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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UNA DELEGAZIONE DELL’«ASSOCIATION
DES JOURNALISTES CATHOLIQUES DE BELGIQUE»

Venerdì, 6 luglio 1990

 

Signor presidente, signore e signori.

Sin dalla sua felice fondazione, l’Associazione dei giornalisti cattolici del Belgio si prodiga nell’aiutare il successore di Pietro e gli organismi della Sede apostolica che l’assistono nel servizio delle Chiese particolari, e la vostra visita annuale è sempre stata vivamente apprezzata dai miei predecessori come da me. Il dono di quanto raccolto nell’importante colletta effettuata tra i lettori e tra i dirigenti delle vostre pubblicazioni è un segno confortante della generosità dei cattolici del Belgio e del loro attaccamento alla Chiesa di Cristo. Tutti insieme, continuate a scrivere le “mirabilia” della Chiesa primitiva e dei venti secoli che sono seguiti.

Voglio calorosamente congratularmi con voi prendendo in prestito dall’apostolo Paolo le parole che indirizzava alla comunità di Corinto per presentarle l’esempio ammirabile delle comunità macedoni: “Vogliamo farvi nota, fratelli, la grazia di Dio concessa alle Chiese della Macedonia: nonostante la lunga prova della tribolazione . . . e la loro estrema povertà . . . Posso testimoniare che esse hanno dato secondo i loro mezzi e anche al di là dei loro mezzi domandandoci con insistenza la grazia di prendere parte a questo servizio a favore dei santi” (2 Cor 8, 1-5). Nelle righe seguenti, Paolo esorta i cristiani di Corinto ad andare, anche loro, fino in fondo alla loro generosa iniziativa, secondo le loro possibilità, e a donare con gioia.

Vedendo i risultati della vostra colletta 1990 io ritrovo una volta di più il grande cuore del Belgio e dei suoi cristiani. Terra spesso sottoposta a prove, la vostra nazione è sempre accogliente e pronta a soccorrere sul piano umanitario come su quello ecclesiale. Dopo i grandi conflitti di questo secolo i rifugiati ungheresi o di altri Paesi dell’Europa centrale hanno trovato presso di voi una ospitalità che non possono dimenticare. La storia si ricorda ugualmente di padre Joseph Cardijn - il futuro cardinale - che lotta con tanto ardore contro la miseria che seguì la prima guerra mondiale, specialmente in certe zone urbane. Del resto, il vostro Paese ha dato al mondo e alla Chiesa il grande apostolo dei lebbrosi, il padre Damien De Veuster, che ha trascinato nella sua scia molti vostri compatrioti. E sappiamo che l’“Aiuto alla Chiesa che soffre” è nato da voi.

Figli del nobile Belgio e della Chiesa cattolica, restate fedeli alla bellissima tradizione che, per modestia, voi chiamate “Strenne Pontificie”. In accordo coi vostri pastori, continuate a formare i lettori dei vostri giornali e delle riviste cattoliche! Informandoli obiettivamente della vita di tutta la Chiesa, coinvolgeteli in questa partecipazione evangelica ai compiti sempre più pesanti del successore di Pietro e della Sede apostolica di Roma che sono chiamati a stimolare e a sostenere tutte le Chiese particolari, soprattutto quelle che conoscono difficili condizioni di vita e di azione.

Che la vostra gioia sia a misura degli sforzi compiuti da tutti! Ancora una volta e di tutto cuore: grazie a questa grande famiglia delle “Strenne Pontificie”! Invoco su tutti i suoi membri l’abbondanza delle benedizioni divine.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 
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