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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL 3° CORSO ESTIVO DI ASTRONOMIA
PROMOSSO DALLA SPECOLA VATICANA

Sabato, 7 luglio 1990

 

Cari amici.

1. È un grande piacere per me accogliere tutti voi: gli studenti, gli insegnanti e lo staff dell’Osservatorio Vaticano, in occasione del 3° Corso estivo di Astronomia promosso dalla Specola Vaticana. È infatti una circostanza entusiasmante essere coinvolti nella ricerca scientifica in astrofisica. I telescopi già lanciati nello spazio o che presto lo saranno promettono di espandere le frontiere tra l’universo conosciuto e quello sconosciuto oltre ciò che anche voi giovani scienziati potete immaginare. I misteri dell’universo che essi possono iniziare soltanto a svelare avranno senza dubbio una influenza significativa sul complesso della vostra vita professionale.

Allo stesso tempo mentre questi meravigliosi progressi tecnologici stanno avvenendo nello spazio, qui sulla superficie della terra parecchi centri di ricerca, che hanno accesso ad alcune delle maggiori basi astronomiche del mondo, stanno costruendo grandi telescopi con nuove tecnologie che ci metteranno in grado di vedere tanto lontano quanto, per esempio, l’Hubble Space Telescope, anche senza la stessa soluzione spaziale.

2. Parlando dei grandi telescopi installati a terra, desidero ripetere a voi ciò che ho già detto ai responsabili per la costruzione del Telescopio vaticano ad alta tecnologia da installare quest’anno sul monte Graham in Arizona. Faccio questo perché mi rendo conto che nelle vostre carriere professionali vi sarà richiesto di fare sagge scelte nell’uso delle risorse del nostro piccolo pianeta terra, nella ricerca di una conoscenza più approfondita del nostro vasto universo. Lo scorso anno ho parlato ai Fondatori della Società dell’Osservatorio Vaticano così: “Questo nuovo telescopio sarà il primo di una serie di strumenti che consentiranno agli scienziati di vedere dieci volte più in profondità nell’Universo. Per poter funzionare al massimo dell’efficienza, questi telescopi devono essere collocati in remote località montane, molte delle quali sono zone altamente protette dal punto di vista ecologico. So che, come scienziati, voi amate e rispettate la natura. Per questo, mentre cercate di forzare le frontiere ultime dell’Universo, voi avete tentato di interferire il meno possibile nei processi naturali della terra, quella piccola ma preziosa parte dell’universo da cui osservate” (19 giugno 1989).

C’è una sensibilità crescente ai nostri giorni nel preservare l’armonia del genere umano con l’universo; e questa è una delle ragioni per cui ho scelto come tema della Giornata della pace di quest’anno “Pace con il Creatore, pace con il creato”.

Esorto voi, che state iniziando le vostre carriere professionali nella ricerca scientifica, a mantenervi in pace con la creazione che è l’oggetto dei vostri studi.

3. Una ricerca scientifica che abbia un buon esito dipende, ultimamente, dall’intelligenza umana, che non soltanto ha prodotto gli strumenti che voi usate ma che deve anche amministrare saggiamente il loro uso. Gli stessi strumenti generalmente sono possesso privilegiato delle nazioni tecnologicamente avanzate, ma l’intelligenza è un possesso privilegiato che non appartiene a nessuna nazione in particolare. La vostra presenza insieme qui è una prova di questo fatto. Voi, venticinque studiosi, venite da ventidue nazioni differenti sparse nei continenti di Asia, Africa, Europa, America del Sud e del Nord. Siete qui perché avete la fortuna di possedere l’intelligenza e una motivazione disciplinare richiesta per la ricerca scientifica. La vostra intelligenza è sia un dono che una sfida, e sono lieto che attraverso il laboratorio organizzato dall’Osservatorio Vaticano siate messi in grado sia di accrescere quel dono che di concentrarvi sulla sfida.

In conclusione, permettetemi di esprimere la speranza che serberete non solo ciò che qui avete imparato, ma anche il fatto che l’avete imparato insieme. Vi auguro molto successo nel vostro nobile compito. Su tutti coloro che sono qui presenti oggi, e sui loro cari, invoco le abbondanti benedizioni di Dio.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 
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