Domenica, 18 novembre 1990
Ai bambini e alle suore
Il primo incontro della visita pastorale di Giovanni Paolo II alla
comunità di Santa Maria in Domnica si svolge nella chiesa di Santo Stefano
Rotondo. Qui il Santo Padre incontra i bambini del quartiere e le rappresentanti
delle Congregazioni femminili che operano nel territorio. Un bambino delle
scuole elementari rivolge per primo un saluto al Papa. Queste le parole
successivamente pronunciate da Giovanni Paolo II.
Sono molto lieto di trovarmi dopo tanti anni in questa chiesa di Santo
Stefano Rotondo perché l’ho sempre amata sin da quando ero giovane, un po’ meno
giovane di questi ragazzi, ma sempre giovane. Mi rallegro che in questa chiesa
posso incontrare le anime consacrate, le suore, le religiose di diverse famiglie
che qui rappresentano il loro carisma, la loro vocazione ad essere un segno del
regno dei cieli sulla terra. Pur essendo segno del regno dei cieli, loro sono
molto vicine alla terra, ai problemi della terra, alle vicende umane, alla
sofferenza umana e sono molto vicine alle famiglie e ai bambini.
Mi rallegro di trovare qui anche i bambini della scuola dell’asilo, del
periodo pre-scolastico. Ho ascoltato buoni oratori e ho imparato anche qualche
cosa. Per esempio mi hanno detto che vedono spesso il Papa in televisione. Io
devo dire che lo vedo molto poco. Ma questo mi dà già qualche consolazione. Se
voi lo vedete, questo mi basta. Io ne sono dispensato.
Ho sentito una cosa che mi piaceva molto e cioè che i bambini si impegnano
molto in diverse materie scolastiche e anche nella catechesi. Questo “anche” mi
piace e deve essere un “anche” sottolineato due volte. Ci vuole impegno nella
catechesi, per accettare la parola di Dio, per accettare tutto quello che vi
prepara a una vita cristiana sempre più matura, che vi prepara alla vita con
Gesù e in Gesù Cristo, e alla partecipazione della vita di Dio stesso. È ciò che
Gesù ci porta. Egli ci porta tanti insegnamenti, tanti orientamenti, tanti
consigli, raccomandazioni per un buon cammino della vita umana. Ma ci porta di
più, ci porta una partecipazione alla vita della santissima Trinità. È una cosa
che supera le nostre umane intelligenze, ma che comprendiamo, accettando Cristo
sacramentalmente. Nell’Eucaristia entriamo in questa realtà soprannaturale. Sono
infine lieto di trovare qui, insieme con i bambini, anche i loro genitori, come
anche le altre persone delle loro famiglie, gli insegnanti e le maestre. Saluto
tutti di cuore e tutti ringrazio per quello che fanno per la formazione dei
bambini e per la loro preparazione a una vita matura dal punto di vista umano e
cristiano. Insieme con il card. vicario, con il vescovo ausiliare per il Settore
Centro e con il vostro parroco ringraziamo tutti per questo incontro e offriamo
una benedizione affidandoci per tutti i nostri impegni, per tutto il nostro
ministero petrino, alla vostra preghiera, delle suore, dei bambini, dei genitori
e degli altri che li accompagnano.
Alla popolazione del quartiere
Dopo l’incontro svoltosi a Santo Stefano Rotondo, il Papa si reca a piedi,
tra due ali di folla festante, verso la parrocchia. All’esterno della chiesa, il
parroco, don Vincenzo Zinno, gli rivolge un indirizzo di benvenuto. Rispondendo
al saluto del parroco, il Santo Padre pronuncia le seguenti parole.
Nel nome di Gesù Cristo voglio salutare tutti i presenti e tutti coloro che
appartengono a questa comunità parrocchiale. Ammiro questa Navicella che dà il
nome a questa parte di Roma, a questo luogo e alla chiesa. È un luogo abitato
dalle persone. Vorrei raggiungere con questo augurio e con questa benedizione
ogni persona che vive qui, che vive nel mondo, che vive a Roma e che vive nella
Chiesa. Vivere nella Chiesa vuol dire vivere la vita che ci ha lasciato Gesù
Cristo, è la vita sua quella della Chiesa e, attraverso la Chiesa, ciascuno di
noi vi partecipa, ascoltando la parola di Dio, il Vangelo. Ma vi partecipa
soprattutto ricevendo i sacramenti. Sapete che il sacramento più grande, quello
che fa entrare nel mistero pasquale di Gesù, è l’Eucaristia. Io auguro a tutti,
carissimi fratelli e sorelle, una partecipazione a questa vita di Gesù Cristo
che è sempre una vita nuova. Gesù Cristo non è ieri o duemila anni fa, Gesù
Cristo è oggi e sarà così fino agli ultimi tempi di questo mondo. La nostra vita
e il nostro futuro sono nelle mani di Dio. Passa il mondo, ma Dio rimane, è
eterno. lui e suo Figlio Gesù Cristo ci invitano ad entrare nella loro vita,
nella loro vita divina. Questo è il nostro futuro, a questo è chiamato l’uomo,
ogni persona umana.
Al Consiglio Pastorale
Al termine della Santa Messa, Giovanni Paolo II incontra, in un salone
attiguo alla chiesa, il Consiglio Pastorale. Il Presidente rivolge al Papa un
indirizzo d’omaggio. Queste le parole successivamente pronunciate da Giovanni
Paolo II.
Devo dire subito che tutti abbiamo diversi carismi, come ha insegnato san
Paolo ai primi cristiani, e questo si riproduce nella Chiesa in ogni epoca.
Incontrandovi io vedo in voi anche i diversi carismi. I carismi personali, come
tutti i carismi autentici, devono collaborare per il bene comune della comunità,
della parrocchia.
Il Consiglio pastorale è un’espressione perfetta, adeguata in questa dottrina
Paolina dei carismi e ho capito, seguendo le parole del vostro rappresentante,
che questo non è solamente un Consiglio nato per dare consigli, per trattare i
problemi della parrocchia, ma è un gruppo di animatori che cerca di animare la
vita parrocchiale in diversi ambienti, con diversi compiti e con diversi
ministeri, soprattutto con il ministero catechetico, con la catechesi.
Ma ci sono anche altri ministeri molto preziosi nella Chiesa. Il ministero
caritativo e il ministero della preghiera che è un grande servizio perché porta
con sé un’animazione della vita cristiana della comunità.
Io vi ringrazio per tutto questo. Ringrazio il Signore e lo Spirito Santo per
i vostri carismi che vanno d’accordo con il carisma del vostro parroco don
Vincenzo. Vi auguro di portare avanti questa comunione di carismi per il bene
comune della vostra parrocchia, per il suo sviluppo, per il suo perfezionamento.
È una parrocchia che ha una grande tradizione, si trova nella vecchia Roma e
porta con sé il peso, ma anche il carisma di tanti secoli di vita cristiana, di
testimonianza cristiana fatta anche di martirio. Bisogna portare avanti questa
grande verità.
Ai fidanzati e ai giovani sposi
Conclusosi l’incontro con i rappresentanti del Consiglio Pastorale, il
Santo Padre incontra nella chiesa, i fidanzati e le coppie di giovani sposi. Un
ragazzo rivolge al Papa un breve saluto. Questa la risposta del Santo Padre.
Vorrei dire che non sempre avviene questo incontro, non dappertutto il Papa
incontra i fidanzati. È un incontro molto importante per un’iniziativa pastorale
molto importante, centrale perché voi vi incontrate qui soprattutto per
prepararvi al sacramento del Matrimonio di cui san Paolo dice che è un grande
sacramento, in qualche senso il sacramento primordiale, istituito dal Creatore
quasi nel momento della creazione dell’uomo e della donna. Questo sacramento
continuerà secondo l’istituzione di Cristo confermato e rinnovato. Esso
costituisce il punto di partenza per la famiglia, la famiglia cristiana.
È una cosa preziosa che voi vi prepariate a questo sacramento non solo
ascoltando alcuni temi importanti dal punto di vista della istituzione
sacramentale del Matrimonio, dal punto di vista della vita matrimoniale, ma che
vi prepariate anche pregando. Questo è più importante, ci vuole questa
preparazione perché è una cosa sacra, un sacramento. Tutto quello che tra poco
realizzerete nella Chiesa o avete già realizzato con il vostro matrimonio è
sacro, un sacramento che ha in sé il sigillo di Dio e ci prepara alla
partecipazione della vita divina, alla salvezza di Dio, alla vita eterna.
Il matrimonio è uno stato di vita che rappresenta molti aspetti gioiosi,
esaltanti, ma d’altra parte anche aspetti difficili, esigenti. Ciò si nota
guardando alla vita contemporanea, alla vita odierna. Ci sono molte crisi in
questo campo della realtà umana. Questo spinge la Chiesa, i pastori della
Chiesa, a dare più rilievo spirituale al matrimonio e alla futura famiglia. Io
penso sempre all’altro sacramento di carattere sociale che costituisce la
“società” della Chiesa: il sacramento dell’Ordine. Per questo sacramento siamo
preparati attraverso almeno sei anni di seminario. Non sarebbe male che anche
per un grande sacramento che porta con sé la responsabilità di genitori, di
sposi, di educatori, ci fossero, se non 6, almeno 3 anni di insegnamento ma, non
esistono questi seminari sistematici, seminari organizzati per i fidanzati, per
i futuri sposi. Si deve supplire a questa mancanza almeno con un’intensa
preparazione pastorale nelle parrocchie.
Io vi auguro di prepararvi bene, di approfittare di questa occasione che vi
dà la parrocchia e il vostro caro parroco con la sua sensibilità verso la
vocazione matrimoniale e familiare dei giovani. Vi auguro di prepararvi bene, vi
auguro di accettare i figli, di riceverli con slancio, con entusiasmo, per la
vostra vocazione di vita cristiana paragonabile alla vocazione religiosa,
sacerdotale. Uno slancio e un entusiasmo per questa vocazione importante,
esigente e santa. Vedo anche che c’è una preparazione che si prolunga, perché
molti sposi giovani che hanno figli piccoli e già costruiscono una famiglia,
tornano a questi incontri. Vuol dire che sentono il bisogno di continuare nello
stesso clima, di continuare con le stesse riflessioni, con la stessa preghiera.
E questo è giustissimo.
Al gruppo giovanile
L’ultimo incontro della giornata è quello con i giovani della parrocchia,
introdotto da un saluto rivolto al Papa da uno di essi. Queste le parole
successivamente rivolte dal Papa al gruppo giovanile.
Ecco delle belle parole: “cammino della fede”. Il cammino ci porta sempre
l’immagine di una cosa materiale, spaziale, che conduce da un posto a un altro.
Si tratta invece di un cammino in senso analogico, di un cammino spirituale. Non
si tratta di posti, ma si tratta di progressi, di maturazioni. È un cammino in
senso spirituale, interiore, che trova la sua radice, la sua forza propulsiva
nella fede. Nella fede in Gesù Cristo, perché da lui viene la fede, da lui viene
la certezza delle cose divine. La certezza di un disegno divino, di un piano di
salvezza in cui noi tutti siamo coinvolti e a cui siamo chiamati a partecipare e
a progredire.
È molto importante che voi giovani abbiate trovato questo cammino e che
cerchiate di progredire, di maturare. È una cosa naturale per la vostra età
perché è un’età in cui questo progresso psico-fisico e intellettuale si realizza
soprattutto attraverso gli studi, attraverso il lavoro. Ma questo progresso non
sarebbe pienamente umano e d’accordo con la vostra vocazione divina, se non
fosse un progresso nella fede, un progresso radicato nella sequela di Cristo.
Questo vuol dire che tutti siamo discepoli, che siamo della famiglia di quei
Dodici che Gesù ha chiamato di persona. Apparteniamo alla famiglia dei discepoli
di Cristo, questo si deve dire chiaramente. Ciascuno deve dirlo a se stesso. È
una buona scuola, è una scuola perfetta. Una scuola che porta alla pienezza
della sapienza, della speranza. Ci sono tante persone, anche giovani,
disorientate e senza speranza, senza prospettive. Questa scuola ci porta anche
alla pienezza dell’amore. Dio è amore e se lui ci fa avvicinare alla sua
persona, alla sua realtà, allora ci fa maturare nell’amore e maturare nella
carità.
Vi auguro, carissimi giovani, di continuare questo cammino spirituale con
Cristo nella vostra parrocchia.
Prima di lasciare la parrocchia di Santa Maria in Domnica, il Santo Padre
saluta i molti fedeli che lo attendono all’esterno della chiesa. Queste le sue
parole.
Ringrazio tutti i presenti, tutta la comunità della vostra parrocchia per la
buona accoglienza, per la partecipazione alla Santissima Eucaristia e alla
preghiera.
© Copyright 1990 - Libreria
Editrice Vaticana