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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA PAOLA ROMANA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Sabato, 19 maggio 1990

 

Alla popolazione del quartiere  

Il primo, gioioso incontro del Papa con i fedeli della parrocchia di Santa Paola Romana avviene dinanzi alla chiesa. Giovanni Paolo II è accolto dal Cardinale Vicario Ugo Poletti, dal Vescovo Ausiliare del Settore Ovest, Monsignor Remigio Ragonesi, dal Parroco, Don Gennaro Antonini, e da una folla festante di persone radunate sul sagrato e affacciate sui balconi circostanti. E il parroco a rivolgere al Santo Padre un caloroso benvenuto a nome di tutta la comunità. Rispondendo alle parole del Parroco, Giovanni Paolo II così si rivolge ai fedeli della parrocchia.  

Saluto tutti i presenti, saluto la vostra comunità di Santa Paola Romana. Come vedete non sono stato divorato dalle bestie di cui aveva paura quel piccolo parrocchiano. C’è un nucleo essenziale di verità in quello che ha detto: il Papa è vescovo di Roma, come successore di Pietro, e non di Paolo. Se fosse successore di Paolo sarebbe possibile spiegare più facilmente i suoi viaggi, il suo essere fuori Roma. Come successore di Pietro questo sembra meno giustificato. Ha ragione quindi il ragazzo quando dice che i romani, ogni parrocchia di Roma, hanno più diritto ad avere il Papa in mezzo a loro. Mi rallegro di poter essere oggi qui, in questa parrocchia di Roma. Una settimana fa, sabato scorso, ero ancora in pieno Messico, non si può dire esattamente dove perché c’è una grande differenza di fuso orario che sento ancora oggi. Ma, d’altra parte, se alla Chiesa di Roma la Provvidenza divina e Cristo stesso hanno dato questi due apostoli, Pietro e Paolo, per il bene della Chiesa di Roma, di ogni parrocchia, è utile, anzi necessario, che il Papa faccia queste visite pastorali fuori Roma, come quella in Africa in gennaio e poi quella, che ha suscitato tante riflessioni, alla fine di aprile a Praga, a Bratislava, in Cecoslovacchia, nel momento in cui questo Paese è diventato libero e quando il Papa ha potuto entrare in queste città così legate alla Chiesa da tanti secoli. Ogni visita del Papa fuori Roma, come quest’ultima in Messico, sottolinea il ruolo centrale di Roma nella Chiesa universale, perché se il Papa va in Africa come in gennaio, in Cecoslovacchia come in aprile o, come è successo recentemente, in Messico, egli va come vescovo di Roma. Con questo titolo, come successore di Pietro, quindi vescovo di Roma, lo invitano e insistono per avere la sua presenza. In questo modo la Chiesa di Roma e ogni parrocchia di Roma guadagnano con l’assenza del Papa, con i suoi viaggi.

Volevo ancora una volta salutare i presenti e aprire la mia mente e il mio cuore alla comunità parrocchiale, a tutti coloro che la compongono, sia quelli vicini e qui presenti, sia quelli lontani. Così si sente l’uomo nella sua consapevolezza soggettiva, ma è più importante come lo sente Cristo. Egli sa che tutti sono suoi. Il Padre Eterno ha dato a suo Figlio tutto e tutti, tutto il creato e soprattutto tutti gli uomini, tutti noi. Siamo suoi grazie al suo sacrificio con cui ci ha redento, con cui ha pagato per noi. Sì, l’uomo può non pensare a questo, può non rendersi conto di quanto è stato pagato a così alto prezzo, con il sacrificio del Figlio di Dio. Ma questo non cambia il fatto che l’uomo è redento. Il suo essere uomo, la sua vita eterna, sono costate il sacrificio sulla croce.  

Ai bambini  

Una rappresentazione della Creazione del mondo, come segno del proprio amore per la natura e della propria volontà di essere fratelli e amici di tutti: così i bambini della parrocchia hanno voluto presentarsi al Papa, accogliendolo con grande entusiasmo all’interno della chiesa, dove sono radunati in gran numero insieme con educatori, insegnanti e responsabili dei gruppi scouts, Azione Cattolica Ragazzi e catechismo. Quattro piccole bambine rivolgono a Giovanni Paolo II il saluto e l’affettuoso benvenuto di tutti i fanciulli di Santa Paola Romana. Al termine, i bambini fanno dono al Papa di una busta contenente le loro letterine e i loro disegni, di una raffigurazione dello stemma pontificio, con il motto “Totus tuus”, composta con i fiori, e di un quadro raffigurante la mamma di Giovanni Paolo II con il suo piccolo figlio in braccio. Profondamente colpito e toccato dal lavoro realizzato dai bambini, il Papa si rivolge loro con queste parole.  

Carissimi bambini, santa Paola Romana è certamente molto contenta di questo incontro e di come voi, bambini della sua parrocchia, lo avete preparato. Vi devo ringraziare anche a nome del card. vicario e di mons. Ragonesi, il quale è uscito dall’ospedale appositamente per essere con noi. Devo ringraziarvi per questa stupenda catechesi, non solamente pronunciata con le parole, ma espressa con i gesti, con i canti. Questa catechesi è bellissima. Vi ringrazio per la preparazione, per il vostro impegno catechistico, e, nello stesso tempo, artistico. Ringrazio naturalmente anche i vostri catechisti e le vostre catechiste che hanno preparato insieme con voi questa catechesi.

Devo trarre un suggerimento dalla vostra catechesi, un suggerimento che voi avete cercato di esprimere con gesti simbolici, rappresentando la creazione del mondo. Nella creazione, come leggiamo nel Libro della Genesi, un punto centrale, accentuato specialmente da parte vostra, è quello della “luce”. Nella Genesi si tratta di luce fisica, la luce che fa vivere tutto il mondo creato, le creature visibili, anzi, la luce che rende visibili le creature.

Ma c’è anche un altro significato della parola “luce”, un significato di cui parla non tanto la Genesi, ma san Giovanni nel suo Prologo al Vangelo. Egli parla della “luce” che era in Dio e che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Questa “luce” non materiale ma spirituale, è Cristo. Vorrei concludere augurando a tutti voi, bambini, adulti, ragazzi e ragazze, donne e uomini, di camminare sempre in questa luce che è Gesù Cristo.

Voi mi avete offerto molti doni. Io penso che il ragazzo rappresentato in questo dipinto era, probabilmente, peggiore di ciascuno di voi; ma Gesù gli ha dato la grazia di camminare nella sua luce. Egli cammina nella vita, già abbastanza lunga, da settanta anni. Il suo cammino nella vita è diventato illuminato. Voi siete ancora bambini, la media dell’età dei presenti è forse di dieci anni: avete tanta strada davanti a voi e vi auguro di camminare in questa luce per non perdere mai la strada, per non perdere mai il senso della vita. Questo vi dico per ringraziarvi del bellissimo dono della vostra catechesi. E vorrei anche offrire, insieme col card. vicario e con mons. Ragonesi, una benedizione a tutti i presenti, ai genitori, ai maestri, a tutti coloro che hanno partecipato a questa catechesi.   

Alle suore  

Una presenza particolarmente consistente e dinamica nella realtà pastorale del Settore Ovest della diocesi è costituita dalle religiose, che operano in diverse scuole, ospedali e istituti. Alle comunità presenti nel territorio di Santa Paola Romana il Papa vuole, quindi, riservare un incontro specifico, che si svolge nel salone del teatro parrocchiale. È Madre Antonia Moioli, delle Suore del Bambin Gesù, superiora dell’istituto scolastico “Santa Maria degli Angeli”, a porgere al Santo Padre il saluto a nome di tutte le famiglie religiose. Al saluto della religiosa, il Santo Padre risponde con queste parole.  

Ci troviamo nel settore ovest del Vicariato di Roma. Il settore ovest è affidato a mons. Ragonesi. Quando è venuto il parroco a farmi visita, mercoledì scorso, per parlarmi della parrocchia ho subito fatto una constatazione. Voi avete certamente molte suore perché il settore ovest è famoso - e lo dice lo stesso mons. Ragonesi - per l’alto numero di congregazioni religiose, specialmente femminili. Ma mons. Ragonesi non è venuto da me perché era in ospedale. Oggi è arrivato direttamente dal Policlinico Gemelli per stare con noi e per testimoniare che le suore ci sono. Io non avrei nessuna indicazione da darvi se non augurarvi di essere ancora più numerose in questo settore, ma non solamente . . . Vi auguro di essere sempre più numerose nella città di Roma e nel mondo che ha tanto bisogno della vostra vocazione, del vostro carisma, della vostra presenza e della vostra missione. Ve lo auguro con tutto il cuore e lo faccio come augurio nel mio genetliaco. Mi sento già più anziano e se desidero qualcosa per questa circostanza è di avere ancora più suore e, come augurio più specifico, di avere più vocazioni in questo settore: non solamente essere in questo settore, ma anche animare questo settore, per le vocazioni religiose femminili.  

Al Consiglio pastorale  

La parrocchia di Santa Paola Romana è stata una delle prime a dotarsi, nel 1968, di un Consiglio Pastorale. Tale organismo, molto attivo nei primi anni di vita, ha un po’ esaurito negli ultimi tempi la sua vitalità e il suo dinamismo. Di recente, l’esigenza di riattivarlo si è fatta prepotentemente sentire tra i fedeli. Così, un primo nucleo di questo rinnovato Consiglio Pastorale è stato ricostituito nel Comitato che ha curato l’organizzazione della visita pastorale di Giovanni Paolo II. Ad esso il Papa rivolge le seguenti espressioni.  

Certamente una prova della buona organizzazione sono i giovani che premono qui fuori per entrare. Ciò non mi stupisce. La settimana scorsa sono stato in Messico, dove i giovani “premono” molto di più e fanno molto più rumore, ma in modo tanto simpatico che non si può dimenticare. Lascio al vostro gruppo organizzativo questa piccola consegna messicana e condivido l’augurio riguardo al Consiglio pastorale, affinché si riprenda in tutta la sua forza. Ringrazio per tutta la preparazione che ha dato buoni frutti nelle diverse tappe di questa visita. Ma non si tratta solamente di questa visita, si tratta della sostanza della vita cristiana che si chiama parrocchia.  

Al “Gruppo degli amici”  

Una delle realtà più significative della parrocchia è costituita senza dubbio dal “Gruppo degli Amici”, costituitosi nel 1976 e formato da circa 50 persone tra volontari, animatori e persone handicappate, alle quali vengono offerte assistenza e formazione di tipo didattico, tecnico, ricreativo, attraverso un’importante esperienza di vita comunitaria. Il Santo Padre non manca di riservare un incontro a questo gruppo, soffermandosi tra i suoi componenti e riservando a tutti una parola e un gesto di speranza. è uno dei giovani volontari a rivolgere al Papa un saluto affettuoso e cordiale. Sottolineando il tono vivace e gioioso del saluto ascoltato, il Papa rivolge al gruppo queste parole.  

Mi piace molto incontrarvi nella vostra parrocchia e ancora di più sapere che il vostro numero sta aumentando . . . Soprattutto mi piace che vi chiamate “Amici”. Questo è il nome più bello che si poteva trovare. Non si tratta solamente del nome, ma soprattutto della realtà di essere amici. Cristo nel momento decisivo, nel momento più maturo, durante l’ultima cena, davanti agli apostoli, ha detto loro: “Non vi chiamerò più “servi”, vi chiamo “amici””. Si vede quale valore, quale importanza ha questa parola, ma soprattutto si vede come a questa parola deve corrispondere una realtà intima, una realtà del nostro cuore. Quando questa realtà si compie, si ha un insieme di amici, un gruppo di amici. È una realtà umanamente molto promettente e, allo stesso tempo, molto cristiana. Vi auguro di vivere questa realtà nel senso più intimo, nei vostri cuori, e, nel senso sociale, come gruppo, come comunità o, piuttosto, come comunione di amici.  

Ai gruppi parrocchiali  

Prima del momento conclusivo con i giovani, Giovanni Paolo II incontra in una sala i rappresentanti dei diversi gruppi parrocchiali che offrono il loro contributo al cammino pastorale di Santa Paola Romana. Una signora, a nome di tutte le presenti, offre al Papa un quadro sintetico delle attività e delle realizzazioni intraprese in parrocchia. Alle sue parole il Papa così risponde.  

Non mi meraviglio del grande numero di questi gruppi, perché quando si leggono le Lettere di san Paolo troviamo un’enumerazione abbastanza lunga dei diversi carismi. A questi carismi corrispondono i vari gruppi, gli impegni, le vocazioni. Tutto ciò costituisce la ricchezza della Chiesa. La Chiesa ha la sua unità profonda che proviene da Dio, ma già l’unità di Dio è trina. C’è quasi un preannuncio supremo, divino, della pluralità che deve caratterizzare la Chiesa, e così è dall’inizio. Ricchezza, pluralità, diversi carismi, diversi impegni, diverse vocazioni, diverse missioni che, come sottolinea san Paolo, sono animati dallo stesso Spirito. Lo Spirito assicura l’unità essenziale a questo pluralismo, una unità di fede, di speranza e di carità. Mi congratulo con Santa Paola Romana che, dopo tanti secoli, in questa parrocchia si è trovata un “club”. È nella stessa linea della pluralità di carismi e non poteva mancare, anzi, sarebbe stata una lacuna la mancanza di tale “club”. Voglio offrire una benedizione a tutti i presenti come anche a coloro che voi rappresentate. Sappiamo che qui ci sono solo i rappresentanti perché i gruppi sono numerosi. Voglio esprimere anche la mia gioia per la vitalità della vostra comunità.  

Ai giovani  

Nel salone del teatro parrocchiale, il Santo Padre incontra i giovani a conclusione della sua visita pastorale a Santa Paola Romana. Un grande murales posto su una delle pareti sintetizza efficacemente la volontà di impegno e la carica di speranza delle nuove generazioni della parrocchia. Raffigurati a colori vivaci sono alcuni ragazzi, intenti a raccogliere i mattoni di un muro grigio e diroccato, per portarli verso una nuova costruzione, semplice e regolare sormontata da un luminoso arcobaleno di pace. Sulla parete accanto, a grossi caratteri, è tracciata la scritta: “è il tempo propizio per raccogliere le pietre dei muri abbattuti e costruire insieme la casa comune”. Con grande festa ed entusiasmo, sulle note del canto “Vieni e seguimi”, i giovani salutano l’ingresso del Papa, che si ferma a lungo in mezzo a loro. A rivolgergli il saluto e a presentargli inquietudini e speranze dei presenti è una ragazza. “Una delle difficoltà che sentiamo di più - dice tra l’altro - è quella dell’incoerenza che esiste tra la nostra fede e la vita quotidiana. Accade, così, che non sempre riusciamo a comunicare e testimoniare con efficacia le nostre convinzioni ed esperienze agli altri ragazzi che frequentiamo”. Alle parole della giovane, il Santo Padre così risponde.  

Quando siamo entrati qui, il vostro giovane sacerdote mi ha detto: “Finalmente mi trovo al mio posto”. Ciò vuol dire che il suo posto è tra voi. Poi, il vostro parroco mi ha detto: “Io li ho visti da piccoli e ora sono cresciuti”. Certo, così corre la vita e si diventa bambini, ragazzi, per poi divenire giovani come voi. Ho incontrato un gruppo interessante che si chiama “Club di Santa Paola”: era un “club” di terza età. Sono sicuro che a suo tempo Santa Paola Romana apparteneva alla prima età, alla vostra età; ci potrebbe essere anche un club giovanile di Santa Paola, per non collocarla solamente nella terza età, ma, come ha fatto giustamente osservare il parroco, vederla come testimone di crescita nella comunità cristiana, come avvenne nel suo tempo, molto lontano. Anche voi state crescendo nella comunità cristiana del nostro tempo, di questo secolo alla fine del secondo millennio. Anche voi state crescendo in questa comunità cristiana intitolata a Santa Paola Romana. Questo processo di crescita è particolarmente ricco e interessante nel vostro periodo di vita. La vostra amica che mi ha parlato ha usato una parola: “coerenza”. Penso che sia una parola emblematica. Tutti, uomo, donna, giovani, nel processo di crescita devono trovare una coerenza; non possono essere caotici, come non lo può essere il mondo. Il mondo costituisce un cosmo, come avevano capito i greci che hanno per primi usato questa bella parola. Cosmo vuol dire ordine, ma vuol dire anche bellezza. Il cosmo umano consiste nella coerenza che, nella realtà della persona umana, corrisponde al cosmo, cioè all’ordine e alla bellezza. L’uomo non può essere caotico, deve essere ordinato, coerente.

Con queste riflessioni, che nascono dalla figura della vostra patrona, vi auguro questa coerenza, questa maturità della coerenza. È una cosa bella. La bellezza non è solo una categoria fisica esterna, visibile, anzi questa può essere apparente. C’è anche una bellezza interna che proviene dalla coerenza, dalla maturità, dall’essere pienamente uomo, dall’essere pienamente cristiano, o piuttosto dall’essere cristico. “Cristiano” è una parola comune, più profonda è la parola “cristico”, che indica l’uomo che vive in intima relazione con Cristo, che si lascia penetrare, formare da Cristo. È colui al quale Cristo offre la sua amicizia e a cui offre anche le ricchezze del suo mistero divino e umano. Auguro questa coerenza cristica a voi tutti, alla vostra generazione, ai vostri coetanei che vivono in questa parrocchia.

Ecco, adesso devo fare anche un po’ il “postino” . . . Una settimana fa ho compiuto una visita in Messico, e sono stato fra tanti giovani. Vi faccio gli auguri da parte loro. Tra una settimana compirò una nuova visita, molto più vicina, a Malta, e mi farò ancora una volta “postino” da parte vostra, per portare ai giovani maltesi il vostro augurio.

 

© Copyright 1990 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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