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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALL’ASSEMBLEA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Giovedì, 17 maggio 1990

 

“Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (1 Cor 1, 3).

1. Mi rivolgo a voi con il saluto e l’augurio caro all’apostolo Paolo, venerati fratelli vescovi delle Chiese che sono in Italia, per esprimervi l’affetto profondo che mi unisce a voi nella solidarietà collegiale e nella comune sollecitudine pastorale per la diletta nazione italiana. Saluto il card. Poletti, presidente della vostra Conferenza, e mons. Ruini, segretario, come anche i due nuovi vicepresidenti, il card. Piovanelli e mons. Saldarini. Saluto con gioia ciascuno di voi e chiedo per le vostre persone, per l’ufficio e la missione che vi sono affidati l’abbondanza dello Spirito, che ci fa conoscere i segreti di Dio e ci rende docili e pronti a percorrere le sue strade (cf. 1 Cor 2, 10-11).

L’incontro annuale del Papa con i vescovi italiani riuniti in Assemblea è un momento di comunione intensa e familiare nel denso calendario dei lavori assembleari, per mettere, tutti insieme, nelle mani del Signore, le preoccupazioni e gli impegni del ministero apostolico e per considerare, nella luce che viene da lui, il senso complessivo del cammino che andiamo facendo.

2. Oggi questo cammino è necessariamente segnato dalle grandi novità e dalle grandi sfide che coinvolgono i popoli europei e le Chiese d’Europa, all’Est ma anche all’Ovest. Il messaggio “per il rinnovamento cristiano dell’Europa e dell’Italia”, che il Consiglio Permanente della vostra Conferenza ha pubblicato lo scorso 18 gennaio, e il tema scelto per la prossima Settimana Sociale, “I cattolici italiani e la nuova giovinezza dell’Europa”, testimoniano che siete ben consapevoli dell’importanza di questa sfida e delle domande che essa contiene. Caduta la barriera che divideva popoli fratelli, divenuto palese l’inganno di una ideologia che pretendeva di costruire il futuro dell’umanità nel segno della negazione di Dio, la cultura europea è quasi costretta a riscoprire, sulla base dell’esperienza storica e in virtù della testimonianza eroica offerta dalle comunità cristiane di fronte al totalitarismo, che la fede in Cristo è promotrice e garante di civiltà e di libertà. Si aprono così nuove possibilità di prendere coscienza delle radici cristiane dell’Europa e di mettere a frutto, nel presente e nel futuro, la linfa vitale che proviene da queste radici. Ma nello stesso tempo si fanno più evidenti i grandi problemi che riguardano la ricostruzione del tessuto cristiano della società umana, e anzitutto delle stesse comunità ecclesiali (Christifideles laici, 34). Sia pure in forme diversificate, sono infatti comuni ai Paesi dell’Europa dell’Est e dell’Ovest le sfide della secolarizzazione e del materialismo, pratico se non più ideologico. E ugualmente comune è la necessità di un nuovo e grande slancio di evangelizzazione.

Perciò nel santuario di Velehrad in Moravia, sacro alla memoria dei santi Cirillo e Metodio, patroni insieme a san Benedetto dell’Europa, ho annunciato la celebrazione di un’Assemblea speciale per l’Europa del Sinodo dei vescovi. Così, riuniti nella collegialità e nella carità pastorale, potremo riflettere più attentamente su quest’ora storica per l’Europa e per la Chiesa e trarne le indicazioni opportune circa il cammino da compiere. Come dicevo a Velehrad, “quali umili servitori della verità di Dio, che è Signore della storia, noi vogliamo offrire i nostri occhi per vedere, i nostri orecchi per udire e i nostri cuori per amare il sapiente disegno della sua provvidenza”.

3. Carissimi fratelli, molto mi attendo dai vescovi e dalle Chiese particolari d’Italia per l’opera comune a cui questa Assemblea sinodale intende por mano. L’abbondanza di doni che fanno spiritualmente ricca la Chiesa italiana, la sua perdurante capacità di essere vicina alla gente e la sua esperienza dei problemi e delle difficoltà tipici di una società democratica e pluralista, nella quale la fede cristiana è posta a confronto con le istanze della secolarizzazione e con le insidie del consumismo e del soggettivismo morale, rappresentano altrettanti talenti che essa è chiamata a mettere a frutto, nel quadro di quella migliore conoscenza reciproca e di quel vicendevole aiuto e arricchimento che devono sempre più caratterizzare il cammino comune della Chiesa in Europa. Anche la presenza sociale e pubblica dei cristiani, che ha in Italia una grande e viva tradizione, dovrà acquisire un più forte respiro europeo. L’impegno missionario e di solidarietà verso i Paesi del terzo e del quarto mondo, impegno che è felicemente radicato tra i cattolici italiani, non può d’altronde essere in alcun modo attenuato o accantonato per l’emergere del nuovo orizzonte europeo: al contrario, le Chiese d’Europa sono chiamate a intensificare e raccordare sempre meglio la loro collaborazione in favore dei popoli travagliati dal sottosviluppo e in sostegno delle giovani Chiese. Dobbiamo essere consapevoli infatti che sulle frontiere della solidarietà concreta e della giustizia a livello mondiale è messa alla prova l’autenticità delle nostre convinzioni morali e si decide anche il futuro della nostra civiltà.

4. Questa Assemblea vi vede impegnati in molteplici ambiti di responsabilità pastorale. Ne richiamo brevemente alcuni, di rilevanza particolare. Il primo è quello della catechesi, che costituisce un fondamentale dovere della Chiesa intera e specificamente un’essenziale responsabilità dei pastori. Particolarmente nelle circostanze attuali, quando è forte la tendenza a considerare relativa e provvisoria ogni verità come ogni valore, quella organica e sistematica educazione alla fede, che è la sostanza della catechesi, acquista una chiara priorità e centralità. Perciò sia l’esame da parte della vostra Assemblea del “Progetto” di catechismo o compendio della dottrina cattolica richiesto dal Sinodo straordinario dei vescovi del 1985, sia l’opera che andate conducendo di revisione dei Catechismi della CEI sono momenti qualificanti del vostro comune lavoro.

5. In questa Assemblea state anche ponendo importanti punti di riferimento per il cammino della CEI nei prossimi anni, attraverso la ridefinizione dei compiti delle varie Commissioni episcopali, i cui nuovi presidenti saluto con affetto. L’individuazione e l’approfondimento dei problemi emergenti nei diversi ambiti della pastorale, come l’elaborazione di proposte e iniziative capaci di affrontarli in termini adeguati, sono affidati infatti allo studio e all’impegno delle Commissioni episcopali, che rappresentano così un elemento essenziale nella vita della Conferenza.

6. Un altro oggetto del vostro lavoro di questi giorni è la complessa materia del sostentamento del clero, e più ampiamente dell’assegnazione delle risorse provenienti alla Chiesa dalle scelte dei cittadini, in forza dei rinnovati Accordi concordatari. Un lungo e non facile cammino è stato compiuto in questi anni, per impostare su basi nuove e più conformi sia all’insegnamento del Concilio Vaticano II e ai dettami del nuovo Codice di diritto canonico, sia all’indole democratica dello Stato italiano, il problema dei finanziamenti necessari alla vita e alle attività della Chiesa. Ora i cattolici italiani e tutti i cittadini che apprezzano il servizio offerto dalla Chiesa sono chiamati ad assicurare, con una scelta libera e consapevole, quelle risorse che possono consentire, oltre al decoroso, anche se modesto, sostentamento dei sacerdoti, la funzionalità delle strutture necessarie per la vita religiosa, a cominciare dalla costruzione delle chiese nelle periferie urbane che spesso ne sono ancora prive, e in particolare il sostegno di quelle iniziative di carità, in Italia e nel Terzo Mondo, che sono il segno concreto della fraternità cristiana e una via, modesta nei mezzi ma grande nei risultati, per portare vita e speranza là dove è negata nei fatti la dignità della persona umana.

7. Carissimi fratelli nell’episcopato, ci avviciniamo rapidamente al termine di questo secolo, tanto carico di eventi e di mutamenti, segnato dalle tragedie storiche che sono il frutto amaro del peccato, ma anche, e malgrado tutto, illuminato dalle opere meravigliose della Provvidenza di Dio. È vicino, dunque, il grande Giubileo dell’inizio del terzo millennio cristiano. Il cammino della Chiesa, in Italia, in Europa e nel mondo, deve caratterizzarsi sempre più per l’annuncio, la testimonianza e la sequela di Cristo Gesù, unico Redentore dell’uomo. E perciò deve compiersi in filiale comunione con Maria santissima, che ci precede nella grazia della fede e che brilla davanti a noi “quale segno di sicura speranza e di consolazione” (Lumen gentium, 68).

Con questa speranza imparto a ciascuno di voi e alle vostre Chiese la mia affettuosa benedizione.

 

© Copyright 1990 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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