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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AD UN PELLEGRINAGGIO DELLA DIOCESI DI GROSSETO
Sabato, 2 giugno 1990
Cari fratelli e sorelle della diocesi di Grosseto!
Siate benvenuti a questa udienza particolare, che suscita nel mio animo il
vivo ricordo della visita pastorale che ho avuto la gioia di compiere nella
vostra comunità diocesana un anno fa. Ringrazio vivamente il vostro vescovo
mons. Adelmo Tacconi, per le parole che ha voluto ora rivolgermi, interpretando
anche i sentimenti di tutti voi. Saluto i signori sindaci di Grosseto, di
Scarlino e di Roccastrada, il prefetto di Grosseto, il presidente della
Provincia e tutte le autorità qui presenti; i sacerdoti, i religiosi e le
religiose che si dedicano generosamente all’animazione cristiana delle vostre
comunità cristiane. A tutti voi cari fedeli, il mio saluto più cordiale e il
ringraziamento più sentito per la vostra partecipazione.
Conservo sempre nella memoria la gioiosa esperienza degli incontri pastorali
a Grosseto, dei dialoghi che ebbi con i lavoratori di Scarlino, i minatori, gli
operai e le maestranze di altre industrie. Né posso dimenticare la visita alla
comunità di Nomadelfia, che testimonia della carità di don Zeno Santini,
fondatore di quel centro di solidarietà umana e cristiana che si distingue per i
gesti tanto significativi di amore verso il prossimo e i più umili.
2. Ricordo che “camminare insieme” era il motto del programma pastorale da
voi accuratamente tracciato come peculiare impegno di azione per
l’evangelizzazione dei vostri ambienti. È chiaro che avete ben compreso che al
bisogno urgente e decisivo di attuare un rinnovato annuncio del Vangelo deve
corrispondere una effettiva e vigorosa solidarietà da parte di tutte le forze
cristiane.
Il vostro impegno programmatico è valido, e voi ne cercate ora la verifica
alla luce anche dei risultati della visita pastorale. Mi compiaccio di questo
intenso lavoro e sono certo che il Signore conforterà ogni sforzo. Come egli vi
ha guidati verso un attento discernimento circa i mezzi da privilegiare, così vi
illuminerà e vi darà forza nelle fatiche di attuazione e vi corroborerà con i
doni del suo Spirito.
3. I programmi, che vi siete imposti, richiedono senza dubbio un lavoro
impegnativo. Ci sono situazioni che talvolta si ergono come ostacoli che
impediscono il cammino dell’evangelizzazione. Non si possono non riconoscere, ad
esempio, le difficoltà di tante famiglie che vivono isolate nelle campagne,
talvolta in situazioni che non permettono loro di trarre vantaggio dal progresso
sociale; non notare le difficoltà nell’intrecciare un dialogo per l’incremento
della fede, quando permangono pregiudizi circa il valore della parola redentrice
di Cristo. Anche se tante barriere e illusioni stanno crollando, la via del vero
incontro con la fede resta sempre faticosa, e voi ben sapete che parlare di Dio
a persone imbevute talvolta di ideologie materialistiche comporta pazienza,
comprensione, condivisione di intenzioni buone, chiarezza nel proporre l’assenza
del messaggio cristiano che sta proprio nella “lieta novella”.
Le difficoltà talvolta emergono dal fatto che nuovi interrogativi
scaturiscono proprio dalle trasformazioni in atto, anche nel vostro ambiente.
Voi sentite che occorre ricercare soluzioni nuove, vicine alle speranze della
gente, affinché non si ricada in nuove forme di schiavitù a causa di una
mentalità egoistica. Penso pure ai problemi delle nuove famiglie e dei loro
progetti di vita; a quelli dei lavoratori delle fabbriche e dei campi. Penso
soprattutto ai giovani, specialmente a quelli che cercano un primo impiego e che
non di rado sono costretti a uscire dal loro ambiente per trovare lavoro
altrove, perfino nella dura realtà dell’emigrazione.
I problemi economici non devono però essere disgiunti dai loro aspetti etici.
Occorre sviluppare sempre di più uno spirito di solidarietà e di collaborazione
non solo perché non persistano situazioni di ingiustizia, ma anche perché non se
ne creino di nuove. Occorre perciò che gli uomini del lavoro non si chiudano in
un cerchio ristretto a interessi di uno specifico settore a cui appartengono, ma
tengano presenti le condizioni in cui vivono anche gli altri. Lo spirito di
solidarietà deve essere sempre presente soprattutto là dove l’uomo si trova in
condizioni di povertà, di miseria e di sfruttamento. Assumetevi il compito di
rinnovare in maniera significativa i rapporti interni del mondo del lavoro, in
vista di una solidarietà cristiana più vasta ed equa.
4. La festa della Pentecoste che celebreremo domani sia occasione di nuovo
fervore. Vi dirò con le parole di san Paolo: “Il Dio della speranza vi riempia
di ogni gioia e pace nella fede, perché abbondiate nella speranza per la virtù
dello Spirito Santo” (Rm 5, 13).
Affido ancora la vostra diocesi alla Vergine Maria. Non dimenticherò che
venni tra voi proprio in occasione delle celebrazioni anniversarie per la
traslazione dell’icona della Madonna delle Grazie in cattedrale. Alla Madre del
Redentore, tanto invocata, chiedo la protezione per tutta la popolazione
grossetana. Ottenga la Vergine una costante pace tra le classi sociali; doni
sicurezza nel lavoro; dia consolazione ai lavoratori della terra; santifichi la
vita delle famiglie, così che ogni casa diventi luogo di educazione cristiana
per le nuove generazioni: illumini il cammino dei giovani e li prepari alla
costruzione di una società più cristiana.
A tutti voi e alle persone che vi sono care imparto di cuore la benedizione
apostolica.
© Copyright
1990 - Libreria Editrice Vaticana
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