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VISITA PASTORALE IN CAMPANIA

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON GLI AGRICOLTORI DELLA
«TERRA DI LAVORO»

Centrale Ortofrutticola di Aversa (Caserta) - Martedì, 13 novembre 1990

 

1. Ringrazio innanzitutto il presidente nazionale della Coldiretti, l’onorevole Arcangelo Lobianco, per le cortesi parole, e saluto con gioia coloro che sono qui convenuti dalla città e dai centri rurali della diocesi di Aversa e delle province di Napoli e Caserta.

Mi rivolgo in modo speciale ai coltivatori diretti e alle loro famiglie, alle donne rurali, ai giovani, ai pensionati, come pure ai dirigenti e ai soci di questa Centrale ortofrutticola, che ospita il nostro incontro. Un pensiero affettuoso va inoltre a quanti, per età o per infermità, non hanno potuto partecipare di persona, ma seguono spiritualmente questa mia visita pastorale.

2. Non è senza motivo che la vostra si chiami “terra di lavoro”. Essa infatti si è distinta nei secoli come campo di svariate attività economiche, legate in gran parte all’agricoltura. La natura del suolo, quasi ovunque pianeggiante, ha reso possibile, nei tempi recenti, anche l’uso della tecnica e dei moderni metodi di lavoro. Benedetta da Dio e fecondata dalla vostra fatica, la terra produce frutti abbondanti e pregiati, sia per la loro bellezza che per la loro varietà.

Nel compito di lavorare il suolo, affidatogli da Dio (Gen 3, 23), l’uomo può sicuramente avvalersi della tecnica per meglio usufruire delle risorse disponibili, ma lo deve fare sempre nel rispetto delle caratteristiche geofisiche, culturali e umane che contraddistinguono il territorio. È giusto pertanto che in una necessaria e opportuna programmazione economica si tenga conto delle peculiarità territoriali e strutturali, come anche delle tradizioni culturali proprie di ogni zona.

3. Il processo produttivo si inserisce oggi in un complesso sistema economico, di cui l’agricoltura è solo un anello.

Non basta in effetti produrre, ma è necessario sapersi collegare, in modo vigile, attento e sapiente, con gli altri settori produttivi - l’industria, il commercio -, con gli organismi economici e finanziari e con le stesse istituzioni politiche.

Tutte queste strutture costituiscono un quadro di dipendenze enormemente esteso e complicato che può avvalorare, ma può anche rendere vano se non è adeguatamente sostenuto, l’impegno dei produttori agricoli. Un sistema economico, pertanto, che non abbia regole e orientamenti sicuri e relativamente stabili per la produzione e la commercializzazione dei prodotti, non favorisce certamente un armonico processo di sviluppo, rispettoso dei diritti del lavoratore dei campi.

Per consentire un simile processo occorre che i responsabili politici e amministrativi offrano prospettive chiare alla professionalità degli addetti agricoli; occorre, in particolare, che si preoccupino di dare lavoro ai giovani tutelando effettivamente i diritti del mondo rurale. Ciò suppone da parte loro, tra l’altro, un’attenta e costante vigilanza per evitare il rischio di massicce concentrazioni economiche, che porterebbero alla progressiva scomparsa di migliaia di imprese agricole a gestione familiare.

4. Carissimi coltivatori e coltivatrici, cerco di conoscere i problemi con i quali vi dovete attualmente confrontare soprattutto ad Aversa, capoluogo del comprensorio agricolo di maggiore rilevanza della regione campana, nel quale l’intero settore primario sta attraversando un momento di crisi. Voi stessi vi sentite talora quasi sfiduciati a causa del disinteresse che l’opinione pubblica sembra mostrare verso il vostro mondo. Auspicate inoltre più attenzione da parte dei pubblici poteri nei confronti della vostra situazione. Ma conosco anche la vostra capacità progettuale, il vostro dinamismo operativo, l’efficienza organizzativa delle molteplici associazioni alle quali appartenete. Mi è noto il coraggio che vi ha sorretto in altre circostanze e che ancora oggi vi spinge a resistere alle tentazioni di abbandono.

Nonostante le molteplici difficoltà, voi intendete proseguire l’attività agricola, perché amate la vostra terra e siete consapevoli dell’importanza del vostro lavoro per l’intera comunità. È una convinzione nella quale anch’io vi incoraggio. L’agricoltura, indispensabile risorsa della vita umana, non solo non va abbandonata, ma potenziata. Ad essa devono essere destinati sempre più adeguati mezzi e strutture. Occorre superare, in questo vasto e importante settore della vita economica e sociale, la cultura dell’emergenza e dell’assistenza fatta di interventi frammentari e discontinui. È necessario e urgente che si metta in opera un organico progetto di sviluppo e di occupazione, che tenga conto anche delle esigenze del mondo giovanile. Per realizzare ciò, è necessario l’impegno di tutti, è necessaria la vostra disponibilità, la vostra presenza e la vostra partecipazione, soprattutto in quelle sedi in cui vengono adottate le scelte decisive per il bene del vostro lavoro, delle vostre imprese e delle vostre famiglie.

Agite in ogni circostanza con lo spirito di chi adempie un dovere e di chi compie un servizio. La partecipazione consapevole e qualificata è, infatti, uno strumento di crescita autentica e di effettiva promozione del mondo del lavoro in generale. La condivisione delle responsabilità è la via efficace per esprimere la solidarietà e il servizio nei confronti del prossimo. Come ho ricordato nell’esortazione post-sinodale Christifideles laici (n. 42), “per animare cristianamente l’ordine temporale i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla “politica”, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune”.

5. Ma vi è un’altra caratteristica, che costituisce il vanto più grande della comunità rurale del passato e che può rappresentare un valore inestimabile anche per la presente e le future generazioni. Si tratta della partecipazione responsabile della gente dei campi alla vita ecclesiale: partecipazione importante, da intensificare e valorizzare sempre più. Nella comunità cristiana ognuno può realizzare pienamente la sua vocazione e offrire il suo contributo di credente all’azione evangelizzatrice dell’intero popolo di Dio.

So che frequentate assiduamente le parrocchie, che prendete parte con fede alle celebrazioni liturgiche e che onorate con fervore e gioia la Vergine Maria e i santi patroni dei vostri paesi.

Conservate gelosamente le vostre tradizioni religiose. Arricchite e rinnovate alla luce del Vangelo un così valido patrimonio di cultura e di valori cristiani. Non smarrite la vostra identità di credenti. Restate piuttosto ancorati ai perenni valori che hanno plasmato in passato intere generazioni. Penso al ruolo fondamentale della famiglia, al rispetto per gli anziani, alla cura dei malati, all’accoglienza e alla solidarietà tipica della vostra zona. Penso soprattutto all’educazione cristiana, alla preghiera in famiglia, alla recita del rosario tanto diffusa nei vostri paesi. Di fronte al progresso materiale che tende a spegnere i richiami dello spirito, riaffermate la vostra tradizione ricca di esperienza umana e di saggezza cristiana. Così, mentre il sudore della fronte feconda il lavoro faticoso della terra, la fede e il ricordo di Dio lo rendono fonte di santificazione personale, sorgente di autentica pace. E il Signore, che con la sua benedizione dona fertilità al suolo, non vi farà mancare la sua particolare assistenza.

Mostrate ai giovani, con la coerenza dei vostri comportamenti, che solo mediante la fedeltà ai principi evangelici l’uomo può raggiungere la vera felicità; testimoniate col vostro impegno che la fede dà vigore a tutte le imprese, anche a quelle economiche e sociali, nella prospettiva del regno di Dio.

Inserendovi così responsabilmente nel dinamismo spirituale e apostolico della comunità ecclesiale e apportandovi le esperienze specifiche della vostra condizione di vita e di lavoro, potrete contribuire alla crescita dell’unico corpo di Cristo e alla più rigogliosa fioritura dell’unica vigna del Signore, “in quest’ora magnifica e drammatica della storia, nell’imminenza del terzo millennio” (Christifideles laici, 2).

Affido alla Provvidenza divina questi sentimenti, questi desideri e questi auspici, implorando l’aiuto di Dio per tutti voi e per quanti condividono la vostra fatica e le vostre speranze, specialmente in questo tempo di semina.

A voi, alle vostre famiglie, ai vostri anziani, ai vostri figli la mia affettuosa benedizione!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 
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