Capodimonte (Napoli) - Sabato, 10 novembre 1990
Onorevoli ed egregi signori!
1. Saluto tutti e ciascuno di cuore. Ringrazio in special modo il presidente
della Giunta Regionale per le cordiali espressioni di benvenuto che ha voluto
rivolgermi.
Attribuisco particolare rilievo a questo mio incontro con voi, rappresentanti
del popolo e amministratori eletti a governare gli Enti locali. Voi siete
deputati a promuovere il progresso sociale e civile di questa popolosa Regione
del Mezzogiorno d’Italia. A voi va il mio augurio per un corretto, trasparente e
fruttuoso esercizio delle vostre funzioni a servizio della civile convivenza in
questo territorio.
Da parte della Chiesa, attenta alle luci e alle ombre del contesto
meridionale, non può mancare una parola di indirizzo e di sostegno
nell’adempimento del vostro difficile compito, affinché possiate rispondere
sempre meglio ai bisogni di sviluppo economico e di progresso civile della
Regione.
In tale prospettiva colgo l’occasione per richiamare il motivo ispiratore del
recente documento dell’episcopato italiano dal titolo: “Sviluppo nella
solidarietà. Chiesa italiana e Mezzogiorno”. Esso assume il problema dello
sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno secondo la sua essenziale
dimensione morale, nell’intento di favorire con un proprio progetto una
illuminata tensione collettiva per far crescere la società meridionale (cf. nn.
4 et 15).
2. Questa Regione, dalle antiche tradizioni storiche, civili e culturali, che
vanta singolari ricchezze naturali e paesaggistiche, senza dubbio è stata
scenario di grandi trasformazioni economiche, sociali e civili, che nel corso
degli ultimi decenni ne hanno ridisegnato il volto, contribuendo a una crescita
del benessere della popolazione, ma lasciando sussistere non pochi e non piccoli
problemi.
Alcuni di essi, maggiormente avvertiti - come, ad esempio, la debolezza
economica, l’inadeguatezza dei servizi, la forte disoccupazione giovanile -
costituiscono fattore di disagio e di preoccupazione. È necessario risvegliare e
coinvolgere energie, a partire dai giovani, avviare iniziative concrete verso i
più bisognosi, sostenere impegni e speranze per costruire la vita associata a
dimensione umana. Tali problemi riportano l’attenzione anche sul governo e
sull’amministrazione della città e insieme sulla urgenza di sollecitare la
partecipazione e la corresponsabilità delle diverse forze sociali, così da
favorire l’armoniosa crescita e l’ordinato sviluppo delle varie autonomie
locali.
3. Sono motivo di grave preoccupazione gli attentati alla sicurezza delle
persone e alla vita delle comunità in talune aree, in cui si sono radicate e si
espandono le organizzazioni criminali, che, come la camorra, trovano in questo
territorio un campo fertile. La non infrequente violazione dei principi che
dovrebbero informare le relazioni sociali, la prevalenza di particolarismi, la
illegalità diffusa hanno posto in crisi le istituzioni, inducendo il distacco
dei cittadini da esse, anche per l’uso che talvolta di esse vien fatto a scopi
privati.
È chiaro che i problemi configurati da questa situazione sono primariamente
politici, sociali, culturali ed economici, ma non v’è dubbio che la loro radice
è di ordine etico, giacché certi meccanismi perversi, che aggravano il disagio
della vostra Regione come di tutto il Mezzogiorno, appartengono a quelle
“strutture di peccato” che hanno il loro fondamento nelle colpe personali, in
quanto collegate ad atti concreti delle persone, che le introducono, le
consolidano e ne rendono difficile la rimozione.
Per una riforma morale e sociale delle Regioni meridionali è di valido
orientamento il documento già citato dei vescovi italiani, che individua in
alcuni fattori specifici la causa della frattura tra morale e società,
sottolineando in particolare il peso eccessivo assunto dalla mediazione
politica, che spesso finisce col deformare profondamente la struttura di base
della vita associata. In tale contesto i diritti diventano favori e le attese
socialmente legittimate, come anche i meriti effettivamente acquisiti, giungono
a contare meno delle appartenenze di gruppo.
Non v’è chi non veda l’urgenza di un grande ricupero di moralità personale e
sociale, di legalità. Sì, urge un ricupero di legalità! Sta qui la base di
qualunque progetto di riscatto e di sviluppo per il Mezzogiorno. Da una
restaurata moralità sociale a tutti i livelli deriverà un nuovo senso di
responsabilità nell’agire pubblico, come pure un ampliamento dei luoghi di
formazione sociale e un più motivato impulso alle diverse forme di
partecipazione e di volontariato.
4. La ripresa del Mezzogiorno, dunque, deve essere globale: e cioè di ordine
economico, sì, ma insieme politico, culturale, e soprattutto morale. Non basta
adoperarsi per l’elevazione del benessere materiale delle popolazioni, né in
questo si esaurisce quella che viene definita la “qualità della vita”; occorre
creare condizioni di vivibilità umana, di sicurezza della convivenza, di
solidarietà, particolarmente nei confronti dei più deboli e meno garantiti.
Voglio allora cogliere l’occasione di questo incontro con la classe
politico-amministrativa della città di Napoli, della Provincia e della Regione
per richiamare a un impegno che consenta alla società napoletana e campana di
indirizzare tutte le energie disponibili verso uno sviluppo dagli orizzonti più
ampi, nel segno della pacifica convivenza e della solidarietà sociale. Di fronte
alle sfide derivanti dai nuovi assetti dell’Europa e del bacino del
Mediterraneo, occorre valorizzare le risorse, spesso nascoste, di tipo
lavorativo, produttivo, professionale, culturale, di cui questa terra abbonda.
Una delle cause dell’inadeguato sviluppo del Mezzogiorno italiano è proprio
questa: l’utilizzo non appropriato delle risorse disponibili. L’impresa è
complessa e suppone il coinvolgimento di tutti i soggetti sociali interessati:
istituzioni rappresentative e autorità di governo locali, operatori economici e
finanziari, organizzazioni sindacali e sociali, strutture universitarie e
culturali. A tutti va la mia parola di incoraggiamento.
5. La Chiesa, per parte sua, nell’ambito della sua missione e nel rispetto
delle altrui competenze, intende cooperare per il futuro di questa città e di
questa Regione. Essa, nella fedeltà alla parola del Signore, chiama a un
mutamento e a una rettifica dei comportamenti individuali e sociali per la
realizzazione di una piena giustizia e di una vera pace.
Nel nome di Dio, anch’io faccio appello alla responsabilità di ciascuno,
perché con la valorizzazione di tutte le risorse ed energie, col coinvolgimento
di tutti i soggetti sociali, le generose popolazioni di questa Regione possano
vedere assicurato un futuro di sicurezza, di prosperità, di pace.
Il Signore vi conceda sapienza e discernimento, energia e coraggio, così che
possiate operare validamente per il progresso delle vostre collettività e
meritare il consenso dei cittadini.
Con questi auspici vi benedico di cuore.
© Copyright 1990 - Libreria
Editrice Vaticana