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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON LE NUOVE GENERAZIONI NEL PALAZZO DELLO SPORT

Praia (Capo Verde) - Venerdì, 26 gennaio 1990

 

Giovani del Capo Verde,
Ragazzi e ragazze, miei carissimi amici,

1. Commosso dal clima di entusiasmo e di festa con il quale mi avete accolto in questo Palazzo dello Sport, ricambio i saluti e vi esprimo il mio profondo affetto e vi manifesto la gioia di cui questo incontro mi riempie. Così si conclude una giornata intensa, ricca di momenti nei quali la fede in Cristo, Signore e Redentore della vita, ha potuto manifestarsi e consolidarsi mediante la condivisione e l’amore.

Questa sera, mi rivolgo a voi, cari giovani, con queste parole dell’Apostolo San Paolo: “Voi infatti siete stati chiamati a libertà”, per vivere “attraverso la carità a servizio gli uni degli altri” (cf. Gal 5, 13).

San Paolo rivolgeva molti secoli fa ai cristiani della Galazia questo messaggio che racchiude una risposta pienamente attuale ad alcuni interrogativi che anche voi oggi avete nel cuore.

2. Non è forse vero che sentite profondamente il fascino della libertà? E domandate: quale sarà il modo migliore per affermare nella nostra vita questo valore da cui dipende la piena maturazione della nostra personalità?

Questa vostra intuizione è profondamente ragionevole. Infatti nella prospettiva cristiana, la vita è vocazione alla libertà, perché ogni essere umano porta dentro di sé l’immagine di Dio, che è Libertà vivente, e tutti sono chiamati a partecipare alla Redenzione di Cristo, che è il supremo liberatore dell’uomo contro tutte le forze del male.

Tutti quelli che accettano il grande dono di avere Dio come Padre e Cristo come redentore non sono più schiavi di nulla. Le persone quando accolgono Cristo morto e risorto per la salvezza del mondo divengono libere dall’angoscia di un futuro incerto e dai condizionamenti della natura umana resa fragile e caduca dal peccato.

3. Il messaggio che vi portò questa sera, carissimi giovani che mi ascoltate, è il seguente: in Cristo - e non fuggendo da lui - potrete essere liberi. Se crescerete in amicizia, direi fraterna con Lui, il destino diverrà il vostro. E ricordate che il suo è un destino di libertà. Se, al contrario, intraprenderete un cammino lontano da Lui, sappiate che cadrete in forme di vera schiavitù morale, che quanto più sarà inavvertita tanto più vi renderà schiavi. Siate quindi preparati ad affrontare la sottile influenza della moda corrente e dell’opinione dominante che i mezzi di comunicazione sociale vi trasmettono. Esistono catene invisibili che avvolgono lo spirito, proprio come quelle catene materiali che legano il corpo.

Perciò vi ripeto qui, questa sera, il saggio e severo avvertimento che Mosè rivolgeva al Popolo di Israele: “State in guardia perché il vostro cuore non si lasci sedurre e voi vi allontaniate, servendo dèi stranieri o prostrandovi davanti a loro” (Dt 11, 16), come è dovuto all’unico Dio e Signore.

Questo severo ammonimento dell’Antico Testamento trova un’eco molto chiara nella parola, non meno severa, dell’Apostolo San Paolo: “Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5, 1).

4. Carissimi giovani, accogliete Cristo nella vostra vita! Se camminerete con Lui, se lo prenderete come compagno di viaggio che vi indichi il cammino, non andrete in cerca di falsi valori né andrete dietro agli idoli del successo personale, del potere, della ricchezza e dell’erotismo, ma vi orienterete verso valori autentici sui quali si fonda la vera libertà. Questa non deriva dall’avere di più ma dall’essere di più: essere veri uomini e vere donne.

Sapete già che la vera libertà presuppone l’autocontrollo, il dominio di sé, grazie al quale diviene possibile vivere una vita perfetta, santa e vittoriosa sul vile regno del peccato (cf. Rm 6, 12).

5. Queste mie parole, carissimi giovani, si collocano come vedete in un contesto di fede. Conosco le obiezioni che nel mondo d’oggi si sollevano contro la fede, anche voi le udite. Le formulano quelli che vivono accanto a voi, i vostri compagni di studio, di lavoro e di svago. Non lasciatevi spaventare, non rinunciate alle vostre convinzioni; non barattate gli ideali che vi sono stati trasmessi da chi ha sperimentato l’autenticità della fede.

La fede non sminuisce la dignità dell’uomo, al contrario fornisce alla nostra intelligenza gli elementi sufficienti per rispondere pienamente agli interrogativi che ci assillano. La fede ci porta a conoscere la verità ultima delle cose delle persone e di Dio. Non ci allontana dal mondo, dagli altri fratelli e sorelle. Al contrario ci avvicina ancor più ai loro problemi ed alle loro speranze. La fede sincera nel Redentore non ci isola, non ci allontana dal mondo e dal genere umano, al contrario “dà un grande aiuto alla promozione di questa comunione tra persone, e nello stesso tempo ci guida ad un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale, iscritte dal Creatore nella natura spirituale e morale dell’uomo” (Gaudium et spes, 23).

6. Nell’abbracciare la fede e nel lasciarsi amare da Cristo Redentore l’uomo non fugge da se stesso né dagli altri, ma si ritrova in se stesso e negli altri, poiché scopre nel Padre della vita l’elemento fondamentale che ci rende tutti fratelli: l’immagine di Dio impressa dal Creatore, sin dal principio, e rinnovata dal Salvatore, dopo il peccato. Alla luce della fede ognuno di voi può guardare l’altro come si guarda un’icona, un ritratto almeno potenziale di Cristo.

Rimanete quindi saldi nella fede! Vivetela con semplicità e serenità! Lasciate che sia lo stesso Gesù Cristo a definire la vostra esistenza e a guidare le vostre scelte, cosicché i rapporti fra voi corrispondano sempre o senza soste o deviazioni, al modello di carità del cuore di Cristo.

7. Che altro posso raccomandarvi miei giovani amici? Dal cuore di Cristo, per mezzo del quale Dio deve riconciliare in sé tutte le cose (cf. Col 1, 20), scaturirono queste parole: “Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò . . . Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime” (Mt 11, 28).

In un mondo frammentato da divisioni, conflitti ed antagonismi ideologici, potete sentire l’ansia dei cambiamenti, sognare un “mondo riconciliato”. Ma per prima cosa, bisogna confrontare questi impulsi con il Cuore di Cristo: “prendete esempio da me!”. Bisogna avere un cuore mite ed umile, un cuore riconciliato con Dio, con se stesso e col mondo.

Questa riconciliazione può e deve trovare la sua piena espressione nell’incontro con Cristo, come “mistero di pietà”, nel sacramento della Penitenza, che è un cammino aperto per la misericordia divina alla vita riconciliata (cf. Reconciliatio et paenitentia, 22).

Quindi siate grati al Redentore dell’uomo, per la vita ed i doni di cui vi ha colmati. E non c’è modo migliore per esprimere questa gratitudine che un’assidua partecipazione all’Eucaristia. In essa Gesù Cristo rinnova con noi e per noi, l’offerta di se stesso al Padre in sacrificio di lode e ci incorpora a sé. Con il Pane della Vita, viviamo di Lui in Lui (cf. Gv 6, 57).

8. Quali altre parole aspettavate dal Papa? Vi esorto, cari giovani, ad essere attenti alla chiamata di Dio. Vi sia di esempio la Beata Vergine Maria.

Cosa rispose lei al messaggero che le annunciava la Redenzione? “Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). E, come ben sapete, è stato grazie a questo consenso che “il Verbo si fece carne” nel suo seno.

Maria non si è sottratta ad un impegno che richiedeva la vita intera. Con il suo sì - generoso e devoto - non è sfuggita all’esistenza, anzi è penetrata in essa più pienamente, assumendo tutte le conseguenze di una missione che la univa al Verbo di Dio, nella realizzazione del supremo mistero della Salvezza.

Come la Vergine Madre di Cristo, anche voi siete familiari di Dio e cittadini di questo mondo. Come lei “siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo” (Rm 5, 1); lasciatevi guidare dallo Spirito i cui frutti sono “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

9. E a Lei che desidero affidarvi in questo momento. A Maria Santissima, la Madre del Redentore; voglio affidare a lei Madre di Gesù e Madre della Chiesa, il futuro di questa nazione, la cui parte principale siete voi, i giovani. Che vi aiuti a rimanere saldi nella fede e a compiere la vostra “missione”, in quanto battezzati al servizio del mondo.

Ella conforti i vostri coetanei che soffrono a causa di malattie, di handicap, dell’incertezza per il futuro, per la mancanza di mezzi e a volte addirittura per la fame.

Che tutti siano coraggiosi e non si lascino abbattere. La vita, il destino, la storia presente e futura di un giovane, dipendono dalla fedeltà a quella libertà di figli di Dio per la quale Cristo ci ha liberati.

Chiedo al Dio di ogni misericordia che illumini la vostra mente e vi faccia comprendere a quale speranza siete stati chiamati (cf. Ef 1, 18).

Vi accompagni sempre la mia benedizione apostolica, vi riempia di grazia celeste, e che ognuno di voi avverta la gioia di sentirsi vicino a Cristo, e il conforto di sperimentare quanto Egli vi sia Amico.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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