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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN PELLEGRINAGGIO ECUMENICO DI GIOVANI DI LIVERPOOL

Venerdì, 1° giugno 1990

 

Cari amici di Liverpool.

È per me una grande gioia accogliervi qui in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma e ad Assisi. La vostra presenza mi ricorda la visita compiuta presso la vostra città otto anni fa. Voi siete venuti dalla Gran Bretagna per approfondire la vostra fede attraverso la preghiera e la riflessione presso le tombe degli apostoli Pietro e Paolo e nei luoghi di san Francesco, del quale l’esempio e l’insegnamento hanno uno speciale richiamo in ogni luogo del mondo cristiano e oltre. Come cattolici, anglicani e membri delle Libere Chiese, il vostro pellegrinaggio è anche una ricerca ecumenica per una comprensione reciproca sempre maggiore tra le divisioni che hanno separato i cristiani nel vostro Paese per oltre quattrocento anni. Sono certo che l’esperienza di questi giorni non vi deluderà. A Roma e Assisi entrerete in contatto con un’eredità che in un certo senso appartiene a tutti i cristiani. Dobbiamo riflettere solo su come si è diffuso il Vangelo, cominciando con la vita e il ministero degli apostoli, soprattutto Pietro e Paolo, e dei grandi martiri, confessori e pastori che li hanno seguiti, prima nel mondo mediterraneo e poi in ogni luogo dell’Europa e ovunque. Fu da questa città che il mio predecessore san Gregorio il Grande inviò sant’Agostino di Canterbury in Inghilterra. Le sue opere, insieme con quelle degli altri fedeli araldi del Vangelo di Cristo, hanno lasciato un segno indelebile nel vostro Paese: il segno dello Spirito, il segno della fede.

Come san Francesco d’Assisi, anch’egli ha reso testimonianza in un’età in cui, per lo meno in Occidente, la Chiesa rimase unita. Sono certo che il suo esempio d’amore cristiano e di donazione gioiosa vi spingerà a intraprendere sforzi sempre maggiori sul sentiero che conduce all’unità di tutti coloro che seguono Cristo. Ma la vostra riflessione sui personaggi, le gesta e i monumenti del passato rimarrebbe solo lettera morta senza la presenza vivente dello Spirito Santo, di cui celebreremo la discesa nella Pentecoste la prossima domenica. Egli è lo “Spirito di verità” che, come ha promesso Cristo, “ci insegna ogni cosa” e rimane con noi “per sempre” (cf. Gv 14, 17; 26, 16). Come “datore della vita” (cf. il Credo), egli può aiutarci a sanare le divisioni introdotte nella Chiesa nel corso dei secoli dalla prima Pentecoste. È nostro dovere “fare tutto ciò che possiamo per cooperare con la grazia dello Spirito Santo, che solo può guidarci verso il giorno in cui insieme professeremo la pienezza della fede” (Discorso nella Cattedrale di Canterbury, 29 maggio 1982).

Mentre continuate il vostro viaggio, possa lo Spirito Santo essere con voi per trasformare le vostre menti e i vostri cuori e darvi un amore e una comprensione sempre maggiori. Su voi e le vostre famiglie conceda egli gioia e pace abbondanti.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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