DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DEL VIETNAM
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»
Sabato, 24 novembre 1990
Cari fratelli nell’Episcopato,
1. È per me una grande gioia rivedervi per un incontro comune in questi
giorni tanto importanti per la Chiesa in Vietnam. Ci è infatti possibile
commemorare insieme l’istituzione della gerarchia cattolica nel vostro Paese,
trent’anni fa, e celebrare i santi martiri che ho avuto il privilegio di
canonizzare nel 1988.
In questo modo, il vostro pellegrinaggio alle tombe degli Apostoli martiri
che hanno fondato la Chiesa di Roma coincide con la celebrazione dei martiri che
hanno fecondato la Chiesa in Vietnam. È emozionante pensare che vivete il vostro
ministero episcopale sotto il patronato di questi martiri. Possa il vostro
viaggio a Roma, per un incontro regolare che non era stato possibile se non a
pochi delegati cinque anni fa, essere al tempo stesso una tappa spirituale di
conforto ed uno stimolo per la vostra azione spirituale!
Nell’accogliervi fraternamente, vorrei esprimervi tutta la calorosa stima del
Successore di Pietro per la Chiesa che è in Vietnam, per la sua fedeltà nella
fede, nella pietà, nella carità fraterna. I Vescovi riuniti in Sinodo lo scorso
mese hanno già manifestato questi sentimenti di ammirazione e di profonda
comunione; li esprimo a voi di nuovo, con emozione e vi chiedo di renderne
partecipi i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici delle vostre diocesi,
poiché le loro prove li rendono tanto più presenti nella mia preghiera di ogni
giorno.
2. La vostra visita si svolge pochi giorni dopo il ritorno della missione
guidata dal Cardinale Etchegaray in Vietnam. Come sapete, si trattava della
prima visita di una delegazione ufficiale della Santa Sede in Vietnam, per
trattare con le Autorità governative competenti alcuni dei problemi più
importanti e più urgenti che la Chiesa deve fronteggiare nel vostro Paese.
In un clima di mutuo rispetto, di comprensione e di buona volontà, si è
aperto un dialogo beneaugurante per l’avvenire. Il cammino sarà ancora lungo e
non mancheranno le difficoltà, ma sembra che questo sia il buon cammino.
Auspico, quindi, che, in un prossimo avvenire, la Chiesa vietnamita veda sempre
più riconosciuto il ruolo che le spetta nella società. La comunità cattolica del
vostro Paese, che ha contribuito alla sua indipendenza in passato, desidera oggi
lavorare per il bene dei suoi compatrioti e per la ricostruzione del Paese,
attraverso l’apporto di tutti i suoi membri, dei sacerdoti, dei religiosi, delle
religiose e dei laici; e io so che essa lo fa già con generosità, discrezione e
fedeltà. Nessuno può dubitare che i cattolici non siano veramente pronti a porsi
al servizio dei poveri, dei diseredati, dei malati, nella prospettiva di una
società di giustizia, di amore e di benessere.
Siate certi che la Santa Sede farà tutto quanto da lei dipenda perché questi
primi passi nel dialogo possano condurre ad un’intesa che porti dei frutti
durevoli per il bene della Chiesa in Vietnam.
3. Mi avete spiegato l’adempimento dei vostri compiti pastorali. E desidero
qui rinnovare la testimonianza della mia stima per voi che portate un onere
talvolta molto pesante. Vi incoraggio vivamente a continuare sulla via esigente
ma bella della vostra missione di successori degli Apostoli. Le vostre comunità
sanno che possono contare in ogni momento sulla vostra dedizione di padri nella
fede; voi che presiedete alla carità che ha la sua fonte in Dio stesso.
A questo riguardo, vorrei portare la vostra attenzione sulla missione che
spetta alla Conferenza Episcopale in quanto tale; essa vi aiuterà ad affermare
l’unità delle diocesi nelle diverse regioni del Paese. Insieme, voi potete
fornire a voi stessi un prezioso sostegno mutuo, per meglio assumere le vostre
responsabilità pastorali ed entrare in un dialogo costruttivo con i responsabili
della società. La creazione di diverse commissioni e il lavoro continuo che la
vostra attiva collaborazione consentirà contribuiranno ad approfondire la vostra
riflessione sui segni dei tempi, sui bisogni spirituali dei fedeli,
sull’animazione liturgica, i mezzi di formazione da predisporre. La vostra
Conferenza Episcopale, con le sue diverse istanze, vi consentirà di meglio
inserire la Chiesa nella Nazione. La vostra fiduciosa collaborazione vi aiuterà
a creare le migliori condizioni per lo sviluppo della vita interna della Chiesa,
e per l’adempimento dei servizi che essa desidera rendere al popolo vietnamita;
poiché i suoi membri fanno parte di questo popolo e sono ad esso sinceramente
attaccati, in un’epoca in cui bisogna pacificare la sequela di sofferenze del
passato e ricostruire una vita comune degna del nobile retaggio ricevuto dai
vostri antenati.
4. Il mio pensiero si rivolge ai sacerdoti delle vostre diocesi, in
particolare verso coloro che invecchiano e continuano ad assicurare un
importante ministero, verso coloro che sono ancora costretti a non esercitare il
loro sacerdozio. Vogliate dire a tutti, anziani e più giovani, che desidero
rendere loro un omaggio fervido per la loro fedeltà alla propria vita
sacerdotale, per la loro costanza nel tempo della prova, per la loro devozione
alle proprie comunità che giunge in molti casi fino all’estremo limite delle
umane possibilità. Che il Signore li sostenga; Egli ricompensa i buoni servitori
che ha preposto ai suoi misteri (cf. Mt 24, 45 e 1 Cor 4, 1).
I sacerdoti, di cui voi conoscete la fedeltà ai loro impegni e lo zelo
pastorale, saranno i primi a ricevere con gratitudine il frutto della
riflessione delle commissioni episcopali e le direttive dei loro propri Vescovi.
Nei vostri quotidiani contatti, vegliate sul miglior coordinamento delle loro
attività e date loro, al tempo stesso, la possibilità di un rinnovamento
spirituale e della formazione permanente di cui hanno bisogno. Per questo,
auspico che possiate costituire ed animare le diverse istanze di concertazione
previste dalla Chiesa. Ma, al di là degli inquadramenti formali e malgrado le
gravi difficoltà cui vi urtate, è importante soprattutto che i sacerdoti abbiano
la possibilità di rinnovare il loro approccio alle Sante Scritture, la
riflessione teologica e pastorale che nutre il loro ministero quotidiano.
Avete naturalmente la preoccupazione della loro sostituzione, poiché il
vostro clero, troppo scarso e invecchiato, non può bastare per i compiti. Grazie
alla generosa vitalità del popolo di fedeli, molti giovani sentono l’appello a
consacrare la loro vita al Signore nel sacerdozio. Per quanto riguarda i
seminaristi che hanno già compiuto la loro preparazione, bisogna sperare che
possano essere liberamente ordinati dai propri Vescovi ed iniziare al più presto
il loro ministero. Voi avete soltanto quattro seminari; altri due devono essere
aperti nel centro del paese; auguro vivamente che nessun ostacolo si frapponga a
questo e che voi possiate ricevere in queste case, senza limitazioni di numero,
i candidati che presentino i requisiti necessari. Un sacerdote correttamente
formato è un bene per la Chiesa e anche un prezioso dono per il popolo che egli
ha la missione di servire ed auguro quindi che voi riusciate a preparare i padri
spirituali ed i professori di cui i candidati al sacerdozio hanno bisogno,
inviando all’estero i sacerdoti che voi desiderate assumano questi compiti, per
far loro acquisire le competenze necessarie nei migliori centri universitari.
Allo stesso modo, spero anche che non vi manchino i mezzi per realizzare la
pubblicazione delle opere religiose necessarie ai seminaristi ed all’insieme del
popolo di Dio.
5. Mi avete detto quanto apprezzate la generosità dei religiosi e delle
religiose che, nonostante le difficoltà, hanno saputo restare al servizio dei
loro fratelli e sorelle nella semplice ed eloquente fedeltà ai loro voti e alla
loro consacrazione a Dio. Dite loro che ringrazio il Signore con voi per tutto
quello che essi danno alla Chiesa ed al vostro popolo, associando in questo i
membri degli Istituti laici ai religiosi.
Seguendo i loro carismi propri, i religiosi e le religiose possono svolgere
un ruolo considerevole nella vita pastorale e anche nei diversi servizi
educativi o caritativi ai quali la Chiesa ha sempre partecipato attivamente, nel
quadro delle sue proprie istituzioni o integrandosi a quelle della Nazione. So
che da voi, i religiosi e le religiose si mostrano disponibili ad assicurare i
compiti d’insegnamento, dei servizi sanitari e di altre missioni di ordine
sociale. È una maniera molto apprezzabile di contribuire al bene del loro
popolo, alla ricostruzione di questo Paese che ha bisogno della dedizione di
tutti i suoi figli. Lavorando al bene comune, stimolati dallo spirito del
Vangelo, essi mostrano e mostreranno concretamente che i cristiani sono solidali
con tutti i loro fratelli. La Chiesa non chiede privilegi, ma che le venga
accordata la libertà di servire il Paese con tutte le sue capacità.
È da desiderare che le diverse Congregazioni religiose abbiano la possibilità
di accogliere le vocazioni e di formare bene i novizi. Per questo, esse hanno
bisogno di poter aprire senza difficoltà case di formazione. D’altra parte, esse
dovrebbero aver la libertà d’inviare i loro membri nei luoghi ove essi sono
attesi, conformemente alla mobilità e alla disponibilità che hanno sempre
caratterizzato la vita dei religiosi apostolici. Non si può che auspicare il
felice sviluppo della vita religiosa in Vietnam che ha già prodotto tante belle
vocazioni.
6. Le circostanze hanno portato i laici non soltanto ad un fervore più grande
nella pietà e nella frequentazione dei sacramenti, ma anche a sviluppare la loro
attiva partecipazione alla missione ecclesiale. Essi sono stati, sovente in
condizioni molto difficili, veri testimoni della fede, condividendo
generosamente la loro esperienza spirituale, assicurando la formazione
catechistica dei giovani e degli adulti. Possano trovare la loro ricompensa nel
vigore della fede e della speranza vissute dalle loro comunità!
Vi potete aspettare molto dai laici, dalla loro partecipazione responsabile
alla vita della Chiesa, dalla loro maniera di vivere con semplicità le esigenze
evangeliche nella loro vita familiare e professionale e nell’insieme dei servizi
resi al bene comune. L’insegnamento del Concilio Vaticano II e quello che è
stato reso dopo, insistono sull’importanza della “consecratio mundi” che è
particolarmente a carico dei fedeli laici e rappresenta la loro prima forma di
testimonianza. Con i profondi cambiamenti che sta conoscendo la società in tutti
i paesi, è importante che i laici siano aiutati a progredire nella loro visione
cristiana delle realtà sociali, nel loro apprezzamento dei criteri della vita
morale e della giustizia, nel rispetto della verità, nella loro resistenza ad
ogni sorta di corruzione, nell’espressione personale e comune della fede. Spero
che possiate porre in essere delle iniziative adeguate affinché i laici
continuino la loro formazione cristiana e ricevano un appoggio proporzionato al
loro ruolo nella Chiesa.
7. Lo avete previsto, nel pensare ai diversi gruppi di persone che compongono
le vostre Chiese particolari e nell’evocare la loro missione, avevo sempre
presente allo spirito l’insegnamento del Concilio Vaticano II che ha tanto
vivamente proiettato la luce di Cristo sulla Chiesa. La vostra missione
s’illumina se la concepite come la messa in atto dello slancio dato dal Vaticano
II. Ricorderò in particolare il Sinodo Straordinario del 1985, cui partecipò il
compianto Cardinale Trinh Van Can, che ha ben valorizzato le intuizioni
essenziali del Concilio, in particolare la sua insistenza sull’ecclesiologia
della comunione cui bisogna incessantemente ispirarsi.
In questo spirito, mostrate ai vostri fratelli sempre meglio che la Chiesa,
Corpo vivo di cui Cristo è il Capo, è segno e strumento di unione e di
riconciliazione. Esortate tutti i fedeli - sacerdoti, religiosi e laici - ad
assumere la loro parte di responsabilità, grazie ad una costante concertazione,
in cui voi esercitate il ministero apostolico. È condividendo esperienze ed
opinioni, che tutti imparano a porsi veramente a servizio dell’uomo e della
società. Che si ritrovino i fondamenti di un’autentica concezione dell’uomo,
aperto alla trascendenza, illuminato dalla fede sulla propria condizione,
guidato nel suo lavoro e nella vita con gli altri dalla dottrina morale e
sociale della Chiesa, fratello per tutti gli uomini, figlio creato e salvato da
Dio.
8. Cari fratelli, coinvolgete tutto il popolo di Dio che vi è affidato in un
movimento di fervida preghiera perché esso accolga la grazia del Salvatore e
prenda le vie della santità. Con umiltà, sincerità, disinteresse, sappiano i
fedeli irradiare la luce ricevuta con il Battesimo, l’amore condiviso
nell’Eucaristia! Operino per il rinnovamento della loro Chiesa e del loro Paese,
in uno spirito di riconciliazione, tra cattolici la dov’è necessario; tra
cattolici e compatrioti di convinzioni diverse là dove si sono rafforzate delle
opposizioni. Che non vi sia amarezza tra fratelli e sorelle di uno stesso
popolo! Siano tutti aperti alla novità del Vangelo e alla speranza di un mondo
riconciliato nella pace!
9. Al termine di questo incontro, vorrei semplicemente ripetervi quanto il
Successore di Pietro vi sia vicino. Nonostante i nostri incontri siano stati
pochi, lungo gli anni, la nostra comunione è forte e la nostra solidarietà
profonda. E voi potete contare sui sentimenti fraterni dell’insieme dei Pastori
e dei fedeli della Chiesa.
Con voi, invoco l’intercessione di San Pietro e di San Paolo e quella dei
santi Martiri del Vietnam per la Chiesa nel vostro Paese. Affido essa in
particolare alla meditazione materna della Santissima Vergine Maria. E di cuore
invoco su voi stessi, sui sacerdoti, sui religiosi, le religiose e i fedeli
delle vostre diocesi l’aiuto benefico della Benedizione del Padre di ogni amore,
del Figlio incarnatosi per la nostra salvezza, dello Spirito di luce e di
carità.
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