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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL XXVIII CORSO DI FORMAZIONE ORGANIZZATO
DALL’ISTITUTO PER LA RICOSTRUZIONE INDUSTRIALE (IRI)

Giovedì, 7 giugno 1990

 

1. Con gioia vi accolgo, cari amici partecipanti al Corso di perfezionamento alle funzioni tecniche e direttive aziendali, promosso e organizzato dall’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI). Rivolgo un cordiale benvenuto al presidente, dottor Francesco Nobili, che ringrazio per le cortesi parole con cui s’è reso interprete dei comuni sentimenti. Saluto i vostri docenti, i vostri familiari e quanti vi hanno accompagnato all’incontro odierno, al termine del periodo di aggiornamento tecnico e professionale, da voi trascorso in Italia.

Voi provenite da ben 26 Nazioni dell’Africa, dell’Asia, dell’America Latina e dell’Europa. Senza rinunciare all’originalità della vostra cultura e all’esperienza tipica delle vostre tradizioni, avete voluto conoscere nuove realtà e prendere contatto con le più avanzate tecnologie industriali.

2. Corsi di formazione, come quello che state per terminare, rivestono una particolare utilità per quell’opportuno scambio umano fra i popoli del Nord e del Sud del pianeta e per quella necessaria integrazione culturale su cui oggi tanto si insiste. E giustamente: solo la reciproca conoscenza consentirà, infatti, di abbattere le barriere psicologiche e i pregiudizi di ogni tipo che stanno all’origine di tanti episodi d’intolleranza, di rifiuto e di violenza dei quali purtroppo oggi, non di rado, si hanno manifestazioni preoccupanti. Quando il rapporto fra le persone diventa più profondo e sincero, cresce la stima, matura l’amicizia e si sviluppa la solidarietà.

Ed è lodevole che, nel contesto d’una effettiva cooperazione internazionale, si offra alle Nazioni in via di industrializzazione la possibilità di beneficiare dei risultati raggiunti dalle società tecnologicamente più avanzate.

L’interdipendenza - come ricordavo nell’enciclica Sollicitudo rei socialis (n. 39) -, deve trasformarsi in solidarietà che è l’unica “via alla pace e insieme allo sviluppo”.

3. In tale contesto assume un significativo rilievo questo vostro Corso di formazione, sia per gli approfondimenti di carattere tecnico sia per la prolungata esperienza di contatto umano. Ritornando in patria, dove siete chiamati a rivestire ruoli di responsabilità aziendale, voi portate insieme all’aggiornato bagaglio tecnologico, anche il comune impegno di solidarietà umana e di progresso civile.

Il vero progresso, voi lo sapete, non consiste in un mero benessere economico ma nella promozione armonica e integrale di tutta la persona umana. Questo comporta che non si perda mai di vista l’uomo: l’uomo da non sacrificare mai a nessun modello di sviluppo, ma da rispettare, difendere e promuovere. I beni materiali non sono in grado di renderlo felice, anzi talora lo fanno più schiavo. Lo sviluppo contribuisce a fargli raggiungere la pienezza della sua vera liberazione solo quando tiene conto delle sue dimensioni culturali, trascendenti e religiose, orientando ad esse ogni scelta di carattere economico e industriale.

4. Siate consci, cari amici, della responsabilità che vi è stata affidata e rispondete generosamente alla fiducia in voi riposta da tanta gente che attende, anche dal vostro impegno, la soluzione ai propri problemi. Alimentate ogni sforzo e nutrite ogni vostro progetto con una nobile e costante tensione spirituale e religiosa. Non cedete mai alla logica dell’egoismo, ma costruite ovunque vi troviate a operare, legami di cooperazione, di fraterna intesa e di solidarietà.

Mentre auguro ogni bene a ciascuno di voi, alle vostre famiglie e alle vostre rispettive Nazioni, invoco dall’Altissimo il sostegno e la luce necessari per la missione che vi aspetta. Con questi sentimenti vi saluto e tutti vi benedico.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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