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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL BRASILE
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 9 giugno 1990

 

Carissimi fratelli nell’Episcopato,

1. Questo incontro, nell’ambito della visita “ad limina”, è di per sé espressione dell’affettiva ed effettiva comunione fra Voi e il Successore dell’Apostolo Pietro. Per me, esso costituisce un’occasione privilegiata per compiere il mandato del Supremo Pastore, confortandovi con la mia parola, nelle fatiche del ministero episcopale.

Mi rivolgo a Voi in quanto Pastori delle Chiese che formano la Regionale della Cnbb, Est-2.

Ritengo utile per continuare il discorso intrapreso con i Fratelli Vescovi di altre Regionali, che vi hanno preceduto in questa “Visitatio ad Petri Sedem” presentarvi ancora qualche considerazione di ordine prevalentemente pastorale. Desidero, oggi, condividere la mia sollecitudine riguardo ad una realtà umana che è, allo stesso tempo, una persistente istanza per la Chiesa: la Famiglia.

2. Come ben sapete, ho rivolto a tutta la Chiesa, a suo tempo, una Esortazione Apostolica, la “Familiaris consortio” proprio su questo argomento. Ho riunito in essa, come da prassi, le riflessioni e conclusioni di un Sinodo Episcopale; e mi sono impegnato ad esaminare in tale Documento i problemi e le sfide - proprio e soprattutto quelle più difficili e delicate - che la Famiglia pone alla Chiesa, sul piano della Fede e della Morale, in varie situazioni e nel contesto della vita quotidiana.

Mi sia permesso di insistere, manifestandovi un vivo desiderio e una insistente richiesta: desidero e chiedo che abbiate sempre presente nel vostro ministero e che facciate presente ai sacerdoti e ai fedeli il contenuto molto attuale di quel Documento. Se conosciuto, più di quanto lo è stato dalla sua pubblicazione nel 1981, se proposto ai figli e alle figlie della Chiesa, specialmente alle coppie sposate, se applicato alle diverse situazioni pastorali della famiglia, esso può illuminare molto l’azione pastorale in un campo tanto delicato del nostro ministero e dell’apostolato laico.

Sull’importanza della famiglia in America Latina e, in particolare in Brasile, e sulla nostra comune preoccupazione pastorale per essa, ho avuto l’opportunità di pronunciarmi precedentemente alla “Familiaris consortio” nel discorso a Puebla, durante la mia visita pastorale in Messico, nel 1979; e, subito dopo nella allocuzione pronunciata nel Aterro do Flamengo, a Rio de Janeiro nel 1980.

Le molteplici questioni che, da allora in poi si sono sollevate, rispetto a tale tema, a livello mondiale, vi sono fin troppo note. Ciò m’induce ad esaminare due aspetti contraddittori e, allo stesso tempo, complementari della famiglia nel vostro paese; da un lato, la sua importanza storica e culturale nella società brasiliana; dall’altro lo stato preoccupante in cui essa si trova a causa di numerose e diverse influenze.

3. Sul fatto che l’istituzione familiare abbia sempre occupato - e, soprattutto, occupi ancora - un posto importante nel tessuto sociale brasiliano, pare non esservi dubbio. Né è difficile comprendere che questo posto rilevante è derivato dall’importanza della famiglia presso i tre popoli che sono confluiti all’origine della formazione socioculturale del Brasile: quello portoghese, quello indigeno nativo della terra battezzata con il nome di “Santa Cruz” e quello africano.

La letteratura brasiliana, la testimonianza degli storici e le ricerche sull’antropologia e la cultura della vostra Nazione, pongono in dovuto risalto la presenza e l’influenza della famiglia nella formazione del popolo brasiliano o, in senso contrario, registrano i gravi inconvenienti che si fecero sentire, ogni volta che si sono attenuate o sono venute a mancare tale presenza ed influenza.

Non c’è bisogno di conoscere profondamente la realtà brasiliana per sapere quanto è stata importante la famiglia per esempio, nella trasmissione e conservazione della fede cristiana e cattolica nel popolo. Fino a relativamente pochi anni fa, pur mancando quasi completamente le normali risorse - numero sufficiente di sacerdoti ed altri agenti di evangelizzazione, strutture ecclesiali, organizzazioni pastorali - la fede si manteneva non solo all’interno delle famiglie, con ammirevole purezza ed integrità, ma si propagava anche di generazione in generazione, grazie a queste famiglie. Esse furono inoltre, senza dubbio, le fedeli ed attive trasmettitrici di nobili ed insostituibili valori umani, culturali etici e spirituali. Sarebbe inoltre necessario ribadire che dalle migliori famiglie cristiane sono sorte sempre, normalmente, numerose ed ottime vocazioni per il sacerdozio e per la vita religiosa?

4. Ciò che si conosce sull’evoluzione della famiglia in Brasile, sia attraverso studi scientifici sulla materia, sulla base di informazioni contenute nei vostri piani e relazioni pastorali e nei bollettini delle Assemblee Generali della Cnbb sia dalle notizie dei mezzi di comunicazione sociale, indica una crisi che non deve essere minimizzata.

Sembra chiaro che anche nelle vostre comunità, la famiglia profondamente toccata dai diversi aspetti della rivoluzione sociale, non riesce più ad essere - come voleva la Conferenza di Medellìn (1968) - formatrice di persone e evangelizzatrice.

Se io dovessi menzionare, anche brevemente, alcuni gravi problemi che minacciano la famiglia brasiliana, citerei, in primo luogo, la estrema fragilità dei matrimoni, dalla quale derivano le innumerevoli separazioni delle coppie, in tutti gli ambienti sociali, a tutte le età e in tutti i livelli di cultura. L’influenza negativa dei mass media, pervasi da programmi che non solo ridicolizzano valori familiari come l’unione, la fedeltà e la perennità del matrimonio, giungendo addirittura a preconizzare il contrario; la tendenza moderna all’instabilità e a non assumere niente di definitivo; e una legislazione, relativa al divorzio, considerata purtroppo molto permissiva. Ora tutto ciò porta ad una dissoluzione delle famiglie, che costituisce qualcosa di preoccupante e per Voi, una vera sfida pastorale.

Non possiamo ignorare come siano altre cause del crollo delle famiglie le condizioni infra-umane di abitazione, di alimentazione e sanità, di istruzione, di igiene in cui vivono milioni di persone in campagna o nelle periferie, delle vostre città, molte delle quali con immense “favelas”.

Un altro grave problema del Vostro Paese, che riguarda la famiglia, è il numero enorme di bambini di strada: molti di essi sono abbandonati dai genitori, altri sono nati al di fuori di qualsiasi unione stabile di coloro che li hanno messi al mondo. Queste centinaia di migliaia di bambini che vagano per la città, sono facile preda della delinquenza e, spesso, candidati indifesi alla pratica di essa.

5. Carissimi fratelli nell’Episcopato, io penso, come Voi e come oggi pensano molte persone responsabili in tutti i settori della società, che non basta lamentare il processo di deterioramento sofferto dalla famiglia con tutte le conseguenze negative di tale fenomeno. C’è bisogno di molto di più: bisogna convincersi del fatto che, come proclama la Gaudium et spes (n. 44), il benessere della società deriva e dipende dalla salute della famiglia; bisogna inoltre, porre in atto tutte le iniziative necessarie, per fare di nuovo della famiglia, l’elemento essenziale ed imprescindibile di quella che è la cellula fondamentale di una società armoniosa ed equilibrata.

Questa convinzione e questa azione si rivestono di grande importanza, dal punto di vista pastorale. In ogni parte, ma particolarmente dove la Chiesa soffre gravi carenze e limitazioni, quanto ai mezzi ed alle risorse necessarie alla propria missione evangelizzatrice, essa ha il dovere di richiamare le famiglie, in quanto “Chiese domestiche”, a riprendere e portare avanti la loro funzione specifica nell’evangelizzazione. Ha anche conseguentemente, il dovere di formare ed educare la famiglia affinché, nonostante le aggressioni che soffre e gli ostacoli che incontra, sia in condizioni di essere Chiesa e di costruire la Chiesa.

In ogni Diocesi - grande o piccola, ricca o povera; dotata o no di clero - il Vescovo agirà con saggezza pastorale, compirà un “investimento” altamente compensatore, costruirà, in breve termine, la sua Chiesa particolare nella misura in cui darà il massimo sostegno ad una Pastorale familiare effettiva.

Questa pastorale va dall’educazione degli adolescenti e dei giovani all’amore e alla loro preparazione al matrimonio, al sostegno spirituale e morale delle coppie e, anche, alla cura dei casi difficili (come vengono definiti nella Familiaris consortio”) e alle coppie e famiglie in grave crisi. Non ho bisogno di sottolineare - l’ho già detto infatti in molte altre occasioni - quanto possono essere utili alla pastorale familiare i Movimenti familiari ben guidati e fedeli al vostro carisma.

Possano queste ultime considerazioni essere di apprezzamento e di stimolo per i Pastori che si preoccupano della Pastorale Familiare, dando loro un posto di rilievo nell’insieme della Pastorale diocesana e sostengano i laici che la promuovono ed in essa si impegnano. Servano anche da fraterno incitamento per coloro che sentono la necessità di dar loro un sostegno ancora maggiore.

Vi esorto, quindi, carissimi Fratelli nell’Episcopato, e per mezzo di Voi, esorto tutti i Vescovi del Brasile a proclamare senza sosta, con vigore e chiarezza, il “vangelo della famiglia” Vangelo esigente e addirittura severo in molte delle sue pagine specialmente in quelle che si riferiscono all’unione e all’indissolubilità, alla fedeltà e alla perennità del vincolo matrimoniale, ai doveri reciproci dei coniugi - in particolare per quanto concerne il rispetto per la Morale coniugale, contenuta ampiamente nell’Enciclica Humanae vitae - e a quelli che regolano i rapporti fra i genitori ed i figli. Ma è soprattutto un vangelo di fede, di amore reciproco, di umiltà e amorevole servizio devoto degli uni verso gli altri - un vangelo di speranza e di fedeltà.

Al termine di tali riflessioni, sento l’impulso di dare a questa famiglia brasiliana della quale abbiamo parlato durante questo discorso, un volto concreto. Penso quindi alle vostre famiglie, Vescovi della Regional Est-2 della Cnbb, alle famiglie nelle quali siete stati educati e che hanno alcuni dei loro membri più amati nell’eternità, così come a tante persone che vi sono legate da vincoli di sangue. Penso a tutte le famiglie del Brasile la maggior parte delle quali soffrono il peso di tanti problemi riguardo l’educazione dei figli, l’alloggio, il sostentamento, ecc.

Penso con particolare stima e gratitudine a quelle che stanno vivendo i primi anni di matrimonio.

Penso, infine, con emozione alle coppie felici, che hanno già creato le loro famiglie e che adesso raccolgono i generosi frutti di pace ed armonia familiare, per aver saputo rimanere fedeli agli impegni presi davanti all’Altare di Dio, una volta per sempre. Per tutte queste famiglie, come per Voi, loro Pastori, e per i vostri collaboratori, invoco l’abbondante e feconda Benedizione di Dio Nostro Signore.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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