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VISITA PASTORALE IN CAMPANIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON IL MONDO DEL LAVORO
NELLO STABILIMENTO ANSALDO TRASPORTI

Napoli - Sabato, 10 novembre 1990

 

Cari amici!

1. Sono lieto di potermi incontrare con voi, nel corso di questa visita pastorale alla generosa e accogliente città di Napoli. Vi saluto con affetto e vi ringrazio per i sentimenti che mi avete espresso per bocca dei vostri rappresentanti.

L’incontro in questa sede dell’Ansaldo Trasporti, che vanta un secolo e mezzo di storia e raccoglie attualmente un gruppo di aziende ben note in Italia e all’estero, non richiama solo i gloriosi primati di questa città nel campo dei trasporti con la costruzione della prima ferrovia italiana sul percorso Napoli-Portici (1839), ma vuole anche sottolineare il lavoro, la professionalità, l’industriosità, la competenza di diverse generazioni di uomini del lavoro, i quali costituiscono la memoria viva, di ogni impresa produttiva.

Salute, dunque, e onore a voi da parte del vescovo di Roma, del successore di Pietro, del rappresentante di “Colui” che, essendo Dio, divenne simile a noi in tutto (cf. Eb 2, 17; Fil 2, 5-8) e dedicò la maggior parte della sua vita sulla terra al lavoro manuale. Avendo voluto fare l’artigiano come Giuseppe di Nazaret, egli stesso “appartiene al mondo del lavoro, ha per il lavoro umano riconoscenza e rispetto; si può dire di più: egli guarda con amore questo lavoro” (Laborem exercens, 26).

2. Con gli stessi sentimenti anch’io guardo a voi, lavoratori di questa città. Mi rendo perfettamente conto che il lavoro assume particolari significati secondo le situazioni storiche, economiche e culturali dell’ambiente in cui è svolto. Nel vostro territorio, ad esempio, esso è stato in passato ed è ancor oggi, nonostante i grandi progressi tecnologici e produttivi, un bene scarso, atteso, ricercato, reso instabile e insicuro dalle trasformazioni industriali. Perciò, oltre ad esprimervi rispetto e vicinanza, intendo farmi compartecipe e interprete dei problemi, delle ansie, delle speranze, che mi sono state poc’anzi presentate. Intendo ribadire, qui davanti a voi, alla luce dell’insegnamento sociale della Chiesa, la centralità della missione umana del lavoro e il fondamentale ruolo dei movimenti di solidarietà tra i lavoratori per lo sviluppo e la crescita di questa città e della sua area metropolitana.

Grandi trasformazioni industriali hanno investito l’apparato produttivo napoletano nel corso degli ultimi decenni, con conseguenze economiche e sociali di rilevante entità. Se tali trasformazioni hanno richiesto un necessario ammodernamento e nuove forme di organizzazione del lavoro, hanno comportato anche non lievi costi sociali per quanto riguarda sia i livelli occupazionali sia l’esistenza stessa degli impianti produttivi.

Al riguardo, non posso fare a meno di sottolineare che l’impresa, più che un patrimonio di strutture materiali, è un patrimonio di conoscenze e di esperienze accumulato negli anni, un patrimonio quindi che non appartiene più unicamente al singolo imprenditore, avendo acquistato le caratteristiche di un bene sociale.

3. Cari amici, il lavoro è “un bene dell’uomo”, “un bene della sua umanità, attraverso il quale egli non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma realizza anche se stesso come uomo e anzi, in un certo senso, «diventa più uomo»” (Laborem exercens, 9). Lavorare pertanto è un onore, e un onore a cui si ha diritto, perché esso fa parte dell’innata dignità di ogni essere umano. La possibilità di lavorare non può quindi dipendere dal mutevole e spesso imprevedibile andamento dell’economia, quasi si trattasse di un semplice fenomeno congiunturale, ma appartiene all’intima realtà dell’uomo e della donna, creati a immagine e somiglianza divina. Procurare che tutte le persone atte al lavoro lo abbiano di fatto, non è allora concedere un favore, ma rispettare un diritto iscritto nell’originario disegno del Creatore.

Se il criterio della “flessibilità” può legittimamente ispirare la ricerca di nuove modalità organizzative, occorre tuttavia ricordare che non è mai flessibile la dignità dell’uomo lavoratore con i suoi diritti.

4. A ogni diritto corrisponde un dovere. In questo caso, ogni istanza sociale è chiamata a offrire il suo apporto: le strutture politiche e amministrative, il mondo del commercio e dell’industria, i lavoratori e le associazioni che li rappresentano. In tale sinergia di impegni consiste la solidarietà, che necessariamente deve presiedere alla vita sociale. Solidarietà effettiva che non riveste soltanto una dimensione verticale, verso i responsabili istituzionali ed economici, ma che, come dimostra la nascita e lo sviluppo delle associazioni di operai, assume pure una dimensione orizzontale, tra i lavoratori stessi.

Va sottolineata con forza l’esigenza di questa solidarietà orizzontale, in favore di coloro che ne hanno più bisogno, perché più deboli e quindi più vulnerabili di altri. Penso, in particolare, alle donne; penso soprattutto ai giovani, i quali, in mancanza di normali possibilità occupazionali, sono spesso vittime del lavoro nero, e talora soggiacciono persino alla tentazione della criminalità spicciola od organizzata. Penso anche ai cosiddetti extracomunitari: le tragiche vicende in cui non di rado si trovano coinvolti sono note a tutti. L’Italia, e Napoli in particolare, vantano una lunga tradizione di accoglienza e di ospitalità che va mantenuta e incoraggiata. Non si dimentichi, carissimi fratelli e sorelle, il precetto biblico, secondo cui lo straniero, l’orfano e la vedova devono essere oggetto di speciale attenzione da parte degli altri membri della comunità (cf. Dt 10, 18). Non sono forse anch’essi i “piccoli”, di cui parla spesso il Signore (cf. Mt 25, 35 ss.)? i “poveri”, che siamo tenuti ad amare in modo preferenziale?

5. In questo modo ciascuno, oltre che oggetto della solidarietà, ne diventa in varia forma attivo soggetto: la solidarietà è infatti “di tutti verso tutti” (cf. Sollicitudo rei socialis, 38).

Anzi, essa deve diventare il distintivo qualificante di ogni società moderna e organizzata. Anche nella vostra città e nella sua dinamica periferia, nei vostri quartieri affollati e nella cintura dell’area metropolitana non è possibile un vero sviluppo senza il contributo responsabile e generoso di tutta la comunità.

Tocca anche a voi, lavoratori, prestare la vostra valida collaborazione in questa impresa a favore del bene comune. Non potete ignorare, infatti, che il vostro ruolo nella situazione napoletana è di particolare rilievo soprattutto in questa fase nella quale la realtà di Napoli e del Mezzogiorno viene presentata come realtà in degrado. Il vostro lavoro è punto di riferimento obbligato per il riscatto economico e sociale della vostra terra; la vostra esperienza di solidarietà è la base sulla quale si devono sviluppare tutte le relazioni umane e civili. Questa è la vostra grande responsabilità: essere coscienti che sul lavoro, sul vostro lavoro si fonda in gran parte la possibilità di rinforzare la speranza collettiva, che è la condizione per il consolidarsi di una piena identità della comunità napoletana.

Coltivando un simile atteggiamento, voi potete legittimamente attendervi che pure gli altri siano solidali con voi: le istituzioni pubbliche, le aziende dove lavorate e la società nel suo insieme.

La solidarietà è giustizia. La solidarietà è rispetto della persona. Tutto l’insieme dei rapporti vicendevoli deve ispirarsi a questo fondamentale principio. In questa luce il profitto in se stesso, obiettivo necessario e legittimo di un’azienda o impresa, non può essere l’unico e supremo criterio delle scelte imprenditoriali. In una concezione umana e quindi ragionevole dell’economia vanno, invece, sempre salvaguardate le persone, i loro diritti e quelli della famiglia, il loro futuro, le loro esigenze culturali e spirituali. La solidarietà è, infatti, soprattutto amore.

6. Cari amici, il Papa e la Chiesa sono solidali con voi. Sono al vostro fianco, nella fatica e nella speranza; nell’impegno per garantire il posto di lavoro e nella realizzazione di una società rispettosa dei vostri diritti e della dignità di ogni uomo.

Questa solidarietà della Chiesa verso i lavoratori è una esigenza intimamente connessa con la sua vocazione alla evangelizzazione e alla promozione umana. A partire soprattutto dall’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, di cui ricorre fra non molto il centenario della pubblicazione, i miei predecessori e io stesso non abbiamo mancato di sottolineare, in diverse occasioni, l’importanza della questione operaia, indicando al tempo stesso le linee di una sua soluzione rispettosa dei diritti del mondo del lavoro e dei legittimi interessi del bene comune.

Anche questo è un segno della concreta solidarietà con cui la Chiesa segue il mondo operaio, a cui vi onorate di appartenere.

Nell’invocare su di voi e sulle vostre famiglie l’aiuto di Dio, tutti vi benedico di cuore.

Lasciatemi ancora dire una parola. Vorrei ancora una volta sottolineare il calore della vostra accoglienza, così cordiale e non solo operaia, ma familiare, vista la presenza di tanti bambini.

Entrando nei diversi ambienti, e soprattutto nelle chiese, saluto sempre le persone e cerco di abbracciare e baciare i bambini. Qui ho trovato la stessa accoglienza e ho pensato: “Dove entriamo? In una azienda, in una fabbrica o in una chiesa?”. Ho anche pensato: “È vero, è una chiesa”. Perché il lavoro umano appartiene a quella dimensione allargata del sacro, del tempio, dello spazio in cui Dio vuole essere presente. Vi ringrazio quindi per questa accoglienza che mi ha suggerito queste riflessioni.

Ci troviamo davanti allo stupendo panorama del Vesuvio tanto importante non solo nella storia di Napoli ma dell’Italia e dell’Europa intera. È una montagna simbolica, sia per la sua forza distruttrice - abbiamo i ricordi tragici della storia - ma anche per la sua forza che eleva, come tutte le montagne. L’uomo ha bisogno di una elevazione spirituale, specialmente nel suo lavoro, anche il più duro. Non si può permettere all’uomo di essere depresso, si deve cercare sempre un’elevazione, un “sursum corda”.

Dico allora a voi tutti “sursum corda”, ma non nel senso passivo. Io voglio elevare i vostri cuori, ma siete voi a dover elevare i cuori di tutti. Sappiamo bene che ci sono realtà preoccupanti, delle quali ha parlato la vostra rappresentante e sulle quali torneremo ancora in altre circostanze, ma attraverso tutto questo e nonostante tutto questo, elevate i vostri cuori e insegnate agli altri a farlo, a vivere in questa elevazione che è il destino umano.

L’uomo non è destinato a essere abbattuto, a essere depresso, schiacciato anche nelle condizioni della sua esistenza, nelle condizioni terrene. Ma l’uomo è destinato a essere elevato a una destinazione divina, perché è creato a immagine e somiglianza di Dio. Carissimi, non dimenticatelo mai.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 
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