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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II PER LA BENEDIZIONE DELLO STADIO OLIMPICO DI ROMA
Giovedì, 31 maggio 1990
Cari amici sportivi!
1. Tra qualche giorno, questo campo sportivo - come tanti altri in diverse
città italiane - diventerà il centro dell’interesse degli appassionati di calcio
di tutto il mondo: sarà il luogo della festa della gioventù, la festa dello
sport. Ringrazio vivamente il sig. João Havelange, presidente della Federazione
Internazionale Calcistica (FIFA), il sig. Arrigo Gattai, presidente del Comitato
Olimpico Italiano, l’onorevole Franco Carraro, sindaco dell’Urbe, per le cortesi
parole che hanno voluto rivolgermi. Porgo un deferente saluto al signor
presidente del Consiglio dei Ministri e a tutte le autorità presenti. Un saluto
particolarmente cordiale a tutti voi, amici sportivi, rappresentanti delle
Nazioni che parteciperanno a questi Mondiali, a voi dirigenti e maestranze che
avete contribuito al rinnovamento dello stadio. Assieme col card. vicario,
saluto voi giovani della città di Roma, che non avete voluto mancare a una così
significativa manifestazione.
Il mio pensiero va pure a quanti seguono questa stessa cerimonia attraverso
la radio e la televisione in molti Paesi del mondo. Tutti saluto con affetto.
2. Ho accolto volentieri l’invito rivoltomi, in apertura dei Campionati
mondiali di calcio, a benedire questo Stadio Olimpico ristrutturato e ampliato.
La mia presenza vuol esprimere ancora una volta la sollecitudine pastorale della
Chiesa verso il mondo dello sport. Nei prossimi giorni, qui come negli altri
campi di gioco, si daranno appuntamento tante persone provenienti da ogni
continente. Nella passione sportiva esse trovano un coefficiente di intesa che
le avvicina e le conduce a instaurare rapporti di leale confronto e di sincera
amicizia. Sono valori a cui la Chiesa non può restare indifferente: essi,
infatti, sono strettamente collegati col messaggio di universale fraternità che
essa proclama.
Le diverse squadre saranno chiamate nei prossimi giorni a raccogliere una
sfida quanto mai esigente: far sì che ogni partita costituisca un appuntamento
di lealtà, di distensione e di amicizia. Impegno, questo, che coinvolge non
soltanto i giocatori in campo, ma tutti gli sportivi. In effetti, il valore di
una tale manifestazione calcistica consiste fondamentalmente nel fatto che essa
offre l’opportunità a tanta gente, diversa per cultura e nazionalità, di
incontrarsi, di conoscersi, di apprezzarsi reciprocamente e di divertirsi
insieme, gareggiando lealmente e, in spirito di corretta emulazione, senza
cedere alla tentazione dell’individualismo e della violenza.
Lo sport è certamente una delle attività umane più popolari che molto può
influire sui comportamenti della gente, soprattutto dei giovani; tuttavia,
anch’esso è soggetto a rischi e ambiguità; deve, pertanto, essere orientato,
sostenuto e guidato perché esprima in positivo le sue potenzialità.
“Lo sport è al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dello sport” -
così si legge nel “Manifesto”, sottoscritto da numerosi atleti proprio in questo
stadio, il 12 aprile 1984, in occasione del loro Giubileo internazionale -. “Lo
sport - prosegue il suddetto documento - è gioia di vivere, desiderio di
esprimersi in libertà, tensione a realizzare compiutamente se stessi; è
confronto leale e generoso, luogo d’incontro, vincolo di solidarietà e di
amicizia”.
3. Sì, oltre che festa dello sport, i Mondiali di Calcio possono diventare la
festa della solidarietà tra i popoli. Ciò presuppone, però, che le competizioni
agonistiche siano considerate per quello che in fondo sono: un gioco nel quale
vince il migliore e, allo stesso tempo, un’occasione di dialogo, di
comprensione, di arricchimento umano reciproco.
Occorre, pertanto, individuare e superare i pericoli che minacciano lo sport
moderno: dalla ricerca ossessiva del guadagno alla commercializzazione di quasi
ogni suo aspetto, dalla spettacolarizzazione eccessiva all’esasperazione
agonistica e tecnicistica, dal ricorso al doping e ad altre forme di frode, alla
violenza. Solo ricuperando efficacemente il suo compito e le sue potenzialità di
educazione e di socializzazione, lo sport può svolgere un ruolo di significativo
rilievo e concorrere, per la sua parte, a sostenere le speranze che muovono i
cuori degli uomini, specialmente dei giovani, in questo scorcio di secolo che si
apre sul terzo millennio cristiano.
4. Nei cantieri di lavoro, sia in quelli aperti nelle varie città per la
ristrutturazione degli stadi, sia in quelli avviati per approntare nuovi
servizi, si sono impegnati migliaia di tecnici e di operai prodigandosi con ogni
diligenza. Purtroppo, nel corso dei lavori, alcuni vi hanno trovato la morte:
mentre elevo al Signore la mia preghiera di suffragio per le vittime, esprimo
sincera partecipazione al dolore dei familiari così duramente colpiti.
Anche la considerazione di questi “costi umani”, cari amici sportivi, vale a
confermare il mio auspicio perché gli sforzi e i sacrifici compiuti facciano di
“Italia ‘90” un momento di crescita nella fraternità per i connazionali e per
tutti gli uomini. L’attenzione allo sport-spettacolo, che in questi giorni
richiamerà l’opinione pubblica mondiale, non deve far dimenticare l’urgenza dei
problemi e delle grandi attese dell’umanità, anzi deve rendere tutti ancor più
persuasi che, concentrando le energie vive e coordinando gli intenti in una
mobilitazione generale, come qui si è fatto, è possibile affrontare e vincere le
grandi sfide del nostro tempo: la lotta alla fame, la realizzazione della pace,
la costruzione di un mondo dove ogni essere umano sia accolto, amato e
valorizzato.
Affido a tutti voi questo mio augurio, che diventa pressante incoraggiamento
e fiduciosa preghiera.
5. Non posso non rivolgere a questo punto un particolare saluto a voi, atleti
di tanti Paesi, veri protagonisti dei prossimi Mondiali. A voi guardano gli
sportivi di ogni angolo del pianeta. Siate consci della vostra responsabilità!
Non è solo il campione nello stadio, ma l’uomo nella completezza della sua
persona che deve diventare un modello per milioni di giovani, i quali hanno
bisogno di “leader” e non di “idoli”. Hanno bisogno di uomini che sappiano
comunicare loro il gusto dell’arduo, il senso della disciplina, il coraggio
dell’onestà e la gioia dell’altruismo. La vostra testimonianza, coerente e
generosa, può incitarli ad affrontare i problemi della vita con altrettanto
impegno ed entusiasmo.
È significativo che alcune tipiche espressioni del linguaggio sportivo -
come, ad esempio, scegliere, allenarsi, disciplinare la propria vita, resistere
alla fatica con perseveranza, fidarsi di una guida esigente, accettare le regole
del gioco con onestà - non siano sconosciute ai discepoli di Cristo. Anche la
vita cristiana, infatti, richiede un sistematico allenamento spirituale, giacché
il cristiano come “ogni atleta è temperante in tutto”.
6. Cari atleti, da ogni parte del mondo siete giunti a Roma, antica residenza
dei Cesari e centro perennemente vivo della cristianità. La Città eterna mette a
vostra disposizione il patrimonio delle sue memorie classiche e dei suoi valori
cristiani. Sappiate porvi in ascolto dell’alto messaggio umano e religioso, che
viene a voi da tanti monumenti e vestigia cariche di storia. Non siate ospiti
distratti, incapaci di intendere le mille voci che parlano di grandezza morale
e, soprattutto, di eroismo cristiano, espresso non di rado con la suprema
testimonianza del sangue!
Il Papa è qui tra voi per benedire questo stadio rinnovato, ma è qui
soprattutto per richiamare la vostra attenzione sui tesori che venti secoli di
storia cristiana hanno accumulato in questa Città col contributo di intere
generazioni di credenti. Il vostro occhio saprà riconoscerne le tracce negli
edifici sacri e profani, nei nomi delle vie e delle piazze, nelle parole incise
nelle pietre o risonanti sulle labbra dei fedeli, che anche oggi popolano i suoi
templi.
Cari giovani, voi costituite le forze più fresche che le nazioni, a cui
appartenete, hanno inviato a questo confronto sportivo. Siate fieri di questa
scelta, ma sentite anche la responsabilità di rappresentare degnamente il vostro
Paese, scambiandovi lealmente il dono del vostro entusiasmo per la vita e per
tutto ciò che la fa nobile e grande. Non dimenticate che nulla v’è al mondo di
più nobile e di più grande di ciò che ci ha recato Gesù Cristo, Verbo di Dio
incarnato per l’eterna salvezza dell’uomo.
Nel suo nome esprimo l’auspicio che la permanenza a Roma, Sede di Pietro e
centro della Chiesa, avvicini ciascuno di voi ai tesori di verità e di vita che
il Vangelo custodisce per gli uomini di oggi e di domani. Lo stesso impegno
sportivo, a cui vi accingete, vi aiuti a mirare verso le mete più alte alle
quali vi chiama l’agone della vita. Con questi sentimenti chiedo a Dio di
rivolgere il suo sguardo verso quanti prenderanno parte a questa competizione,
generosa e leale, diffondendo intorno a sé concordia e amicizia.
La benedizione del Signore onnipresente sia nei vostri cuori e li colmi di
pace e di gioia.
© Copyright 1990 - Libreria
Editrice Vaticana
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