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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto «Francisco Mendes» di Praia (Capo Verde)
Giovedì, 25 gennaio 1990

 

Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica,
Monsignor Vescovo di Santiago de Cabo Verde,
Eccellenze, Signore e Signori, e cari Capoverdiani,

1. Le amabili parole di benvenuto che mi ha appena rivolto, Signor Presidente, rafforzano i sentimenti di gratitudine, che ho già provato nell’Isola del Sale, per l’accoglienza calorosa che sto ricevendo. L’invito che Sua Eccellenza mi ha fatto ripetutamente, così come quello di Monsignor Vescovo della Diocesi, a visitare il suo Paese, erano pressanti; risalgono a quasi dieci anni fa. Pertanto è con gioia che oggi do piena soddisfazione a tali istanze.

Ringrazio per la sua presenza, Sua Eccellenza, che, dopo essersi fatto rappresentare nell’Isola del Sale, è venuto qui a ricevermi.

Ringrazio per la loro presenza i membri del Governo e le Autorità, i rappresentanti diplomatici e della Chiesa locale, che si raccolgono intorno al loro Pastore. Sono grato anche della partecipazione delle altre comunità religiose a questo incontro nel quale si manifesta la ben nota, cordiale ospitalità dei Capoverdiani, ai quali, dalle isole di Sottovento a quelle di Barlavento, tramite i presenti, rivolgo i miei migliori saluti.

2. Prendo la libertà di considerare gli onori e la deferenza con i quali sono stato ricevuto, rivolti, al di là della mia persona, alla missione di cui sono investito. I pellegrinaggi, che sto compiendo per il mondo, rappresentano per me un aspetto importante di questa missione, come successore di San Pietro. Il carattere religioso e le finalità strettamente pastorali, in questo mio itinerario di Fede, mirano soprattutto a risvegliare la coscienza religiosa delle persone e dei popoli; e, allo stesso tempo, a ribadire che la Chiesa offre una via per i problemi fondamentali dell’uomo, per le sue incertezze, angustie e interrogativi. Nessuno è obbligato a seguire questa via; ma è mio dovere proporla, in qualità di messaggero della salvezza in Gesù Cristo, Redentore dell’uomo.

In tal modo mi guida il desiderio di andare incontro all’uomo che vive in un determinato paese e nel suo concreto modo di vivere: è quest’uomo, nella piena verità della sua esistenza, del suo essere individuale, comunitario e sociale, che costituisce sempre la via obbligatoria della Chiesa pellegrina nel tempo. Tutta l’azione della Chiesa confluisce nell’uomo: nell’uomo limitato in vari aspetti. ma, allo stesso tempo, illimitato nei suoi desideri e nelle sue aspirazioni, e chiamato a una vita superiore; nell’uomo debole e peccatore, ma con vocazione e indubbio richiamo alla vita eterna.

3. Come primo responsabile del Vangelo di Cristo, poiché Sono preposto, per imperscrutabili disegni della Provvidenza, a capo della Chiesa Cattolica, sono il portatore di un messaggio e, per quanto riguarda l’ambito della mia missione, desidero collaborare affinché prevalga nel mondo il vero significato dell’uomo, del suo autentico sviluppo e della indispensabile solidarietà. Ciò deve illuminare le società e interpellare l’intera umanità a lasciarsi impregnare sempre di più dal senso della famiglia.

La Chiesa è mossa dall’amore di Cristo, Redentore dell’uomo; e non esita a proclamare: “L’uomo non può sfuggire a se stesso, né al luogo e al compito che gli competono nel mondo visibile”; non può diventare schiavo delle cose - delle ricchezze materiali, dei piaceri disordinati o delle smisurate ambizioni di potere -; così come non può cedere, dinanzi ai sistemi o alle ideologie che limitano la sua dignità di persona libera e responsabile, di essere creato a immagine e somiglianza di Dio. L’uomo non può soffocare il richiamo alla trascendenza, come nessuno lo può privare di questa sua dimensione. In breve, l’uomo non può essere inteso senza la sua apertura verso Dio, con la conseguente dimensione religiosa; e il mistero che egli costituisce per se stesso si potrà chiarire e rivelare soltanto alla luce di Cristo Redentore.

4. Ma la missione della Chiesa non si limita ai progetti umani del benessere e della felicità temporale. È suo compito fondamentale e prioritario fare sì che gli uomini si incontrino con Gesù Cristo, con la salvezza che Egli offre, aiutandoli a liberarsi dal peccato, in tutte le sue forme, individuali e collettive; la Chiesa vuole essere per loro segno di riconciliazione e amore, contro tutte le manifestazioni di odio e di divisione che minacciano le società.

Ogni attività della Chiesa cerca, effettivamente di essere al servizio della “civiltà dell’amore”, senza utopie; ossia, al servizio di quella civiltà da cui siano bandite tutte le discriminazioni, arrogantemente fondate su posizioni filosofiche, politiche e religiose, su un diverso possesso di beni materiali o di potere, sulla razza o sul colore. La guida sempre la ferma convinzione che solo l’amore costruisce, solo l’amore crea quel vincolo sicuro e insostituibile, capace di garantire il benessere della popolazione e la stabilità sociale in un paese.

5. Come è ovvio, la Chiesa è presente nella società attraverso le sue organizzazioni e, soprattutto, attraverso i suoi fedeli. Questi, impegnati nella vita sociale del loro Popolo, come imperativo dei principi della fede e dell’amore cristiano che professano, devono applicarsi, attraverso l’esempio e l’azione, ad elevare il livello di vita dei propri fratelli, “dal di dentro” e all’interno della propria Nazione; non come colui che “da fuori” offre assistenza o collaborazione.

Nel caso specifico, sono i Capoverdiani, i membri - uomini e donne - di un laicato cattolico ben formato e responsabile, i portatori di questo messaggio nel loro ambiente, affinché in esso, esercitando la propria attività ispirati dal Vangelo, concorrano alla santificazione del mondo, dal di dentro, come il “lievito” (cf. Mt 13, 33); concorrano alla conversione delle menti e dei cuori alla causa dell’uomo: e concorrano, infine, perché si conformino ai disegni divini i criteri di giudizio, i valori che contano, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita (cf. Esort. apost. Evangelii nuntiandi, 19).

6. Fedele al suo Fondatore Gesù Cristo - il Verbo di Dio incarnato che ha voluto partecipare alla vita sociale degli uomini . . . che ha sacrificato i legami sociali, specie quelli familiari, si è sottomesso liberamente alle leggi del suo Paese e ha voluto condurre la vita di un operaio del suo tempo e della sua terra (cf. Gaudium et spes, 32) - la Chiesa non può estraniarsi da tutto ciò che è umano. D’altronde, essa non pretende di gestire le cose temporali, né di sostituirsi all’azione propria dei responsabili del governo dei popoli; non ci propone neanche un modello politico economico o sociale, e nemmeno una “terza via” tra sistemi contrastanti (cf. Sollicitudo rei socialis, 41).

Non essendo “straniera” in nessun luogo, essa promuove dove si stabilisce, lo sviluppo integrale di tutto l’uomo e di tutti gli uomini; e per questo porta il suo contributo, nella misura in cui le è consentito e nei limiti delle sue possibilità, come testimoniano molteplici iniziative. Lo fa sempre sul piano della sussidiarietà, nel campo dell’istruzione, della sanità e dell’assistenza. In cambio, non vuole privilegi; chiede semplicemente che si rispetti lo spazio di libertà che le compete e che è diritto inalienabile di coloro che cerca di beneficiare.

7. Destinati originariamente a tutti gli uomini, i beni di questo mondo non raggiungeranno mai questa destinazione universale, senza l’indispensabile collaborazione nella comunità internazionale, nel quadro di un’ampia solidarietà che includa tutti e risponda prioritariamente alle esigenze dei meno favoriti. Tuttavia gli stessi interessati ai benefici non devono diventare servili; conservano il dovere della dignità nell’interdipendenza dei popoli.

La solidarietà è possibile, diventa sempre più necessaria ed è un vero imperativo etico, come ho scritto nell’Enciclica Sollicitudo rei socialis. Tuttavia, questa solidarietà si conquista, “si merita”, in un certo modo, e deve essere accettata e vissuta con spirito di iniziativa, “senza sperare tutto dai Paesi più favoriti ed operando in collaborazione con gli altri che sono nella stessa situazione . . . Lo sviluppo dei popoli inizia e trova l’attuazione più adeguata nell’impegno di ciascun Popolo per il proprio sviluppo in collaborazione con gli altri” (Ivi, 44).

8. Nel rammentare questi punti, auguro al caro Popolo capoverdiano uno sviluppo autentico, verso una solidarietà che conduca alla fraternità, basato sui diritti e le libertà fondamentali inseparabili della dignità dell’uomo.

Ricordare tali diritti, senza anteporli ai diritti di Dio e senza tacere i doveri che a questi corrispondono, è per la Chiesa questione di fedeltà al Vangelo del suo Maestro e Signore, nella fedeltà all’uomo. Pertanto, essa non cessa di inculcare la necessità della gerarchia di valori, soprattutto con riferimento all’“avere” e all’“essere”, consapevole che l’“avere” di alcuni può provocare danno all’“essere” di molti. Chiedo a Dio che ogni Capoverdiano veda sempre rispettata e rispetti la dignità della persona umana in sé e negli altri, e possa disporre a sufficienza dei mezzi indispensabili per vivere bene; e si senta così sempre più orgoglioso e amico della sua terra natale.

9. Da questa “gerarchia” di valori, si sa, scaturiscono priorità a seconda della soddisfazione delle necessità reali: la vita e la qualità della vita, la sicurezza, l’istruzione, il lavoro, la salute, l’alloggio, la libera partecipazione alla vita collettiva, l’espressione religiosa privata e pubblica ecc. Mi sia permesso di ricordare, inoltre, come priorità da coltivare e da difendere, il diritto del nascituro alla vita e i diritti legittimi dei genitori riguardo al matrimonio secondo Dio creatore, alla fecondità e all’educazione dei figli, ricevendo il necessario per crescerli dignitosamente. E ben noto quanto queste priorità siano alterate e minacciate, al giorno d’oggi, nel mondo intero.

Signor Presidente, Signore e Signori, confido che le buone qualità del diletto Popolo capoverdiano, in comunione con l’impegno universale e guidato dal senso di responsabilità e buona volontà di coloro sui quali pesano i doveri di iniziativa e di direzione razionale dei processi di trasformazione e miglioramento della società, lo aiutino a superare gli ostacoli che incontra nel suo cammino, per lo sviluppo autentico di tutti gli uomini che abitano questo paese.

È una partecipazione libera ma corresponsabile, istruita e solidale da parte di tutti, che deve fare di Capo Verde una Nazione sempre più felice e prospera. Sono questi i miei sinceri auguri, con i quali invoco la benedizione di Dio Onnipotente su tutto il caro Popolo capoverdiano.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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