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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DEI FARMACISTI CATTOLICI

Sabato, 3 novembre 1990

 

Signor Presidente,
Signore, Signori e cari amici,

1. È con piacere che accolgo voi che siete giunti a celebrare il quarantesimo anniversario della fondazione della Federazione internazionale dei Farmacisti cattolici. Ringrazio il vostro Presidente, Dottor Edwin Scheer, per il caloroso saluto che mi ha rivolto e per la descrizione che ci ha fornito del fermo impegno della vostra Federazione nell’adempiere alle finalità coraggiosamente tracciate dai suoi fondatori. Quattro decenni di attività crescente confermano l’importanza e il valore della vostra istituzione.

2. Sapete che la Chiesa considera la sollecitudine verso i malati come un aspetto privilegiato della sua missione. Pur essendo particolarmente legata al sostegno spirituale, essa non potrebbe ignorare tuttavia la salute del corpo. Non ha essa improntato sovente il vostro linguaggio, parlando di “grazia medicinale”, oppure descrivendo le virtù e i valori spirituali come dei “rimedi”?

Lo straordinario sviluppo della scienza e della prassi medica, quello della cura dei malati da parte della società, quello della medicina preventiva presuppongono un considerevole sviluppo parallelo della farmacologia. In questa maniera, il farmacista, che è sempre stato un intermediario tra il medico e il malato, vede allargarsi l’ambito della sua funzione di mediazione. La coscienza dei vostri doveri vi porta a riflettere sempre più sulle dimensioni umane, culturali, etiche e spirituali della vostra missione. Infatti, il rapporto tra il farmacista e colui che chiede dei rimedi va molto al di là dei suoi aspetti commerciali, poiché richiede una profonda percezione dei problemi personali dell’interessato oltre che degli aspetti etici fondamentali dei servizi resi alla vita e alla dignità della persona umana.

3. Come ho avuto tanto spesso occasione di sottolineare, i farmacisti possono essere sollecitati verso fini non terapeutici, suscettibili di contravvenire alle leggi della natura, a danno della dignità della persona. È, quindi, chiaro che la distribuzione di medicinali - così come il loro concepimento e la loro utilizzazione - dev’essere retta da un codice morale rigoroso, osservato attentamente. Il rispetto di questo codice di comportamento presuppone la fedeltà ad alcuni principi intangibili che la missione dei battezzati e il dovere di testimonianza cristiana rendono particolarmente attuali.

Tutto questo richiede, da parte del farmacista, una riflessione rinnovata incessantemente. Le forme di aggressione nei confronti della vita umana e della sua dignità divengono sempre più numerose, in particolare attraverso l’uso di medicine, mentre queste non devono essere mai adoperate contro la vita, direttamente o surrettiziamente. È per questo che il farmacista cattolico ha il dovere - in accordo, d’altronde, con i principi immutabili dell’etica naturale proprio alla coscienza dell’uomo - di essere un consigliere attento per coloro che acquistano i rimedi, senza parlare dell’aiuto morale che egli può dare a tutti coloro che, venuti ad acquistare un prodotto, si attendono da lui anche un consiglio, una ragione per sperare, una via da seguire.

4. Nella distribuzione delle medicine, il farmacista non può rinunciare alle esigenze della sua coscienza in nome delle leggi del mercato, né in nome di compiacenti legislazioni. Il guadagno, legittimo e necessario, dev’essere sempre subordinato al rispetto della legge morale e all’adesione al magistero della Chiesa. Nella società si dovrebbero poter riconoscere i farmacisti cattolici, al tempo stesso competenti e testimoni fedeli, senza i quali le istituzioni e le associazioni che li raggruppano a questo titolo perderebbero la loro ragion d’essere.

Per il farmacista cattolico, l’insegnamento della Chiesa sul rispetto della vita e della dignità della persona umana, sin dal suo concepimento fino ai suoi ultimi momenti, è di natura etica e morale. Non può essere sottoposto alle variazioni di opinioni o applicato secondo opzioni fluttuanti. Conscia della novità e della complessità dei problemi posti dal progresso della scienza e delle tecniche, la Chiesa fa ascoltare più spesso la sua voce e dà chiare indicazioni al personale della sanità di cui i farmacisti fanno parte. Aderire a questo insegnamento rappresenta sicuramente un dovere difficile da adempiere concretamente nel vostro lavoro quotidiano, ma si tratta, per il farmacista cattolico, di orientamenti fondamentali cui non può rinunciare.

5. Nell’esercizio della vostra professione, siete chiamati a mostrarvi vicini agli utenti delle medicine: essi sono per voi il vostro prossimo da considerare, come il Buon Samaritano, non soltanto in funzione dei suoi bisogni immediati, ma come un fratello che chiede più che un aiuto materiale.

Il Vangelo parla di una potenza guaritrice che emanava dalla persona stessa di Cristo; i malati e gli infermi lo cercavano come colui che sapeva guarire le anime e i corpi. È in questo spirito che siete chiamati ad agire, in virtù della vostra professione e della vostra fede cristiana.

Questa era l’ispirazione dei vostri fondatori, che noi oggi ricordiamo con ammirazione e con riconoscenza. La vostra associazione vi aiuta a prendere una chiara coscienza dei vostri doveri specifici. La Chiesa ha bisogno della vostra testimonianza che può esplicarsi, tra l’altro, attraverso la vostra azione per orientare i pubblici poteri verso il riconoscimento, nella legislazione, del carattere sacro ed intangibile della vita e di tutto quanto può contribuire a migliorare le sue condizioni fisiche, psicologiche e spirituali.

6. Di cuore, invoco sulla vostra Federazione, su voi stessi e sulle vostre famiglie, come sul vostro lavoro quotidiano, il sostegno della Benedizione di Dio. Possa la Santissima Vergine, Madre di bontà e di saggezza, guidarvi sul cammino della fede e nel servizio che rendete alla vita!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 
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