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VISITA PASTORALE A BENEVENTO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELLA BENEDIZIONE
DEL NUOVO SEMINARIO ARCIVESCOVILE

Benevento - Lunedì, 2 luglio 1990

 

Venerati fratelli cardinali e vescovi, cari sacerdoti e religiosi, autorità, seminaristi e fedeli di questa arcidiocesi!

1. A tutti e a ciascuno il mio saluto deferente e cordiale. È con grande gioia che sono qui con voi per inaugurare il nuovo seminario arcivescovile, di cui pochi anni fa, nel 1986, in una bella mattinata di giugno benedissi la prima pietra. Ecco, dunque, l’edificio, che nella sobria eleganza delle sue linee, nella razionale distribuzione dei vari ambienti, nel dinamico slancio della cappella - centro ideale di tutto l’insieme - costituisce un’eloquente testimonianza della fede e della generosità del popolo beneventano. Nell’articolata complessità della costruzione si riflette, direi, l’impegno con cui questa antichissima Chiesa particolare intende affrontare il problema della formazione dei nuovi sacerdoti, nonché quello della preparazione di laici adeguatamente istruiti nelle scienze teologiche. Su questa istituzione si fonda in concreto la speranza di un proficuo cammino della comunità cristiana per l’autentico progresso religioso e umano nell’intero territorio.

2. Il seminario - come ben sappiamo - è il cuore della Chiesa locale. Da una parte, esso esprime il presente di una diocesi, costituendo come il punto di arrivo del lavoro svolto dalle parrocchie nei vitali settori della pastorale giovanile, dell’insegnamento catechistico, dell’animazione religiosa delle famiglie. Dall’altra, esso rappresenta un investimento per il futuro della Chiesa, consentendo di prevedere che le comunità cristiane di questa regione non saranno prive di pastori d’anime, quali maestri della fede e operatori della carità. Nessun dubbio che l’avvenire di ciascuna Chiesa sia legato al seminario proprio perché il progresso di tutto il popolo di Dio dipende dal ministero dei sacerdoti. Così ha voluto Gesù Cristo! Si comprende, pertanto, come la preparazione più accurata dei presbiteri debba essere una delle massime preoccupazioni della Chiesa sia a livello universale che locale.

3. Il mio saluto riconoscente va a tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di quest’opera, destinata ad accogliere giovani studenti di teologia, provenienti da questa e da altre diocesi e da Famiglie religiose, per la necessaria iniziazione alla futura vita sacerdotale. Opportunamente si è voluto, inoltre, pensare anche ai giovani che, nel desiderio di discernere la loro chiamata a seguire Cristo con animo generoso, percorrono l’itinerario degli studi che precedono la formazione teologica. A tal fine si è curato il collegamento del seminario con la scuola cattolica “S. Giovanni Battista de la Salle”, costruita qui accanto.

Una struttura complessa, dunque, che risponde a un disegno attentamente ponderato. Di ciò deve essere dato giusto riconoscimento a mons. arcivescovo e ai suoi collaboratori. E poiché l’opera è frutto del convergente impegno di molte persone, a tutte desidero esprimere in questa circostanza il mio apprezzamento, comprendendo le autorità civili, i progettisti e architetti, gli impresari, i direttori dei lavori e operai tutti, senza dimenticare coloro che con le loro offerte, cospicue o modeste, hanno contribuito al sorgere, pietra su pietra, di questa Casa di formazione.

Questa larga partecipazione alle vicende del seminario risponde alla nobile tradizione della Chiesa beneventana: fin dal 1567, quando in ossequio alle disposizioni del Concilio di Trento l’arcivescovo card. Giacomo Savelli fissò la prima sede del seminario nel monastero di Sant’Andrea “De platea”, la diocesi ha sempre assicurato il proprio fattivo sostegno alla causa della formazione dei sacerdoti.

I Beneventani di oggi hanno voluto, per così dire, gareggiare in generosità con i Beneventani di ieri e ora che il seminario è compiuto, possono volgersi con fiducia al “padrone della messe” (Mt 9, 38), perché conceda loro il dono di sacerdoti dotti e zelanti, che li guidino sulle vie del vangelo.

4. Auspico vivamente che il seminario, oggi inaugurato e benedetto, nel quale con gesto significativo è stata murata una pietra dell’edificio antico, rinverdisca le tradizioni del passato. Quanti percorreranno tra le sue mura le varie tappe della loro formazione sappiano emulare le generazioni di sacerdoti che hanno arricchito - e tuttora arricchiscono - con la loro dottrina e con la loro santità la Chiesa di Dio, qui in Benevento e in tante altre parti del mondo. Solo così la nuova istituzione corrisponderà efficacemente alla finalità per cui è nata, che è di preparare uomini esperti nell’“arte” pastorale, secondo le esigenze dei tempi e sul modello di Gesù Cristo maestro, sacerdote e pastore.

Ciò suppone la capacità di valutare le concrete situazioni in cui vive la gente del nostro tempo e di esaminare con lucidità, onestà e cristiano discernimento le istanze, le obiezioni, le sfide rivolte alla Chiesa e al suo messaggio da tante persone: dalle famiglie, dai giovani, dalle comunità del lavoro e della politica, della scuola e della cultura. In effetti l’ufficio pastorale esige nei candidati una rigorosa formazione ai valori della fede e della carità, in costante attenzione ai “segni dei tempi”, al fine di inserirsi nel mondo come fedeli testimoni del Cristo, nutriti della sua parola, consegnata nelle Scritture e autorevolmente interpretata dalla Chiesa, e quindi capaci di guidare il popolo di Dio nella conoscenza e nell’attuazione del Vangelo del suo Figlio.

5. Tutto ciò non s’acquista se non a prezzo di lunghi anni di studio e, soprattutto, di un assiduo esercizio delle virtù cristiane. I futuri pastori d’anime - come insegna il Concilio - devono “imparare a vivere in intima comunione e familiarità col Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo” (Optatam totius, 8). Solo così essi, nonostante il carico delle occupazioni e degli impegni quotidiani, lungi dal dissipare o mortificare la vita interiore, sapranno esprimere, proprio nel vivo della pratica pastorale, una intensa spiritualità. Che sarebbe, infatti, la vita cristiana dei fedeli, se non fosse guidata, sorretta, confortata da chiari esempi di vita santa, di fede illuminata, di fervente carità? In altre parole, che sarebbe la vita dei cristiani, se il sacerdote in cura d’anime non fosse un vivo riflesso dell’immagine di Cristo?

6. Per questo, cari fratelli, invoco sul vostro seminario la protezione della Madonna delle Grazie, alla quale questo Istituto è dedicato. A lei, che “precede” nel pellegrinaggio della fede tutto il popolo di Dio (Lumen gentium, 63), chiedo la grazia di donarvi molte e generose vocazioni, chiedo di confermare nei sacerdoti e nelle anime consacrate il proposito di corrispondere volenterosamente alla divina chiamata.

O Vergine delle Grazie, insegna ai giovani che qui verranno il dovere di modellare il cuore alla scuola del Maestro divino, il Figlio tuo Gesù. Dona a quanti sono chiamati al sacerdozio l’anelito di ciò che è autenticamente grande, il desiderio della perfezione evangelica, la passione per la salvezza delle anime, il coraggio e la generosità di seguire Cristo dovunque egli vada. Sorreggi i futuri operai della messe in tutti i passi del loro cammino verso l’altare, in tutte le scelte connesse col vero servizio ecclesiale, in tutti i sacrifici che sono necessari per essere fedeli a Cristo con cuore indiviso.

Fa’ che i nuovi presbiteri siano capaci di intendere i “segreti” di Dio, di accogliere con prontezza le istanze degli uomini, di rispondere ai loro problemi, specialmente a quelli dei più umili e poveri, imitando la generosa dedizione del Figlio tuo Gesù. Fa’ che nella preghiera, nell’Eucaristia, nella meditazione della Parola rivelata trovino la forza di essere ogni giorno più santi.

Carissimi, con questi auspici, che depongo ai piedi della Madonna delle Grazie, imparto di cuore a tutti voi la mia benedizione.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 
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