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VISITA PASTORALE AD ORVIETO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I DETENUTI DELLA CASA CIRCONDARIALE

Orvieto (Terni) - Domenica, 17 giugno 1990 /06/1990

 

Grande significato riveste per me l’odierno incontro con voi, carissimi!

1. Vi sono grato per la vostra accoglienza. Ringrazio, per la cortese presenza, il prof. Giuliano Vassalli, ministro di Grazia e Giustizia e il dottor Nicolò Amato, direttore generale degli Istituti di prevenzione e di pena. Saluto cordialmente il direttore di questo Istituto, il personale di vigilanza e di servizio, il vostro cappellano e quanti, con spirito di cristiana solidarietà, vi sono vicini in questo periodo, certamente non facile, della vostra vita. Esprimo viva riconoscenza a coloro che, a nome vostro, hanno voluto indirizzarmi così toccanti parole e abbraccio con affetto ciascuno di voi. Attraverso le vostre persone, inoltre, intendo raggiungere le vostre famiglie e tutte le persone che vi sono più care.

2. Mi fa piacere apprendere che il clima tra voi è improntato a reciproco rispetto e mi compiaccio per l’intesa e la pacifica cooperazione che alimentano i vostri comuni rapporti. Mi rendo tuttavia conto del vostro stato d’animo, dell’ansia e delle preoccupazioni che appesantiscono le vostre giornate. Capisco il disagio della forzata lontananza dalle vostre famiglie che, specialmente in certi momenti, avvolge di tristezza il vostro spirito.

Mi sento accanto ad ognuno di voi soprattutto nei momenti di solitudine, dell’incertezza e della paura, che assalgono voi e quanti vi vogliono bene, ogniqualvolta si avvicinano le scadenze della giustizia umana, chiamata a decidere della vostra sorte. Vi sia di conforto l’assicurazione del mio affetto e della costante preghiera, con cui accompagno il vostro faticoso itinerario di detenzione.

3. Sono venuto tra voi per ripetervi che Gesù Cristo vi vuole bene, che egli vi offre la sua amicizia e desidera essere compreso, accolto e amato da ciascuno di voi. Egli è venuto nel mondo per essere dalla parte dell’uomo, soprattutto dalla parte dell’uomo che soffre. Ha sperimentato i nostri stessi dolori: è stato immolato sulla croce come un malfattore. Sulle sue spalle ha portato il dolore di tutta l’umanità e si è fatto carico del peccato di tutti noi.

E ora il Cristo è qui fra di noi, accanto a ciascuno, per confortare ogni legittima speranza e sostenere ogni doveroso impegno; è qui perché accogliamo il suo invito e ascoltiamo la sua parola.

4. Anche a voi egli affida un particolare messaggio. Vi domanda prima di tutto di confidare con maggiore slancio nella divina misericordia, e vi chiede di guardare verso il futuro con rinnovata speranza. Vi invita a costruire, giorno dopo giorno, nei vostri quotidiani rapporti, un clima di fraternità, di sostegno morale, di concreta comprensione, affinché ciascuno sia aiutato a ritrovare se stesso, a credere in se stesso e a ricostruire la propria esistenza lacerata da esperienze negative.

Datevi l’un l’altro la mano, carissimi, nel cammino che vi conduce a diventare artefici consapevoli e generosi della vostra ripresa e del vostro reinserimento sociale.

5. Non dimenticate che il Signore ascolta la vostra preghiera. Nel silenzio del carcere, anche quando sopraggiunge la malinconia e ci si può sentire sopraffatti dall’amarezza dell’incomprensione e dell’abbandono, niente può impedirvi di aprire lo spirito all’orazione e al dialogo con Dio, il quale conosce la verità della vita di ognuno e può ripetere a chi gli confida la propria pena e implora il suo soccorso: “Neppure io ti condanno, va’ in pace”. Questa certezza, che viene dalla fede, sia per voi sorgente di gioia, di pace e di sereno ottimismo in qualsiasi situazione veniate a trovarvi.

Con tali sentimenti, che affido all’intercessione materna di Maria SS.ma, Consolatrice degli afflitti, vi saluto e imparto a ciascuno di voi, come anche ai vostri cari, la mia benedizione, quale segno di affetto e pegno del divino soccorso.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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