 |
VIAGGIO APOSTOLICO A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD
CERIMONIA DI CONGEDO
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
Aeroporto «Francisco Mendes» di Praia (Capo Verde)
Sabato, 27 gennaio 1990
Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica, Signor Vescovo di
Santiago de Cabo Verde, Eccellenze, Signore e Signori e amati Capoverdiani,
Miei fratelli e sorelle in Cristo,
1. Con mio rammarico, è giunta l’ora di congedarsi. In questo momento,
desidero esprimere la mia gratitudine per la bella accoglienza che ho ricevuto
nella vostra terra, sia qui nella città di Praia, sia al mio arrivo, nell’Isola
del Sale e, successivamente a Mindelo, nell’Isola di San Vicente. Tutto è andato
molto bene, grazie a Dio, nonostante i problemi di vario genere che affrontate,
che sono stati risolti con molta e generosa buona volontà. A quanti si sono
impegnati, il mio grazie.
Sono profondamente grato, in particolare, a Sua Eccellenza il Signor
Presidente della Repubblica, al Signor Vescovo della Diocesi, ai membri del
Governo, Autorità e Responsabili della direzione, dei servizi pubblici e
dell’amministrazione di questo Paese. Come si comprende, sarebbe impossibile
nominare tutti coloro - persone, gruppi e organizzazioni - ai quali va la mia
riconoscenza. D’altra parte, non vorrei che qualcuno si sentisse meno
apprezzato, escluso o dimenticato.
2. In questa sincera gratitudine, includo anche tutti coloro che, pur non
partecipando agli stessi sentimenti religiosi e umanitari hanno voluto
incontrarsi con il Vescovo di Roma, quale Capo della Chiesa Cattolica. Penso
infine a quelli che non sono potuti venire personalmente, ma mi hanno
accompagnato, attraverso i mezzi di comunicazione sociale; penso soprattutto a
quanti hanno pregato affinché tutto andasse bene e per i buoni frutti spirituali
della mia visita pastorale.
In questa linea, vorrei rivolgere una parola di stima e simpatia per i molti
emigranti Capoverdiani. Tutti conosciamo gli aspetti dolorosi dell’emigrazione,
alla ricerca di migliori condizioni di vita: i sacrifici e le penose situazioni
umane, personali e familiari, lo sradicamento e perfino i traumi, che
abitualmente si accompagnano alla partenza per l’estero. Che questi loro
sacrifici siano ben ricompensati e possano contribuire anche alla promozione
della qualità della vita dei cittadini, che sono restati nelle loro nostalgiche
isole.
3. Tuttavia, avendo i miei pellegrinaggi pastorali un preciso carattere
religioso e apostolico e di incontro con la Comunità cattolica, nel caso
specifico la Chiesa che sta a Capo Verde, mi sia permessa una speciale parola
affettuosa, nel congedarmi, che vorrei fosse insieme di stima e di stimolo, per
quanti - sacerdoti religiosi e religiose e laici coinvolti nell’apostolato,
guidati dal Signor Vescovo - hanno preso parte attiva e generosa alla
preparazione spirituale, e non solo, di questa mia visita. Quanto impegno,
ardore e lavoro! Me ne sono reso conto dal modo in cui si sono svolte le
celebrazioni e gli incontri. Che il Signore vi ricompensi tutti!
Ho beneficiato dell’ospitalità, semplice e naturale, delle vostre comunità e
ho potuto verificare la loro vitalità, il fervore nella preghiera e la gioia nel
“fare Chiesa” con Pietro, anche se per brevi ore. Sono stati momenti densi di
comunione, che mi hanno permesso di fare un’altra esperienza della cattolicità
della Chiesa, che conserverò nel cuore; e per questo continuerò a pregare,
affinché i segni intravisti di rinnovamento spirituale e della nuova
evangelizzazione continuino a crescere e a dare frutti.
4. Questa mia parola si unisce ai molti auguri che ho già formulato e che
sono un invito a guardare avanti, con speranza, con molta speranza. Avendo
ricevuto la fede cristiana, approfondite il vostro modo di viverla e di
testimoniarla in tutta coerenza: “Sarete miei testimoni”, vi ripete oggi il
Signore, ancora una volta, per bocca del Vescovo di Roma. In questo modo,
contribuirete a plasmare qui una civilizzazione cristiana originale, che si
alimenti alle fonti, esalti ciò che c’è di buono nelle vostre tradizioni e
confluisca nell’impegno della Chiesa universale alla costruzione della “civiltà
dell’amore”.
Qui, come in ogni parte, non è il Vangelo che deve cambiare, perché ci sia
inculturazione; ma è la cultura che ha bisogno di assimilare i germi di vita
portati dal Redentore dell’uomo.
L’apostolo del Vangelo umanizza l’evangelizzato, certo che, nello stesso
momento in cui si evangelizza, si civilizza. Evangelizzare, infatti, mira a
“convertire” la coscienza personale e collettiva degli uomini, le attività a cui
si applicano, la vita e l’ambiente che gli sono propri.
È questa evangelizzazione, la nuova evangelizzazione di Capo Verde, che
compete a tutti i battezzati e impone loro compiti urgenti, all’interno della
missione della Chiesa; sono questi compiti - nella famiglia, nell’istruzione
scolastica, nell’economia e nella vita sociale - che io vi affido, Fratelli e
Sorelle Capoverdiani. Il Papa conta su di voi!
5. Con ciò secondo gli orientamenti del Magistero e con la luce e la forza
dello Spirito Santo, sono certo che aiuterete a preparare un buon futuro per
questa Nazione; in una armoniosa unione di sforzi con tutti i cittadini, i figli
della Chiesa contribuiscono al progresso e alla prosperità, quando diffondono
quella verità e quell’amore che costituiscono il nucleo fondamentale del
messaggio e la forza rigeneratrice della missione di Gesù Cristo, che, nella
storia degli uomini, ha preso la forma e il nome dell’amore e della misericordia
di Dio.
Siamo la generazione che già guarda verso il terzo millennio cristiano e alla
quale è stato dato di conoscere un notevole progresso nel dominio dell’uomo
sulla natura e nell’approfondimento delle leggi del comportamento sociale. Sono
caduti gli “idoli” dai piedi di argilla, sono diminuiti gli ostacoli e le
distanze che separavano anticamente gli uomini e le nazioni. Voglia Dio che
continui a consolidarsi la coscienza dell’unità del genere umano, il
riconoscimento dell’interdipendenza dei popoli e la solidarietà mondiale!
6. Non ignoro i difficili problemi che Capo Verde - come del resto altri
paesi di questa regione del Continente Africano - devono urgentemente risolvere.
D’altra parte so che si può contare sull’indole forte e temprata della sua gente
che non si illude, pensando che sia facile la lotta contro le inclemenze del
clima e le avverse condizioni sociali.
Come mi scriveva il Signor Presidente, il popolo di Capo Verde, fedele ai
“principi che regolano la vita di ogni buon cristiano, ha sempre cercato di
trovare in questi stessi principi il contorto e il coraggio necessari a
perseverare e a continuare una lotta estremamente difficile, contro le avversità
della natura”. Perciò, porto nell’anima la speranza che ho letto negli occhi
vivi dei vostri fanciulli e dei giovani e che si rispecchia nel sereno realismo
della generosa gente di questa terra, che sa lottare e per la quale “essere
povero non è una vergogna . . .”, secondo il motto della vostra lingua.
Signor Presidente e cari Capoverdiani, in alcune culture, il “verde” è il
colore della speranza; ed è il nome della vostra terra. Pertanto è con molta
speranza che vi dico “Addio”, dando tutto il significato all’espressione: a Dio,
Padre di misericordia, vi affido, poiché “Se il Signore non costruisce la casa
invano vi faticano i costruttori” (Sal 127, 1). Non si costruisce la
società senza Dio: è Lui la garanzia di una società a misura d’uomo; e essere
religioso è pienezza umana.
È con questa prospettiva di speranza, che rinnovo al caro Popolo Capoverdiano
e ai suoi governanti, i migliori auguri di progresso e di prosperità nella pace,
ottenuti con la cooperazione e con un’equa partecipazione di tutti, con la
solidarietà internazionale, per un futuro sempre più felice sotto la benedizione
di Dio Onnipotente.
©
Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
|