggezza e il coraggio di usare le vostre risorse, di dirigere la vostra influenza economica, civile e politica verso la costruzione di un mondo di giustizia, pace e solidarietà.

Augurando il successo delle vostre decisioni, invoco le benedizioni di Dio su voi e i vostri familiari.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

top