The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL GIAPPONE
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 3 marzo 1990

 

Cari vescovi confratelli del Giappone,

1. È per me motivo di grande gioia darvi il benvenuto a Roma in occasione della vostra visita “ad limina”. Desidero, attraverso le vostre persone, rivolgere un affettuoso saluto a tutti i cattolici del Giappone che tanta fede e devozione mi manifestarono durante la mia visita pastorale nel vostro Paese, nel 1981. In qualità di vescovo vostro confratello, chiamato in modo particolare ad occuparmi con sollecitudine di tutte le Chiese (cf. 2 Cor 11, 28) prego con voi affinché tutti i credenti del Giappone possano realmente “crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità” (Ef 4, 15-16). Le parole della Lettera agli Efesini ci aiutano a riflettere con maggiore profondità sul significato della vostra visita in questa città. Pregando sulle tombe dei due “pilastri” della Chiesa di Roma, i santi Pietro e Paolo, e incontrandovi con il successore di Pietro, voi rendete testimonianza dell’unità in cui il corpo di Cristo è “compaginato e connesso”. Il vostro viaggio a Roma manifesta l’universalità della Chiesa di Cristo che è una sola e vi invita al tempo stesso a una comunione più profonda con tutte le altre Chiese locali. La visita “ad limina” rappresenta anche un’occasione importante per confrontarsi con il Papa, e con coloro che lo assistono nel suo ministero pastorale, sulle diverse esperienze e opinioni, nonché sulle sfide poste alla Chiesa del Giappone. Grazie al vostro affetto per lui, alla vostra solidarietà nel sostenere la dottrina e la disciplina della Chiesa e alla vostra pronta collaborazione con i suoi assistenti, la comunione universale della Chiesa trova nuova forza e concreta espressione.

2. Parlare della crescita e dell’edificazione del corpo di Cristo significa parlare del cammino del popolo di Dio nel suo pellegrinare sulla terra. Significa parlare della missione che la Chiesa ha ricevuto dal Cristo risorto di “trovare discepoli di tutte le nazioni, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo e insegnando loro a osservare tutto ciò che lo vi ho comandato” (Mt 28, 19-20). Come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, “la Chiesa durante il suo pellegrinaggio sulla terra è per sua stessa natura missionaria” (Ad gentes, 2) e dunque il compito di evangelizzare rimarrà sempre la sua “grazia e vocazione, la sua identità più profonda” (cf. Evangelii nuntiandi, 14). Possiamo davvero dire, con le parole del mio predecessore Papa Paolo VI, che la Chiesa esiste “per evangelizzare”. Per questo motivo mi unisco alla vostra preghiera di ringraziamento a Dio per il grande dono che ha fatto alla Chiesa del Giappone con l’“Assemblea Nazionale per l’Evangelizzazione” che si è tenuta a Kyoto nel novembre 1987. Questo significativo momento ecclesiale seguiva un’intensa preparazione da parte di tutto il clero, dei laici e dei religiosi, e rappresentava per i fedeli un’occasione senza precedenti per riflettere sulla loro vocazione all’evangelizzazione all’interno della società cui essi appartengono. Secondo l’insegnamento del Concilio, l’Assemblea ha riconosciuto che tutti i battezzati hanno “il glorioso peso di lavorare, perché il disegno divino di salvezza raggiunga ogni giorno più tutti gli uomini di tutti i tempi e di tutta la terra” (Lumen gentium, 33). E, in quanto “sacramento universale della salvezza”, la Chiesa nel suo insieme è chiamata “ad essere fermento e quasi l’anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio” (Gaudium et spes, 40). La coscienza crescente della chiamata di Dio a proclamare la buona novella di salvezza in Gesù Cristo dovrebbe penetrare in ogni aspetto della vita della Chiesa in Giappone. Benché le vostre Chiese locali rappresentino un’esigua minoranza, esse devono tuttavia adoperarsi per far risplendere la fulgida luce di Cristo, così da aiutare i non cristiani a vedere tale luce, ad accettarla e a farsi da essa trasformare mediante la fede e il Battesimo. Nessun credente può ritenersi dispensato dal compito di far conoscere a tutti l’amore di Cristo. Poiché se, con san Paolo, possiamo dire: “l’amore del Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14), dobbiamo anche aggiungere, come egli stesso fa: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” (1 Cor 9, 16). Come ci ricorda il decreto conciliare Ad gentes (n. 15): “Non basta però che il popolo cristiano sia presente e organizzato nell’ambito di una nazione; non basta che faccia dell’apostolato con l’esempio: esso è costituito e presente per annunziare il Cristo con la parola e con l’opera ai propri connazionali non cristiani per aiutarli ad accoglierlo nella forma più piena”.

3. Una delle speranze dell’Assemblea Nazionale per l’Evangelizzazione era che i credenti potessero leggere “i segni dei tempi” in modo da individuare e rispondere, insieme ai loro pastori, ai numerosi problemi sociali del Giappone alla luce del Vangelo. Alcuni di questi problemi sono peculiari del Giappone. Altri invece, come l’inquinamento ambientale, rappresentano una minaccia per il mondo in qualunque luogo, come ho avuto occasione di ricordare nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace di quest’anno. Quando la Chiesa opera per trovare soluzione a questi problemi “non esorbita dalla sua missione. Tuttavia, essa si preoccupa che tale missione non sia assorbita dalle preoccupazioni riguardanti l’ordine temporale, né sia ridotta solo a queste. Per tale motivo essa ha grande cura di mantenere chiaramente e fermamente l’unità e insieme la distinzione tra evangelizzazione e promozione umana: l’unità, perché essa cerca il bene di tutto l’uomo; la distinzione, perché questi due compiti rientrano a titoli diversi nella sua missione” (Libertatis conscientia, 64).

Tra i vari temi sociali che la Chiesa deve affrontare in Giappone, occorre ricordare in modo particolare le molte persone, soprattutto giovani, che emigrano nelle città per ragioni economiche e che desiderano quindi, in modo particolare, essere accettati e appartenere completamente al nuovo ambiente che li accoglie. Cercando di aiutare queste persone, la Chiesa ha l’opportunità di dimostrare la sua grande solidarietà con coloro che rischiano di essere strappati dalle loro radici spirituali. Al tempo stesso, essa può far dono e testimonianza dell’amore del buon pastore per tutti quelli che sono smarriti e bisognosi. Attraverso la loro accoglienza cristiana, le parrocchie locali e i gruppi cattolici obbediscono al comandamento del Signore di amare il prossimo e possono inoltre costruire legami e rapporti che conducono altre persone a Gesù, invitandole così ad aprirsi al più grande di tutti i doni, il dono della fede stessa. La presenza di lavoratori stranieri in Giappone, molti dei quali cattolici, pone una sfida analoga. Gli sforzi compiuti dalle vostre Chiese, in particolare, a favore di questi fratelli e sorelle mirano non solo ad assicurare un certo benessere materiale, ma cercano anche di rafforzarli nella fede fornendo loro la necessaria assistenza spirituale nelle situazioni di difficoltà.

Un altro campo di massima rilevanza per la vita della Chiesa e della società è il matrimonio e la vita della famiglia. In Giappone, come altrove, la stabilità e la fecondità del matrimonio sono minacciate dal divorzio e dalla pratica di contraccezione artificiale. I cattolici che si uniscono in matrimonio a non cattolici vedono spesso la propria fede messa a dura prova. Come pastori, sacro è il vostro compito di confermare la vostra gente secondo il vivere cristiano, affinché non avvenga che, per mancanza di radici, “credono per un certo tempo, ma nell’ora della tentazione vengono meno” (Lc 8, 13). Discernere i “segni dei tempi” richiede alla Chiesa di essere attenta alle persone e ai loro problemi, ma anche di rimanere fedele al Vangelo. La buona novella chiama persone di ogni tempo e luogo, noi compresi, al pentimento e alla fede, a cambiare il cuore, a modificare il modo di pensare e agire secondo il piano di salvezza di Dio che ha trovato perfetto compimento in Cristo crocifisso e risorto.

4. La missione di evangelizzazione portata avanti dai fedeli del Giappone dipende molto dalla formazione che essi ricevono. In qualità di vescovi, voi svolgete un importante ruolo di insegnanti, assistiti dai vostri sacerdoti. È necessario sviluppare tra i membri del clero una grande carità e saggezza pastorale, possibile attraverso una vita dedicata alla preghiera, alla riflessione e allo studio. In tal modo essi potranno impartire ai laici una formazione cristiana più completa. Come ben sapete, il problema della formazione e dell’educazione continuativa dei sacerdoti, tanto importante oggi per l’autentico rinnovamento del clero, sarà oggetto del prossimo Sinodo dei vescovi. La formazione continuativa è anche importante per i religiosi, uomini e donne, che hanno svolto a lungo un ruolo significativo in Giappone. Mi rallegro con coloro tra voi che hanno sperimentato nelle Chiese locali un aumento delle vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, e mi unisco a voi nel chiedere al Signore una messe ancor più abbondante, soprattutto laddove mancano le vocazioni.

Con l’intento di fornire crescita spirituale ai laici, voi avete fondato il Centro Giapponese di Formazione Cattolica. Se la formazione deve portare frutti nel campo dell’evangelizzazione, essa deve non solo armonizzarsi al livello di educazione generale dei laici, ma deve anche essere profondamente spirituale. Deve toccare i cuori e le menti della gente, stimolare le loro coscienze e impegnare tutte le loro energie perché realizzino la vita cui sono stati chiamati dal Signore Dio. Quando i cristiani comprendono che esiste un legame indissolubile tra la loro fede e la vita di ogni giorno, essi diventano strumenti potenti dello Spirito Santo nel trasformare il mondo dal suo interno. Quando gli imperativi della fede sono veramente interiorizzati attraverso la comunione con Dio nella liturgia e nella preghiera personale, la loro applicazione alla vita è percepita chiaramente come responsabilità personale. Secondo le parole della Evangelii nuntiandi (n. 76), “bisogna che il nostro zelo per l’evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita, e che la predicazione, alimentata dalla preghiera e soprattutto dall’amore all’Eucaristia, a sua volta - come ci ricorda il Concilio Vaticano II - faccia crescere in santità colui che predica”.

5. L’obiettivo della formazione è rendere tutti i battezzati parti attive della vita e della missione della Chiesa. Come si legge nella Ad gentes (n. 21), “La Chiesa non si può considerare realmente fondata, non vive in maniera piena, non è segno perfetto della presenza di Cristo tra gli uomini, se alla gerarchia non si affianca e collabora un laicato autentico”.

Questo impegno attivo ha inizio con il processo stesso di formazione, nel quale i catechisti laici possono svolgere un ruolo inestimabile. Vi prego dunque di conferire priorità pastorale al reperimento e alla formazione dei catechisti, così che la Chiesa del Giappone possa beneficiare della loro dedizione all’opera di evangelizzazione. Oltre al rinnovo della parrocchia, da sempre centro vitale dell’impegno dei laici cattolici, occorre anche incoraggiare la costituzione e il rafforzamento di associazioni e movimenti, giacché questi si sono spesso dimostrati canali efficaci di formazione e fervore apostolico dei laici. Desidero anche spendere qualche parola sui molti laici, uomini e donne, che sono impegnati nell’insegnamento della religione cattolica e che meritano, in modo particolare, la nostra gratitudine e il nostro incoraggiamento. È importante che anch’essi considerino il loro lavoro parte fondamentale della missione di evangelizzazione della Chiesa. Le numerose scuole e università cattoliche, assai apprezzate in tutto il Giappone, possono essere mezzi potenti per rendere testimonianza del Vangelo. Non si tratta, certo, di imporre il credo cattolico a molti studenti non cattolici che frequentano questi centri di istruzione. La questione è, piuttosto, di proporre alle loro coscienze con piena chiarezza, ma senza spinte coercitive o sollecitazioni disoneste, la verità evangelica e la salvezza in Cristo.

La presenza attiva dei laici di cui parla il Concilio assume anche molte altre forme. Come abbiamo visto prima, implica il buon esempio e un esplicito annuncio del Cristo in parole e opere (cf. Ad gentes, 15), ma richiede anche qualcosa di più. Se la fede dei cattolici giapponesi deve riflettersi “nella mentalità, nella vita e nel lavoro” della loro nazione, allora essi non devono aver paura di prender parte attivamente, in quanto cattolici, all’edificazione di una società più umana. Il legame tra fede e vita si applica non solo alla loro condotta personale; significa anche che faranno sentire la parola del Vangelo nell’attività civile, nelle decisioni economiche e politiche nonché nelle varie azioni a livello internazionale. Come seguaci di Cristo essi vorranno difendere e promuovere il benessere materiale e spirituale di tutti, specialmente dei poveri (cf. Sollicitudo rei socialis, 47). La visione cristiana dell’uomo creato e redento da Dio, che viene sviluppata in modo tanto completo nella dottrina sociale della Chiesa, fornisce il fondamento e l’ispirazione alla Chiesa in Giappone per portare avanti un ministero di evangelizzazione in armonia con la vocazione terrena e trascendente dell’uomo.

6. Cari fratelli: so che la storia e la cultura della vostra antica terra pongono sfide particolarissime al compito di evangelizzazione. So anche che l’esiguo numero di cattolici giapponesi in mezzo a una popolazione tanto vasta può mitigare l’entusiasmo nei confronti di quanto occorre compiere. Come i primi apostoli, a cui veniva ordinato di nutrire una moltitudine di genti con poco, anche voi potete chiedere al Signore “Che cos’è questo per tanta gente?” (Gv 6, 9). Epperò, come ci indica il Vangelo stesso, nonostante l’esiguità di risorse a disposizione degli apostoli, quella stessa povera compagnia di dodici uomini è stata in grado alla fine di trasformare il mondo per la potenza dello Spirito Santo all’opera dentro di loro. Prego e spero con fervore che vi sappiate impegnare con perseveranza e amore per edificare la Chiesa in Giappone, rimanendo sempre “saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica in lui non è vana” (1 Cor 15, 58). Su tutti voi impartisco affettuosamente la mia benedizione apostolica.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

top