The Holy See
back up
Search
riga

VISITA PASTORALE A MALTA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I RAPPRESENTANTI DELLE CONFESSIONI NON CATTOLICHE
NELLA CATTEDRALE DI MDINA

Mdina (Malta) - Domenica, 27 maggio 1990

 

Cari fratelli e sorelle,

1. È una gioia particolare per me avere l’opportunità di incontrare i membri delle varie Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Malta. Vi saluto nel nome di Nostro Signore Salvatore Gesù Cristo e vi ringrazio per la vostra presenza qui, questo pomeriggio.

Siamo riuniti come cristiani in risposta alla chiamata di Dio. Il Movimento ecumenico, che non è opera principalmente dell’uomo, ma dello Spirito Santo, è una grazia per i tempi in cui viviamo, è un dono per il quale giustamente rendiamo grazie e lodiamo Dio. Nei decenni di questo secolo abbiamo aperto gli occhi e vediamo più chiaramente che l’unità dei cristiani è veramente la volontà di Dio e che siamo chiamati a cooperare per farla progredire.

La ricerca dell’unità cristiana richiede di riscoprire la nostra comune eredità di fede e di valori morali. Comprende l’esercizio di una comune memoria mentre insieme ci appropriamo delle grandi verità di fede e mostriamo le ferite del passato all’amore soccorrevole del nostro Salvatore Risorto e glorioso. La piena comunione di tutti i popoli nella fede e nella vita sacramentale è il disegno di Dio per la sua famiglia. Questo disegno ci è stato rivelato in Cristo e sta diventando sempre più chiaro per noi, sotto la guida dello Spirito Santo nella Chiesa.

2. C’è una particolare profondità nel considerare questa sfida nel luogo nel quale ci siamo oggi riuniti. Qui, nella Cattedrale di Mdina, siamo nella città vecchia, nella “vecchia città” di Malta. Secondo la tradizione popolare, questa Cattedrale è stata costruita sul luogo del Palazzo di Publius, il “protos” dell’Isola che ha dato il benvenuto a Paolo di Tarso quando era naufragato durante il ritorno a Roma. Gli Atti degli Apostoli raccontano: “L’isola si chiamava Malta. Gli indigeni ci trattarono con una rara umanità; ci accolsero tutti attorno a un gran fuoco che avevano acceso perché era sopraggiunta la pioggia ed era freddo” (At 28, 1-2).

La figura di San Paolo illumina il compito ecumenico e missionario che i cristiani affrontano oggi. I suoi scritti ci presentano con vivacità il messaggio centrale del Vangelo: che Gesù Cristo è il nostro unico Salvatore e che troviamo la vita eterna attraverso la fede in Lui. L’opera di Cristo - la sua Morte e Resurrezione che ci ha salvato - è il centro della nostra fede. Questa è la Lieta Novella che tutti abbiamo ricevuto in un messaggio che è stato accolto in tutte le età dagli abitanti di Malta. Li ha ispirati a seguire le orme di S. Paolo proclamando questa Lieta Novella in tutto il mondo, imitando il suo coraggio e fervore e la sua volontà di fare sacrifici per amore del Vangelo.

Oggi, mentre ci avviciniamo al Terzo Millennio dell’era cristiana, spetta a tutti noi che siamo stati battezzati in Cristo, dare una testimonianza forte e sempre più unita a Lui. Le differenze che ci impediscono di godere della pienezza dell’unità nella fede e nella vita sacramentale, che è la volontà di Cristo per i suoi fedeli, non dovrebbero distrarci dal chiederci che cosa abbiamo in comune: un unico Salvatore che è morto e risorto perché potessimo vivere. La ricerca dell’unità cristiana e la chiamata a testimoniare sono intimamente legate. Non si dovrebbe mai pensare che lo sforzo missionario e quello ecumenico siano in qualche misura in competizione, o che l’uno si sviluppi a spese dell’altro. Il nostro sforzo per l’unità stessa comporta la testimonianza dell’opera di riconciliazione e di cura di Dio. Cerchiamo sempre più profondamente la riconciliazione l’uno con l’altro, in modo che il mondo possa vedere più chiaramente che “è stato Dio infatti a riconciliare il mondo in Cristo” (2 Cor 5, 19).

3. Alla luce di queste riflessioni vorrei cogliere l’opportunità per lodare il lavoro della Commissione cattolica ecumenica. Il popolo maltese è quasi tutto cattolico e gli altri cristiani per la maggior parte vengono da altri Paesi. Tuttavia, i cattolici di Malta non hanno mancato di capire che “la Chiesa cattolica è impegnata verso il movimento ecumenico con una decisione irrevocabile e il desiderio di contribuire ad essa con tutte le sue risorse” (Indirizzo alla Curia romana, 29 giugno 1985).

La responsabilità di portare avanti questo compito non spetta soltanto a quei Paesi nei quali vi sia una forte presenza di cristiani ortodossi, anglicani e protestanti, accanto alla Chiesa cattolica. Al contrario, questi Paesi hanno un grande bisogno della preghiera, dell’interessamento e del sostegno dei Paesi a larga maggioranza cattolica.

Quando un’altra Chiesa o comunità ecclesiale accetta di dialogare con la Chiesa cattolica, inizia una nuova relazione con l’intera Chiesa cattolica. La Commissione ecumenica a Malta, riconoscendo questo fatto, mirava ad incoraggiare uno spirito ecumenico all’interno della comunità cattolica. Questo a sua volta ha creato un rapporto di amicizia fra i Cattolici e gli altri cristiani che vivono qui. L’importanza del vostro lavoro locale e le vostre buone relazioni non dovrebbero essere sottovalutate.

4. Cari amici, più di diciannove secoli fa, Malta ha accolto e ha dato un caloroso benvenuto al grande portatore del Messaggio di Riconciliazione, l’Apostolo Paolo. I Maltesi lo hanno ricevuto con gentilezza e carità e il suo messaggio ha posto radici nell’isola. Oggi esorto tutti voi ad accogliere ancora una volta il messaggio di Paolo: “Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo” (2 Cor 5, 18). Vi esorto ad approfondire la preghiera di Cristo: “Perché tutti siano una sola cosa. Come, tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21).

Ai rappresentanti della comunità musulmana esprimo il mio saluto caloroso e la gratitudine per la loro presenza. Vi assicuro che la Chiesa cattolica guarda a voi con sentimenti di stima e di fraternità, confidando che un maggior bene nel servizio dell’umanità può derivare da una maggiore reciproca comprensione e dal dialogo. Infatti, è importante che tutti coloro che credono nel Dio misericordioso e onnipotente si adoperino congiuntamente per promuovere e difendere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia sociale, i valori morali, la pace e una reale mutua libertà religiosa (cf. Nostra aetate, 3).

Restiamo forti e ferventi nella preghiera. Possa Dio, che ha cominciato questo buon lavoro in noi, portarlo a termine. Amen.

 

© Copyright 1990 -  Libreria Editrice Vaticana

 

top