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VISITA PASTORALE A BENEVENTO
INCONTRO DI GIOVANNI
PAOLO II CON GLI AMMALATI E I MEDICI DI BENEVENTO
Lunedì, 2 luglio 1990
1. Ringrazio vivamente il Signore per questo incontro con voi, cari ammalati
e cari medici, e vi saluto di cuore, con un particolare pensiero di riconoscenza
per chi s’è fatto interprete dei comuni sentimenti. È stata veramente
un’interpretazione commovente. Nelle visite pastorali, questo appuntamento con
la sofferenza e con coloro che cercano di vincerla o di lenirla costituisce per
me non soltanto un dovere, ma anche un’occasione di interiore conforto.
Carissimi, sono qui con voi innanzitutto per condividere la vostra speranza.
Ciascuno di voi porta in sé l’aspirazione profonda, e umanamente ovvia, di
superare la sofferenza, di vincere il dolore e l’umiliazione della malattia. Di
questo sentimento è ben consapevole la Chiesa, che nella sua invocazione per gli
ammalati chiede costantemente a Dio: “Manifesta nei nostri fratelli infermi la
forza risanatrice del tuo Spirito, perché tornino presto nella comunità
ecclesiale a cantare le tue lodi” (Messale romano, Dopo la comunione
della Messa per gli infermi).
Questa è anche la mia preghiera per voi oggi, cari ammalati, come lo è
abitualmente per tutti coloro che sono visitati dalla malattia. Ad essi mi sento
particolarmente vicino, perché so bene che Cristo ha preso su di sé la croce,
rivelando così il valore misterioso della sofferenza e la potenza redentrice del
sacrificio. Egli in tal modo ha assunto nella sua opera di salvezza la parte di
sofferenza che c’è nella vita di ogni uomo, annunciando che in ogni dolore ci
può essere un ministero di benedizione e di grazia.
2. Esprimo un pensiero riconoscente anche a voi, carissimi medici e
infermieri, che avete scelto come professione il servizio di chi soffre,
nell’intento di promuoverne con assidua premura e generosa dedizione il sollievo
e la guarigione. La scienza medica è chiamata a collaborare con Dio nella difesa
della vita e dei diritti fondamentali della persona che soffre. Ben lo comprese
il grande medico san Giuseppe Moscati, gloria di questa vostra terra. Alla luce
dei suoi esempi, sappiate impegnarvi con onestà e umiltà nell’attuazione dei
principi morali che il Vangelo vi suggerisce, ispirando a Cristo e alla sua
testimonianza di amore le decisioni connesse con la vostra professione di
operatori sanitari e di garanti del vero bene di ogni uomo che a voi si affida.
È stato un incontro pieno di contenuti profondissimi. Non si poteva non
pensare qui alla croce di Cristo, di Cristo crocifisso. Che cosa sarebbe il
mondo, che cosa sarebbe l’umanità senza questa croce, senza questo Crocifisso?
Che cosa sarebbe la sofferenza umana senza questa croce e senza questo
Crocifisso? Vorrei offrire a tutti una benedizione e un ringraziamento per
questo incontro.
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1990 - Libreria Editrice Vaticana
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