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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DI MALAYSIA, SNGAPORE E BRUNEI
IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM
»

Sabato, 16 giugno 1990

 

Miei cari fratelli in Cristo.

1. Ancora una volta, cinque anni dopo la vostra ultima visita “ad limina”, siamo insieme riuniti nell’amore di Dio, che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cf. Rm 5, 5). È questo amore trascendente che genera e sostiene la nostra consacrazione e dedizione al servizio della Chiesa, il corpo di Cristo. Come vescovi della Chiesa in Malaysia, Singapore e Brunei, siete venuti presso le tombe degli apostoli Pietro e Paolo allo scopo di rendere testimonianza della vostra fede e della fede dei vostri popoli nella Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica, fondata sugli apostoli e obbediente all’unico Signore, nostro Salvatore Gesù Cristo. “E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene” (2 Ts 2, 16).

2. Le Chiese particolari a cui presiedete nel servizio del Vangelo condividono molte delle medesime gioie spirituali e delle prove, e tuttavia esse differiscono l’una dall’altra nella varietà etnica del loro popolo, nelle tradizioni religiose che seguono, e negli aspetti significativi delle circostanze politiche e sociali in cui vivono. Alcuni dei fedeli sono entrati nella Chiesa solo recentemente, mentre altri hanno alle loro spalle una lunga tradizione di vita cattolica. In mezzo a questa diversità, voi, i pastori, avete una vocazione particolare all’unità e una parte essenziale nella costruzione dell’unità del corpo, poiché “Dio ha convocato tutti coloro che guardano con fede a Gesù, autore della salvezza e principio di unità e di pace . . . perché sia agli occhi di tutti e di ciascuno, il sacramento visibile di questa unità salvifica” (Lumen gentium, 9).

Come successori degli apostoli voi siete legati l’uno all’altro, agli altri membri del collegio sparsi per il mondo e al successore di Pietro in una profonda comunione gerarchica che è sia un’organica realtà ecclesiale, sia una specifica esperienza di carità. Così la vostra azione pastorale in parole e opere deve essere tanto segnata dall’unità e dall’amore che i fedeli più facilmente sentiranno di appartenere alla Chiesa che è famiglia universale, “famiglia di Dio nello Spirito . . . tempio santo nel Signore . . . dimora di Dio” (cf. Ef 2, 19-22).

Per lavorare alla costruzione di questa unità e solidarietà reciproca tra voi come vescovi, e tra le vostre comunità, bisogna andare al cuore del mistero cristiano, per ascoltare la preghiera di Cristo stesso e dare ad essa espressione concreta nelle vostre vite e nel vostro ministero: “Siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda” (Gv 17, 21). Nell’analisi finale, questa è la chiamata che Cristo rivolge ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici della Malaysia, di Singapore e di Brunei; questo è il programma del ministero pastorale a cui i vostri sforzi devono tendere; questo è il motivo dietro le fatiche nell’aiutare e incoraggiare l’altro, e nel favorire forme concrete di solidarietà e di cooperazione tra le vostre Chiese particolari, “perché il mondo creda”.

3. Uno dei vostri doveri principali durante questa visita “ad limina” deve essere rendere grazie a Dio per la vitalità e la crescita della Chiesa nella vostra regione. Voi siete un “pusillus grex” e dovete affrontare molte difficoltà, ma siete anche i testimoni dell’operare della grazia nei cuori delle persone. Voi vedete la sete dei laici per la parola di Dio, per una maggiore conoscenza della fede, per una responsabilità più grande nella vita quotidiana delle loro comunità e nella missione della Chiesa, e potete testimoniare la nuova crescita di gruppi di preghiera e di movimenti capaci di aiutare i fedeli ad approfondire la loro vita spirituale e la testimonianza cristiana. Gruppi come la Società di san Vincenzo de’ Paoli, come la Legione di Maria, il Rinnovamento nello Spirito e molti altri, come anche le “comunità di base”, in quanto sono in autentica comunione con la Chiesa, sono una sorgente di forza presente e di grande speranza per il futuro.

Una delle principali sfide in questo periodo nelle vostre comunità ecclesiali è come offrire ai laici, uomini e donne, la formazione di cui necessitano allo scopo di prendere parte sempre più effettiva nel compito dell’evangelizzazione e dell’inculturazione del Vangelo. Insieme con il loro vivere cristiano, generoso e devoto, essi hanno bisogno anche di una “formazione totalmente integrata” nella fede e nella dottrina sociale della Chiesa per evitare la frattura del Vangelo dalla vita quotidiana. Questa “sintesi vitale” di Vangelo e vita dovrebbe essere evidente nella testimonianza convinta che i fedeli laici danno in ogni sfera della loro attività “dove non la paura ma la ricerca e l’adesione a Cristo sono il fattore determinante perché l’uomo viva e cresca, e perché si costituiscano nuovi modi di vivere più conformi alla dignità umana” (Christifideles laici, 34).

4. I sacerdoti sono i vostri cooperatori più vicini nel ministero, e le loro fatiche quotidiane riflettono l’amore compassionevole del buon pastore per il gregge. Impegnati come sono nelle vaste e intense attività pastorali, i membri del “presbyterium” hanno bisogno del vostro incoraggiamento e della vostra guida per mantenere il giusto equilibrio tra la spiritualità e l’azione, tra il loro specifico ministero sacerdotale finalizzato a costruire il regno di Dio e gli altri aspetti relativi al servizio ai loro fratelli e alle sorelle. Tutto ciò che farete per promuovere un cordiale rapporto personale con i vostri sacerdoti, come anche l’armonia e la reciproca assistenza tra i sacerdoti stessi, senza dubbio saranno un vantaggio per le vostre diocesi, non solo perché tutto ciò produce un ambiente positivo per il ministero, ma soprattutto perché il “presbyterium” dovrebbe essere un riflesso particolare dell’“intima fraternità sacramentale” che unisce tutti coloro che hanno ricevuto la consacrazione sacerdotale (cf. Presbyterorum ordinis, 8). Infatti il grande segno della fedeltà a Cristo è l’esercizio di un reale e universale amore senza discriminazione di persone, che, seguendo l’esempio di Gesù stesso, impone al contempo un amore di preferenza per il più piccolo dei fratelli e delle sorelle, per i poveri e gli indifesi. Vi prego di portare i miei saluti ai vostri sacerdoti e di assicurarli della mia preghiera. Che lo Spirito Santo colmi i loro cuori con il vero amore evangelico.

5. Dal Concilio Vaticano II è stata data una nuova enfasi alla natura ecclesiale della vita religiosa e al rafforzamento dei rapporti tra i vescovi e gli Istituti religiosi e i loro membri presenti in ogni diocesi. Ognuno di voi deve essere molto grato per quanto riguarda la vita e il lavoro dei religiosi e delle religiose che sono un “segno” nelle vostre Chiese particolari della santità di Dio e della “testimonianza profetica” che chiama alla conversione e ai valori del regno. Il crescente numero delle vocazioni, specialmente tra le religiose donne, e l’attenzione che viene data alla formazione, non solo portano l’incoraggiamento e la solidarietà alla comunità cattolica, ma fanno sì che la presenza della Chiesa sia maggiormente sentita nella comunità e in genere attraverso le attività sociali, educative e assistenziali nelle quali i religiosi sono impegnati e che costituiscono “una rivelazione di Cristo sempre più chiara” (cf. Lumen gentium, 44). In particolare, la preghiera e la penitenza, la solitudine e il silenzio dei religiosi contemplativi “danno incremento con una segreta fecondità apostolica” che ricopre una parte importante nella crescita del popolo di Dio (cf. Perfectae caritatis, 7).

È vostro compito pastorale sostenere i religiosi nel perseguimento costante di una sempre più profonda conformazione con la morte e risurrezione di Cristo per la gloria del Padre. Con la comprensione della natura della vita religiosa e del rispetto per il carisma proprio a ciascun Istituto, siete chiamati a sostenere la crescita di queste comunità e, come responsabili del bene delle vostre diocesi, a coordinare la loro azione pastorale attraverso il dialogo e il reciproco accordo.

6. Cari fratelli vescovi, sono consapevole delle particolari e non facili circostanze nelle quali esercitate il vostro ministero, e condivido la vostra sollecitudine per i problemi di fronte a cui vi trovate che riguardano la piena libertà della Chiesa nel mettere in pratica la sua missione religiosa. In Malaysia, la crescente islamizzazione della vita sociale e civile talvolta è apparsa a voi e ad altre comunità non musulmane come lesiva del diritto fondamentale degli individui e dei gruppi di professare la loro fede senza interferenze. Naturalmente ciò è causa di profondo interesse per voi. Sono lieto di notare che in un recente incontro tra il primo ministro e i leaders delle religioni non musulmane sono state date assicurazioni a questo riguardo ed esprimo la speranza che tutti lavorino insieme nell’armonia affinché sia garantita la loro implicazione pratica. Sono a conoscenza anche delle relazioni che l’arcivescovo Yong ha opportunamente espresso riguardanti la proposta “Legge per il mantenimento dell’armonia religiosa”. Sono certo che il dibattito cordiale su questi problemi gioverà a tutti. L’esperienza insegna che il confronto onesto e leale delle idee e delle convinzioni tra i cittadini è stato una condizione indispensabile per il mantenimento dell’armonia all’interno della comunità e per il progresso della civilizzazione. Allo stesso tempo la convinzione religiosa non può essere separata dal giudizio morale, e la morale si applica non solo alle questioni private e personali ma a tutto quello che costituisce la struttura e il corso della vita pubblica nella società.

Il diritto degli individui e delle comunità alla libertà sociale e civile nelle questioni religiose è uno dei pilastri che sostengono l’edificio dei diritti umani. Fortunatamente, in ogni parte del mondo c’è una consapevolezza crescente dell’importanza dei diritti fondamentali nella costruzione di società giuste e stabili, in grado di esprimere le aspirazioni delle persone a vivere nella dignità e nella libertà. Inoltre, i cittadini che temono ingiuste reazioni avverse quando esprimono le loro convinzioni non possono contribuire pienamente alla costruzione della società in cui vivono. Il Concilio Vaticano II enuncia i principi che devono governare la cooperazione tra le autorità pubbliche e la Chiesa: “La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera molto più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra di loro: l’uomo infatti non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna” (Gaudium et spes, 76).

Questi sono alcuni pensieri che la vostra visita suggerisce. Con essi voglio esprimere soprattutto il mio personale interesse per tutte le Chiese e il mio desiderio di incoraggiarvi nel vostro delicato compito come pastori del gregge del Signore. Raccomando voi e le vostre diocesi all’intercessione di Maria, Madre della Chiesa, che la sua protezione accompagni i passi che farete nel predicare la parola di Verità e nel riunire insieme l’intero popolo di Dio nella fede e in santità di vita. Possa il Signore Gesù Cristo aiutarvi ad essere fedeli amministratori dei misteri di Dio (cf. 1 Cor 4, 1) e testimoni coraggiosi del Vangelo di grazia (cf. Rm 15, 16) e della potenza gloriosa di Dio nel rendere giusti gli uomini (cf. 2 Cor 3, 8-9).

La pace di Dio sia sempre con voi!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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