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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI CAPITOLARI
DELLA SOCIETÀ SALESIANA DI SAN GIOVANNI BOSCO

Festa di San Giuseppe artigiano - Martedì, 1° maggio 1990

 

Cari capitolari della Società Salesiana di San Giovanni Bosco!

1. Sono lieto di incontrarmi con voi in una circostanza tanto significativa, nella luce festosa dell’elevazione agli onori degli altari del vostro confratello don Filippo Rinaldi, che ho avuto la gioia di proclamare beato proprio l’altro ieri.

Vi rivolgo il mio affettuoso saluto e ringrazio per la cordiale accoglienza ciascuno di voi che rappresentate tutta la Famiglia Salesiana. Esprimo innanzitutto un particolare pensiero al carissimo don Egidio Viganò, confermato ancora una volta come Rettore Maggiore, e attraverso di lui intendo salutare l’intero vostro Istituto religioso. Alla fiducia da voi espressa nell’affidargli nuovamente la guida della vostra Congregazione, unisco di cuore i miei voti augurali perché, insieme ai suoi collaboratori del nuovo Consiglio Generale, anch’essi eletti da questa assemblea capitolare, egli possa proseguire efficacemente l’opera così preziosa sin qui svolta.

2. Ho tenuto in modo particolare a incontrarvi in questa vostra casa, per esprimervi concretamente il mio personale incoraggiamento e la viva riconoscenza della Chiesa, al cui servizio così attivamente operate. A tutti, infatti, sono note le molteplici attività salesiane, diffuse ormai in ogni angolo del mondo. Diversificate sono le opere e moderne le strutture che fanno da supporto al vostro apostolato: sempre identico, però, è lo spirito che le anima, quel particolare carisma che vi distingue e che voi avete ricevuto in eredità da don Giovanni Bosco, il santo della gioventù.

Al centro delle vostre attenzioni ci siano, dunque, sempre i giovani, speranza della Chiesa e del mondo, verso i quali tutti guardano con fiducia e trepidazione. Nelle Nazioni più ricche, come nei Paesi più poveri siate sempre al loro servizio, specialmente siate attenti a coloro che sono più deboli ed emarginati. Recate a ognuno di essi la speranza del Vangelo, perché li aiuti ad affrontare con coraggio la vita, resistendo alle tentazioni dell’egoismo e dello scoraggiamento. Siate per loro padri e fratelli, come don Bosco vi ha insegnato.

Preoccupatevi che tutto il processo educativo sia ordinato al fine religioso della salvezza. Questa “pedagogia realistica della santità” tipica del vostro Fondatore, “Maestro di spiritualità giovanile”, comporta l’impegno costante ad aiutare i ragazzi, a voi affidati, perché aprano il cuore ai valori assoluti interpretando la propria esistenza e gli avvenimenti della storia “secondo le profondità e le ricchezze del Mistero” (Giovanni Paolo II, Iuvenum Patris, 15).

Vasta è la missione e arduo è il vostro compito, ma la Chiesa guarda con fiducia al vostro Istituto e vi incoraggia a proseguire su questa strada. Siate educatori della fede e, fiduciosi nell’aiuto di Dio, scrutate con vigile attenzione i segni dei tempi, in questo particolare periodo storico che stiamo vivendo.

3. Sono lieto e ringrazio il Signore che proprio su queste tematiche complesse e delicate voi stiate riflettendo nel vostro Capitolo Generale, cercando gli opportuni criteri di illuminazione e i necessari orientamenti pratici. Avete scelto bene: quella dell’educazione dei giovani è una delle grandi istanze della nuova evangelizzazione, ed è giusto che cerchiate, oggi, strade adatte e linguaggi appropriati, nella piena fedeltà al vostro carisma e a tutto l’insegnamento della Chiesa.

Vorrei profittare di questo gradito incontro per mettere in rilievo alcuni valori fondamentali che considero di particolare attualità per chi, come voi, interpreta la missione educatrice della Chiesa verso i giovani.

Mi piace sottolineare anzitutto, come elemento fondamentale, la forza di sintesi unitiva che sgorga dalla carità pastorale. Essa è frutto della potenza dello Spirito Santo che assicura l’inseparabilità vitale tra unione con Dio e dedizione al prossimo, tra interiorità evangelica e azione apostolica, tra cuore orante e mani operanti. I due grandi santi, Francesco di Sales e Giovanni Bosco, hanno testimoniato e fatto fruttificare nella Chiesa questa splendida “grazia di unità”. L’incrinatura di essa apre un pericoloso spazio a quegli attivismi o intimismi che costituiscono una tentazione insidiosa per gli Istituti di vita apostolica. Invece le segrete ricchezze, che questa “grazia di unità” porta con sé, sono la conferma esplicita, provata con tutta la vita dei due santi, che l’unione con Dio è la vera sorgente dell’amore operoso del prossimo: quanto più un salesiano contempla il mistero del Padre infinitamente misericordioso, del Figlio fattosi generosamente fratello e dello Spirito Santo potentemente presente nel mondo come rinnovatore, tanto più si sente spinto da questo insondabile mistero a donarsi ai giovani per la loro maturazione umana e per la loro salvezza.

4. Un altro aspetto importante è l’originale scelta pedagogica del vostro Fondatore che consiste nell’“educazione” evangelizzante dei giovani. Egli è stato davvero, in questo senso, un “genio del cuore”. Infatti il saper concentrare le iniziative della carità pastorale nell’area culturale dell’educazione non è cosa semplice: comporta atteggiamenti e competenze con caratteristiche proprie e con esigenze concrete, anche di professionalità pedagogica.

Si tratta di una missione allettante che ha continuo bisogno di revisione di confronto con Cristo, l’Uomo nuovo, attraverso una fede limpida, profonda, nutrita quotidianamente dall’Eucaristia e manifestata nella semplicità e nel sacrificio del vivere giornaliero.

5. Emerge subito un altro prezioso valore al quale abbiamo già accennato: suscitare tra i giovani un’autentica “spiritualità”. Spiritualità significa partecipazione viva alla potenza dello Spirito Santo ricevuta nel sacramento del Battesimo e portata a pienezza in quello della Cresima. I giovani devono avere coscienza della vita nuova donata loro in questi sacramenti e sapere che da essa procede quella forza di sintesi personale tra fede e vita che è possibile a chi coltiva in sé il dono dello Spirito.

Quanto bisogno c’è oggi nella Chiesa che si educhino i giovani all’amicizia con Cristo e con Maria, all’entusiasmo per la vita, a una generosità d’impegno, al servizio degli altri, ossia ad una concreta “spiritualità” che li faccia divenire protagonisti dell’evangelizzazione e artefici del rinnovamento sociale!

6. Cari salesiani di don Bosco, guardate sempre al vostro santo fondatore e alla genialità evangelica del suo metodo pedagogico e rilancerete tra i giovani la sua preziosa eredità! Il suo messaggio educativo “richiede di essere ancora approfondito, adattato, rinnovato con intelligenza e coraggio, proprio in ragione dei mutati contesti socio-culturali, ecclesiali e pastorali” (Giovanni Paolo II, Iuvenum Patris, 13).

Invoco su tutti voi la continua protezione di Maria Ausiliatrice, Madre della Chiesa; ella sia per voi, come lo fu per san Giovanni Bosco, la maestra e la guida, la stella della nuova evangelizzazione.

A voi, ai vostri confratelli e a tutti i membri della grande famiglia Salesiana imparto di cuore l’apostolica benedizione.

 

© Copyright 1990 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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