 |
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI MEMBRI DELLA DELEGAZIONE DEL PATRIARCATO ECUMENICO DI
COSTANTINOPOLI
Solennità dei Santi Apostoli Pietro e
Paolo - Venerdì, 29 giugno 1990
Fratelli carissimi.
“Grazia e pace a voi in abbondanza” (1 Pt 1, 2) a voi che venite, a
nome del caro fratello, sua santità il patriarca Dimitrios I, e della Chiesa di
Costantinopoli, a condividere la gioia della Chiesa di Roma che festeggia i
santi Pietro e Paolo. È un bene che ci troviamo insieme come fratelli in tale
occasione, in quanto le nostre Chiese celebrano con uno stesso fervore questi
gloriosi testimoni di Cristo. Nelle missioni evangelizzatrici dei santi apostoli
Pietro e Paolo, troviamo un’espressione dell’universalità della Chiesa: a Pietro
è stata affidata l’evangelizzazione dei circoncisi, a Paolo l’evangelizzazione
degli incirconcisi come è riportato nell’Epistola ai Galati (Gal 2, 7). È
quindi chiaramente inteso che tutti sono chiamati a unirsi in Cristo. Nella
nostra epoca, il Signore ha rinnovato la speranza di vedere un giorno sormontate
le divergenze che permangono tra di noi. D’ora in poi, la missione affidata ai
santi apostoli, e che noi ereditiamo, ne riceve un nuovo slancio per la gloria
di Dio e la salvezza del mondo. Siamo quindi incoraggiati a non ridurre mai i
nostri sforzi per giungere alla riconciliazione completa nella fede e
nell’amore. Il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse è
uno di questi sforzi.
Da dieci anni si è incentivato e dovrebbe permetterci di superare alcuni
ostacoli insorti nuovamente. Mi riferisco ad alcune conseguenze di grandi
cambiamenti che hanno segnato recentemente la vita di numerosi popoli
dell’Europa centrale e orientale. In alcuni Paesi le nostre Chiese hanno
ritrovato una maggiore libertà. Per questo stesso fatto, nuove possibilità si
sono offerte per il dialogo e la cooperazione tra loro, ma bisogna anche
riconoscere che nuove tensioni sono sorte tra le nostre rispettive comunità in
alcune di queste regioni. È per questo motivo che ho molto apprezzato
l’iniziativa del mio caro fratello sua santità, il patriarca Dimitrios I, che
qualche settimana fa ha incaricato sua eminenza il metropolita Bartolomeo di
Calcedonia, presente oggi, a capo della vostra Delegazione, e sua eminenza il
metropolita Athanasios d’Heleopolis di venire a intrattenersi con noi sulle
eventuali ripercussioni di tali tensioni, sugli sviluppi del nostro dialogo. Ci
è allora sembrato evidente che, per risolvere insieme i problemi pratici
ereditati dal passato, i nostri scambi dovevano essere più che mai perseguiti
nella chiarezza e nel rispetto della coscienza di tutti.
La prego di porgere a sua santità il patriarca Dimitrios I i miei saluti
fraterni. Io lo ringrazio di avervi delegati qui come segno di amore che unisce
le nostre Chiese nella loro comune venerazione degli apostoli di Cristo. Domando
al Signore, con l’intercessione di san Pietro e di san Paolo, di affrettare il
giorno della nostra comunione plenaria e di mantenerci “gioiosi nella speranza”
(Rm 12, 12).
© Copyright
1990 - Libreria Editrice Vaticana
|