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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL XXVII CAPITOLO GENERALE
DELLA CONGREGAZIONE DEI FRATELLI CRISTIANI

Giovedì, 29 marzo 1990

 

Cari Fratelli in Cristo,

1. Sono lieto di avere questa opportunità di porgere il benvenuto ai membri del XXVII capitolo generale della Congregazione dei Fratelli cristiani. I miei cordiali saluti e migliori auguri al vostro neo-eletto superiore generale e ai suoi assistenti che iniziano ora il loro periodo di carica. I fratelli cristiani sono celebri per il loro generoso e zelante apostolato nell’educazione dei giovani. È mia fervente preghiera che le deliberazioni di questo capitolo contribuiscano a confermarvi e rafforzarvi in questo necessario servizio ecclesiale.

2. Nel periodo successivo al Concilio Vaticano II, il vostro Istituto è stato spinto ad adattarsi a nuove circostanze e a intraprendere nuovi cammini, mentre si sforzava di rimanere fedele alla sua distinta tradizione di eccellenza nel campo educativo all’interno della missione evangelizzatrice della Chiesa. Esso fu allo scopo di rispondere più esaurientemente a quelle richieste a ciò il vostro XXVII capitolo generale ha cercato di rispondere per rivedere la Congregazione dei Fratelli Cristiani in modo più consono alle realtà ecclesiali dei nostri giorni. Nel far questo ha collocato le fondamenta per il rinnovamento della vita della comunità e le strutture richieste dal Concilio. Possa quest’ultimo capitolo generale, dedicato alla valutazione dell’impatto delle nuove Costituzioni sulla vita della vostra Congregazione, favorire una crescita più profonda nella santità e nell’impegno vocazionale che è il vero cuore dell’autentico rinnovamento della vita religiosa. Una parte essenziale di questo impegno sarà sempre la fedeltà al carisma e all’esempio del vostro Fondatore, il cui desiderio di recare ai poveri la potenza nobilitante del Vangelo ha generato abbondanti frutti nella vita dedita di innumerevoli fratelli cristiani negli Istituti di educazione cattolica sparsi in ogni parte del mondo. L’intuizione e lo zelo del servo di Dio, Edmund Ignatius Rice, rimane un punto fermo di riferimento per l’intero vostro Istituto, mentre esso cerca di adempiere al ruolo assegnatogli da Dio nell’avanzamento del suo regno. Un generoso interesse per i poveri e una dedizione inesauribile nell’educazione dei giovani nella sana dottrina e nella virtù devono continuare ad essere il marchio di garanzia di ogni scuola e dell’impegno apostolico dei fratelli cristiani.

3. Il fine di una vera educazione cristiana, come sottolinea il Concilio stesso, è di “coordinare l’insieme della cultura umana con il messaggio della salvezza, sicché la conoscenza del mondo, della vita, dell’uomo, che gli alunni via via acquistano, sia illuminata dalla fede” (Gravissimum educationis, 8). Il Vangelo di Gesù Cristo, nel quale è rivelato il significato ultimo di tutta la vita e dell’attività umana, è veramente la misura di ogni autentico progresso nella crescita personale e nella tensione apostolica. La storia della vostra Congregazione reca eloquente testimonianza della convinzione, propria della Chiesa, che l’educazione dei giovani è un’espressione privilegiata del ministero di evangelizzazione che essa ha ricevuto dal suo Signore. In questo contesto, richiamo l’osservazione del mio predecessore Papa Paolo VI, che nel predicare il Vangelo la Chiesa comincia con l’evangelizzare se stessa (cf. Evangelii nuntiandi, 15). Non può questa intuizione, che deriva da una profonda comprensione della natura della Chiesa pellegrina nella sua misteriosa crescita verso la pienezza del regno di Dio, essere applicata anche a coloro che intraprendono l’apostolato dell’educazione dei giovani nella loro crescita verso una maturità umana? Come educatori siete chiamati a formare le menti e i cuori dei bambini e degli adolescenti in un momento molto significativo della loro vita. Con saggezza, prudenza e grande pazienza cercate di assicurare che lo sviluppo delle loro personalità sia accompagnato dalla crescita di quella “nuova creazione” (cf. 2 Cor 5, 17) che essi ricevettero al momento del battesimo. Al fine di compiere questo delicato incarico, quanto è essenziale che ognuno di voi sappia prima di tutto cosa significhi essere educati alla scuola del Vangelo, per giungere a una ricca e integrata comprensione dell’amore paterno di Dio per noi rivelato nella vita e nell’insegnamento di Gesù, e nell’esperienza della potenza purificante e illuminante dello Spirito che è stato posto nei nostri cuori!

4. Cari fratelli: esprimo la fervida speranza che i fratelli cristiani mantengano le grandi tradizioni di competenza, zelo e santità di vita che hanno caratterizzato la vostra Congregazione dal suo inizio. Vi incoraggio a porre il nobile ideale della vostra vocazione prima delle nuove generazioni di giovani nella certezza che il Signore delle messi provvederà laddove i bisogni sono più urgenti. Colgo l’opportunità anche per esprimere la gratitudine della Santa Sede per la generosità con cui i fratelli cristiani l’hanno assistita nel suo lavoro durante gli anni. Raccomandandovi all’amorevole protezione della benedetta Vergine Maria, modello di ogni santità, imparto cordialmente la mia benedizione apostolica come pegno di grazia e di pace nel Signore Gesù Cristo.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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