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VIAGGIO APOSTOLICO
A CAPO VERDE, GUINEA BISSAU, MALI, BURKINA FASO E CIAD

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NEL PALAZZO DELLA CULTURA DI BAMAKO

Bamako (Mali) - Domenica, 28 gennaio 1990

 

Cari giovani,

1. Sia benedetto Dio che mi dà la gioia di essere con voi questa sera!

Sono sensibile alla vostra calorosa accoglienza e ringrazio il vostro portavoce per le sue amabili espressioni di benvenuto.

Vi saluto tutti cordialmente: giovani cattolici, giovani musulmani e giovani di altre confessioni religiose che siete venuti a questo incontro.

Voi rappresentate, sul piano umano, una parte importante della popolazione del vostro Paese. Siete le valide braccia del Mali, siete il suo ricambio assicurato. È importante, per il futuro della nazione, che è il vostro futuro, che siate motivati da un ideale generoso.

Noi tutti siamo membra dell’unica famiglia umana. Viviamo nello stesso mondo. Amiamo la vita, e voi giovani soprattutto. Amare la vita, vuol dire già presentire che la riceviamo da Dio e che non possiamo essere felici senza di Lui. E quello che diceva Sant’Agostino, il grande Vescovo dell’Africa del Nord: “Tu sei grande, Signore, e infinitamente degno di lode . . . Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.

Sono venuto per invitarvi ad aprire gli occhi sulle ricchezze della vita che Dio ci dona. Se ascoltiamo la sua parola, se la seguiamo, se scopriamo la grandezza del suo amore, con cui egli ama tutti gli uomini e tutte le donne di tutte le età, allora sapremo che la vita vale la pena di essere vissuta e anche di essere donata!

2. Quando la Bibbia narra la creazione del mondo e dell’uomo, ci mostra che l’essere umano possiede una dignità unica e un valore sovrano: “Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza” . . . Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen 1, 26-27).

Dobbiamo dunque rispettare, amare e aiutare ogni essere umano perché è una creatura di Dio, ed ha una relazione privilegiata con Colui che gli ha dato tutto. Che egli ne sia, in un certo senso, l’immagine fedele o il rappresentante legittimo, è sempre un “segno” che porta a Dio. I suoi diritti sono espressione della volontà di Dio e l’esigenza della natura umana come Dio l’ha creata.

Creatura di Dio, l’uomo è dunque radicalmente segnato da una dipendenza. Questa dipendenza mortifica, forse, il suo orgoglio, ma se egli la riconosce e l’accetta liberamente, questo lo radica in una esistenza piena di significato, lo dirige verso un orizzonte in cui saranno aboliti tutti i limiti, senza altra angoscia quaggiù che quella di non amare abbastanza.

Musulmani e cristiani hanno certamente motivi e modi diversi per realizzare questo ideale. Per gli uni, l’uomo è chiamato ad essere un perfetto rappresentante di Dio, sulla terra, testimoniando, per il servizio di tutti, cosa significhino queste bellissime parole: misericordia e comprensione, perdono e riconciliazione. Per gli altri, l’espressione “creato a immagine di Dio” svela un mistero ancora più profondo perché, per loro, esiste tra l’uomo e Dio un rapporto di comunione che essi osano chiamare una relazione filiale. L’uomo è anche invitato a diventare veramente figlio di Dio in una condivisione di vita e di amore. Questo mistero ci viene pienamente rivelato da Gesù Cristo, Lui che sa “quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2, 25).

Se questa è la dignità dell’uomo, cari amici, è importante che voi, giovani, non vi lasciate aggredire ed ingannare dai mercanti di ideologie e di felicità illusorie. Abbiate l’audacia di resistere loro: voi meritate quello che di meglio c’è per la vostra vita! Aprite i vostri cuori al Dio di saggezza e di misericordia, che vi offre la pienezza della vita, già qui sulla terra, e più tardi, nell’aldilà.

3. La popolazione del Mali è, per la maggior parte, credente. Questa è una grande risorsa che dovrebbe andare di pari passo con un elevato senso morale ed una concezione di vita che non ricerchi solamente il benessere materiale.

Per quanto importanti siano, infatti, i problemi economici, l’uomo non vive di solo pane: egli ha bisogno di una vita spirituale. È questa che dà significato allo sviluppo, orienta verso il bene dell’uomo, di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Voi siete gli eredi di una lunga tradizione culturale. Nella scia dei vostri predecessori, occorre che vi formiate non soltanto per trovare un lavoro e servire il vostro Paese, ma anche per imparare a conoscere il mondo che Dio ci ha dato, per capirlo, per scoprirne il senso, nell’amore e nel rispetto della verità, come delle vostre rispettive tradizioni religiose.

Ritrovate anche i valori fondamentali che caratterizzano la vostra società: l’onestà, il senso umanitario, il senso della giustizia, la solidarietà, il rispetto dell’altro, il senso dell’onore. Sforzatevi di ispirarvi a questi principi, giorno per giorno.

4. L’anno del centenario dell’evangelizzazione del Mali ha permesso ai cristiani di rifondarsi per meglio seguire Cristo. Cari giovani cattolici, continuate ad approfondire la vostra fede. Voi disponete di un tesoro, di una perla di grandissimo valore: Cristo, che si scopre attraverso il Vangelo nella comunità ecclesiale, ci ha detto: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6) . . . Attaccatevi alla sua persona. Lasciatevi guidare dal suo Spirito, che dona luce e forza. Cercate il tempo di riflettere al suo messaggio e di meditare la Bibbia, con i vostri pastori, nei gruppi parrocchiali, attraverso la preghiera e la celebrazione dei sacramenti. Il Vangelo è una grande forza spirituale. È un lievito e quando esso è mescolato alla pasta, la fa lievitare tutta quanta.

Sappiate che avete il vostro posto nella Chiesa, accanto ai vostri antenati. Cercate di portare il contributo che ci si aspetta da voi nella costruzione di comunità parrocchiali vive. Io vi esorto a partecipare attivamente alle celebrazioni liturgiche. Ben formati nella fede, possiate guidare i piccoli e divenire voi stessi apostoli tra i vostri compagni, perché tocca a voi, anche a voi, portare la buona novella ai vostri fratelli! Gesù ha posato il suo sguardo su di voi e vi ama. Egli rivolge anche un invito ad alcuni di voi a seguirlo più da vicino, sia nella vita sacerdotale sia in quella religiosa. Tra voi, infatti, vi sono alcuni che sono chiamati ad unirsi ai sacerdoti - non ancora in numero sufficiente in questo Paese immenso - per continuare l’annuncio del Vangelo. Altri, ragazzi e ragazze, sono chiamati a vivere il loro battesimo nella vita religiosa, e a rispondere in questo modo radicale all’invito di Cristo alla santità.

5. Infine, cari giovani, siete tutti invitati alla solidarietà nel lavoro. La collaborazione fraterna raddoppia l’efficacia nel lavoro. Un’opera realizzata in comune fa nascere anche un clima di fiducia che permette a ciascuno di realizzarsi. Non lasciatevi trascinare dalle tendenze troppo diffuse del facile egoismo e del “ciascuno per sé”. Ciò è d’altronde l’opposto delle migliori tradizioni dei vostri popoli. Sappiate dare al lavoro professionale al quale vi preparate o che già avete cominciato tutta la dimensione di un servizio utile alla comunità.

Si parla molto di sviluppo della comunicazione sociale. Vi contribuirete positivamente se, per cominciare, sarete pronti a dialogare, a capire l’altro, a non ricevere passivamente le informazioni o le immagini che vi arrivano. Attraverso lo scambio di vedute tra voi, vi coinvolgerete nell’edificazione di una civiltà fondata sull’amore, senza alcuna frontiera di nazione, di etnia, o di religione.

Siate degni della vostra vocazione di uomini e di donne per meglio corrispondere a ciò che Dio si attende da voi, Lui che vi ha creati e vuole condurvi alla vostra perfezione!

Con tutte le vostre forze preparate l’avvento di un mondo in cui Dio abbia il primo posto e in cui gli uomini che egli ama si aiutino scambievolmente come fratelli!

Che Dio, autore della giustizia e della pace, vi conceda la vera gioia, l’amore autentico e la fraternità durevole! Che Egli vi colmi dei suoi doni per sempre!

Concluso il suo discorso Giovanni Paolo II si è rivolto ancora ai giovani presenti con queste parole:

Voglio esprimervi il mio apprezzamento, direi anzi la mia ammirazione, per il programma che avete preparato. Ho seguito con grande interesse questo programma, sintetico, ma che dice molto. Incontro spesso i giovani, quasi ogni domenica a Roma e poi anche durante le mie visite nei vari Paesi. È interessante che nei giovani di tutto il mondo vi sia una sensibilità comune, vedendo i giochi scenici con i quali i giovani vogliono parlare al Papa, vogliono fare delle domande al Papa. Questi giochi sono molto simili tra di loro, non nei dettagli, ma nell’atteggiamento generale, nella sensibilità che esprimono. Vi è una grande umanità, una grande famiglia di giovani nel mondo. Sono privilegiato nel poterli incontrare in luoghi diversi. Ma io stesso, non sono più tanto giovane. Entrando in questa casa, ho chiesto fino a che anno si può ancora considerarsi giovani. Mi è stato risposto fino ai quarant’anni; ho risposto: allora sono perduto! Ma, malgrado tutto ciò, io ricomincio sempre, e fino ad oggi non sono stato respinto dai giovani. Vi ringrazio per la vostra comprensione, per la vostra buona volontà e per la vostra attenzione durante questo incontro e vi offro la preghiera, la benedizione di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, la benedizione della Chiesa, e con questa benedizione concludo questo incontro augurandovi tutto il bene che proviene da Dio. Che cosa significa una benedizione? Una benedizione, se la si interpreta o la si traduce in parole semplici, significa: ti auguro tutto il bene che proviene da Dio, tutto il bene che può venire da Dio. E ciò che voglio augurare ad ognuno e ad ognuna di voi alla fine di questo incontro. Ascoltiamo dunque la benedizione.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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