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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO

Lunedì, 5 febbraio 1990

 

Signor presidente,
signori amministratori della Regione Lazio!

1. Sono lieto di accogliervi per formulare a voi, componenti della Giunta e del Consiglio regionale, fervidi voti augurali. Con essi intendo raggiungere, attraverso le vostre persone, anche la comunità civile a voi affidata.

Ha ben detto il signor presidente che è appena terminato un anno singolare per gli avvenimenti, che si sono in esso compiuti e per l’eredità che ha lasciato a tutti noi. Ci siamo ormai avviati nell’anno nuovo, che ci auguriamo per il decennio che ci separa dalla fine del secolo foriero di vera pace. L’uomo è assetato di pace. Dobbiamo essere riconoscenti al Signore, perché le premesse per una convivenza pacifica si colgono oggi chiaramente. Occorre, però, rinvigorire negli animi la coscienza della solidarietà in questa causa, affinché tutti vi siano coinvolti con partecipazione concorde e piena.

Come sapete, nel recente Messaggio per la Giornata mondiale della pace ho sottoposto all’attenzione di ogni persona di buona volontà un grave problema, quello ecologico, ricordando che alla sua soluzione occorre indirizzare gli sforzi e mobilitare le volontà dei cittadini. Non si può disattendere una tale questione, che è vitale per la sopravvivenza dell’uomo, né ridurla a questione meramente politica: essa infatti ha una dimensione morale che tocca tutti, così che nessuno può disinteressarsene.

2. Il fatto che se ne discuta è già significativo, perché costituisce la necessaria premessa di un serio impegno per l’edificazione di un mondo più vivibile. Solo il formarsi nei cittadini di una più attenta visione dei problemi emergenti può prepararne gli animi ai sacrifici necessari per raggiungere le opportune soluzioni. L’ecologia, se coinvolge tutti, attende però da ciascuno risposte differenziate, a seconda del rispettivo ruolo e posizione sociale. In questa prospettiva si intravedono immediate e importanti conseguenze. L’uomo in questo scorcio di secolo è chiamato a instaurare un nuovo rapporto di attenzione e rispetto verso l’ambiente, i cui delicati equilibri egli deve tutelare, tenendo conto delle straordinarie possibilità, ma anche delle formidabili minacce insite in certe forme di sperimentazione, di ricerca scientifica, di attività industriale. E ciò deve fare, se non vuole pregiudicare lo stesso sviluppo o indurvi conseguenze imprevedibili.

Nel programma di interventi atti a preservare la natura e a salvare il patrimonio ambientale - è questo uno dei settori a cui si rivolge la vostra competenza - occorre assumere come criterio fondamentale il rispetto della vita e della dignità dell’uomo, nel contesto di un ragionevole equilibrio tra le esigenze del progresso e la necessaria conservazione di un tale patrimonio. E se a voi è principalmente affidato questo compito, come non ricordare che il vostro intervento si rivolge a una Regione che conserva ancora molte delle ricchezze naturali del passato? I cittadini del Lazio s’attendono dal vostro impegno l’efficace tutela di tale patrimonio contro ogni forma di abuso o di sperpero sconsiderato. Di qui la rinnovata urgenza di studiare in tempo le soluzioni adeguate.

3. Tutti siamo chiamati a contribuire alla fondazione di una società pacifica, che faccia perno sul rispetto della vita umana e sulla tutela dell’integrità del creato. Ma oggi più che ieri avvertiamo come nostri, personalmente nostri, questi problemi, e la stessa opinione pubblica si attende da chi governa una sensibilità, una delicatezza, un rispetto, che si esprimano poi in decisioni sagge e lungimiranti.

I problemi ecologici entrano ormai nelle case, se ne discute in famiglia e ci si chiede come sarà domani il mondo. È questa una domanda alla quale anche voi siete chiamati a dare una risposta, che metta sempre al centro, ripeto, il servizio alla vita umana e, di conseguenza, il miglioramento e l’adeguamento delle strutture a ciò deputate. Servire la vita vuol anche dire promuovere aggiornati ed efficaci servizi educativi, sanitari, assistenziali, con un riguardo preferenziale per le attese dei soggetti più deboli e sprovveduti.

La vostra opera deve certo tendere a trovare soluzioni politiche e amministrative a tali esigenze, ma essa, proprio per riuscire, non potrà mai ignorare le componenti, anzi le premesse di ordine morale che ne indicano le linee orientatrici.

È da questo terreno, infatti, che il buon amministratore deve partire per superare le disparità tuttora presenti nel tessuto sociale, per soccorrere le nuove povertà, per perfezionare le soluzioni finora adottate, ove si rivelino insufficienti. È vero che nell’ambito delle vostre competenze non si hanno macroscopiche situazioni di disagio quali si possono ravvisare altrove. È un fatto, però, che anche qui esistono segni di inquietudine, richieste d’intervento, emergenze talora improvvise. Mi riferisco, ad esempio, all’accoglienza degli immigrati, presenti a Roma e in varie zone del Lazio, alla cura degli invalidi e degli ammalati e all’assistenza nei confronti degli anziani. Per tutti costoro è necessario un piano organico, che assicuri volta a volta lavoro, casa, sostegno, forme previdenziali articolate in collaborazione con gli Enti interessati.

4. Molti altri problemi, che hanno al centro l’uomo, attendono da voi adeguate soluzioni, sempre partendo dal dovere del servizio e della solidarietà. Tutto questo oggi costituisce un’urgente necessità per camminare insieme, per edificare una società più giusta, umana e - voglio anche dire - cristiana. La solidarietà più vera, come sintonia col fratello, nasce da un’esperienza profonda di unità nel Cristo, che è venuto a renderci figli di Dio e pertanto tutti fratelli. Dopo gli avvenimenti dell’anno concluso, l’uomo è oggi più aperto alle esigenze della solidarietà, ma proprio per questo si attende di più da chi ne amministra le sorti a qualsiasi livello.

Dobbiamo dunque mettere in atto ogni sforzo perché ciascuno si assuma le proprie responsabilità e creare le premesse di uno stile di vita più solidale e fraterno. Tutti debbono impegnarsi a contribuire all’equa distribuzione dei beni della terra, al rispetto della vita del prossimo in difficoltà o emarginato, alla promozione di organismi di volontariato, che oggi possono assolvere un’importante funzione di sostegno e di integrazione. La loro libera collaborazione sarà benefica per tutti, sarà preziosa e alleggerirà, tra l’altro, il vostro compito di pubblici amministratori.

5. È all’uomo, cari signori, che conviene sempre dirigere l’attenzione, aiutandolo a essere responsabile, a fraternizzare con gli altri uomini, a rispettare il creato. Il vostro fattivo interessamento ai suoi problemi quotidiani, risolti con interventi e leggi appropriate, farà crescere in lui la fiducia e il desiderio di dare un concreto apporto alla solidarietà con i popoli e alla pace del mondo.

A voi e alla comunità che rappresentate va il mio augurio per un anno sereno, vissuto nella solidarietà umana e cristiana. Affido questi voti all’intercessione di Colei che, dando al mondo il Verbo Incarnato, ha dato all’uomo la possibilità di alimentare nell’animo la speranza che non delude.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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