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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

CERIMONIA DI BENVENUTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto «Osvaldo Vieira» di Bissau (Guinea Bissau)
Sabato, 27 gennaio 1990

 

Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica,
Signor Vescovo di Bissau,
Eccellenze, Signori e Signore,
Carissimi abitanti della Guinea, fratelli e sorelle in Cristo,

1. Le parole che il Signor Presidente mi ha appena rivolto rafforzano il mio sentimento di gratitudine; danno maggior significato a questo calore umano con il quale mi accoglie il suo Popolo ospitale, qui altamente rappresentato, nel momento in cui bacio il suolo di questo bel Paese. E con grande gioia che compio questo gesto.

Già da tempo il Signor Presidente aveva manifestato il desiderio che io visitassi questa giovane Nazione. E confesso che, durante i miei diversi pellegrinaggi nel Continente Africano, mi accompagnava sempre l’intima preoccupazione di non dimenticare questo invito con il quale Vostra Eccellenza voleva interpretare anche il volere del diletto Popolo della Guinea. Allo stesso tempo, in nome della Comunità cattolica di questa Nazione, mi sono giunti, più di una volta, gli inviti da parte del Signor Vescovo della Diocesi di Bissau.

La Provvidenza Divina ha finalmente voluto che io potessi venire. Esprimo qui di nuovo la mia riconoscenza: ringrazio tutti per i passi compiuti e le decisioni prese per facilitare tale visita pastorale.

2. Salutando i presenti estendo il mio saluto a tutta la popolazione della Guinea. So che è gente attiva, pacifica e gioiosa, dalla religiosità molto spontanea; so anche che vi sono molti giovani, avidi di imparare, disposti a fare di tutto per costruire una società migliore ed aperti alle possibilità di progresso e di reale sviluppo che il mondo gli offrirà.

Mi sia permesso, inoltre, di salutare in modo particolare la comunità cattolica nella persona del suo Vescovo, Don Settimio Arturo Ferrazzetta, e tutti quanti lo accompagnano. Lo farò con l’espressione che mi è abituale, anzi, che ci è abituale: sia lodato Nostro Signore Gesù Cristo!

Rivolgo il mio pensiero con grande affetto a tutti coloro i quali non sono potuti venire ad incontrare il Vescovo di Roma, ad incontrare me, giunto qui in qualità di successore di San Pietro. Penso ai poveri, agli ammalati, agli anziani ed ai bambini, ed a coloro che sono intrattenuti da obblighi improrogabili. Che Dio li conforti ed aiuti tutti!

3. Rendo grazie al Signore per essere oggi in Guinea-Bissau, Paese che giunto all’indipendenza soltanto circa quindici anni fa, si trova certamente in un momento importante e difficile: il momento di strutturarsi come Nazione e di affermarsi quale “socio” a pieno diritto, nel concerto delle Nazioni. Esso deve affrontare quindi vari problemi: alcuni specifici, altri comuni a diversi Paesi di questa parte del mondo.

Io vengo in Guinea-Bissau come missionario di Dio Padre, pieno di misericordia. Mi manda Gesù Cristo, Redentore dell’uomo, per compiere l’opera invisibile dello Spirito Santo. Vengo per annunciare il Vangelo, per confermare e per consolidare la fede dei fratelli e per vivere con loro, per alcuni momenti, la comunione negli “stessi sentimenti” con i quali la Chiesa si presenta agli uomini.

In questa visita pastorale, compio, in condizioni facili e piacevoli, oggi, le strade già percorse secoli fa dai missionari che ricordo con gratitudine: uomini e donne che vennero a portare la Buona Novella della Salvezza, - destinata ad essere sempre “gioia per tutto il popolo”, anche per il popolo della Guinea - e impiantarono qui la Chiesa.

4. Nella sua Missione la Chiesa, come è noto, rispetta l’Autorità e le istituzioni di carattere temporale. E gioisce per tutto ciò che promuovono al servizio dell’uomo, della persona libera e responsabile, con i propri diritti e le proprie libertà fondamentali, con la propria dignità. L’uomo, centro e vertice di tutto ciò che esiste nell’universo creato, detiene nella sua dignità personale il bene più prezioso, il bene che lo rende un valore in sé e per sé, esigendo che gli altri lo trattino sempre e comunque come una persona, mai come una cosa, un oggetto o uno strumento.

La dignità personale costituisce inoltre il fondamento e l’espressione dell’uguaglianza fra gli uomini, così come la partecipazione e la solidarietà che attraverso le vie del dialogo e la comunione fraterna porteranno tutti a incontrarsi in quello che sono e non solo in ciò che hanno (cf. Esortazione Christifideles laici, 37).

Sottolineo questo, perché la Chiesa, fedele al suo Maestro e Signore che pose nell’amore fraterno la caratteristica dei suoi discepoli (cf. Gv 13, 35), nel tesoro della sua missione salvifica, ha anche un messaggio che riguarda l’uomo, i suoi valori e la sua convivenza sociale. Questo messaggio implica due scelte ineludibili: una per l’uomo secondo il Vangelo e l’altra per l’immagine evangelica della società. È per questo che la Chiesa considera suo dovere riflettere su quanto contribuisca a rendere più umana la famiglia degli uomini e la sua storia (cf. Gaudium et spes, 40).

5. Camminando insieme all’uomo considerato in tutte le sue dimensioni e collocato nel suo ambiente, la Chiesa vuole aiutarlo a realizzare la sua vocazione integrale: attingere ad una piena dimensione umana con le esigenze del suo spirito, la sua apertura alla trascendenza e la chiamata alla vita eterna. Non ignora i problemi che si presentano a coloro i quali hanno la responsabilità di aiutare i cittadini nella realizzazione di una autentica fioritura umana, fino a raggiungere tale piena dimensione, così come non ignora quanto sia difficile trovare i processi politici più adatti, gestirli e dirigerli con successo, per promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune.

Mi sia permesso, nell’interpretare i sentimenti di quanti desiderano la felicità di ogni abitante della Guinea, ricordare qui che i pilastri di qualsiasi modello veramente umano di società rimangono sempre la verità, la libertà, la giustizia, l’amore, la responsabilità, la solidarietà e la pace. In questa ottica voglio fare riferimento solo ad alcuni aspetti di una piena dimensione umana. Ed è in questo la “pietra angolare” di una Guinea nella quale tutti si sentano sempre migliori e più uniti dall’amore patrio pur appartenendo a etnie differenti.

6. In una società illuminata dal primato dell’uomo, è necessario per lo sviluppo armonico di ognuno, nella sua dimensione temporale e spirituale, che i processi educativi partendo da un umanismo reale, tendano all’umanizzazione. Infatti i bambini - come sappiamo - sono un’argilla modellabile. E i giovani, secondo l’esperienza del mio pellegrinare nel mondo, si mostrano disponibili ad imparare e non hanno esaurito la loro generosità per abbracciare gli ideali più nobili e seguire i valori sinceri anche a costo di sacrifici. I giovani non vogliono vivere “demotivati”.

Si rivela quindi necessario che l’istruzione, mai separata dall’educazione globale ed integrale, porti qualcosa di più che mere somme di conoscenze, dalle quali risulterebbe un umanesimo limitato, terreno ed autosufficiente che finirebbe per portare gli allievi, soprattutto i giovani, a sentirsi frustrati, trasformati in “oggetto”, in un produttivismo incontrollato, guidato solo dall’interesse nazionale o dal consumismo privato. In tal caso si correrebbe il rischio di “evasioni” e della ricerca di uno sfogo, forse nella violenza, con tutte le sue conseguenze, cosa che nessuno desidera.

Auspico che i processi educativi abbiano qui, un pieno successo a cominciare da una reale alfabetizzazione. Questa, si sa, rispetta le culture tradizionali ed i criteri di una sicura inculturazione. Ma non dispensa dal dialogo con altre culture e civiltà per lo sviluppo totale dell’uomo, per affermare quel sentimento di famiglia umana nel quale risplenda la solidarietà per divenire fratellanza universale. Tutto ciò, oltre tutto, potrà arricchire le persone nella loro dimensione religiosa, se verrà riconosciuto il loro diritto, come quello della famiglia, di essere liberi di invocare in privato ed in pubblico il nome di Dio.

Da quest’uomo così formato in “umanità”, ci si può aspettare un costruttore della società, istruito nella conoscenza della realtà e, allo stesso tempo, signore, libero nella pienezza del suo essere uomo, del suo comportamento e delle sue relazioni sociali. Nella sua individualità, saprà essere fautore di verità, di libertà, di giustizia e di amore che sono le basi della pace, saprà partecipare ad una generazione “convertita”, libera dal “peccato” ed in grado di superare le “strutture del peccato” motivata, competente, chiara e decisa a servire il bene comune (cf. Sollicitudo rei socialis, 46). Un cittadino, infine, che partecipa con responsabilità.

7. E convinzione della Chiesa che per debellare e respingere le discriminazioni e le ingiustizie, bisogna educare, insegnare e vivere una solidarietà radicata nella coscienza della fratellanza di tutti i membri della famiglia umana. Al giorno d’oggi, si nota una crescente presa di coscienza in tal senso, suscitata dall’interdipendenza delle persone e dei popoli nel mondo intero. Poco fa ho esaltato il valore morale positivo di tale coscienza: essa impone ad ognuno di noi una determinazione ferma e perseverante nell’impegnarsi per il bene comune universale. Siamo tutti, realmente responsabili di tutti (cf. Sollicitudo rei socialis, 38).

Per raggiungere tale solidarietà che - come mi ha scritto il Signor Presidente a suo tempo - “nasce dalla collaborazione di tutti i popoli e dalle istituzioni che lottano per un mondo di pace e di progresso”, ho insistito, spesso, sulle condizioni e le strade. Non si tratta di scelte lasciate all’arbitrio di ognuno, bensì di imperativi etici fondati sulla destinazione universale dei beni della terra e specificati in norme e priorità, sia per quelli che possono dare, per quelli che ne traggono beneficio.

Tale solidarietà indispensabile degli uomini e dei popoli sarà tanto più reale quanto più verrà considerata come un servizio da prestare, con intelligenza, disponibilità e gratuità. I beni con i quali si può aiutare il prossimo, devono essere garantiti ed offerti, in modo che possano essere accettati liberamente, sia dalle persone che dai gruppi (cf. Gaudium et spes, 74). Prego Dio affinché la Guinea possa godere di una solidarietà così concepita e resa concreta.

Signor Presidente, ribadisco a Vostra Eccellenza ed alle altre Autorità, la certezza che possono sempre contare sulla lealtà dei figli della Chiesa cattolica per questa loro Patria terrena. Essi conoscono i loro compiti. Insieme ai fratelli di altri credi e con tutti i cittadini, sono disposti a partecipare, di tutto cuore, all’opera comune, nella misura in cui gli vengano concessi spazi per agire liberamente.

Consapevole del fatto che spesso gli sforzi e la buona volontà degli uomini non bastano, preghiamo perché Dio. Signore della storia, vi assista ed aiuti nella difficile ma nobilissima missione di servire il bene comune di tutti gli abitanti della Guinea, ai quali faccio i miei migliori auguri. Su di loro e su tutti i presenti imploro la Benedizione di Dio Onnipotente.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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