Signor sindaco,
illustri autorità di ogni ordine e grado!
1. Il ritorno a Genova è per me motivo di letizia. Ho infatti sempre vivo
nell’animo il ricordo della visita pastorale compiuta nel settembre del 1985
quando, accompagnato dall’indimenticabile arcivescovo, il card. Giuseppe Siri,
ho potuto conoscere e ammirare la città e la sua laboriosa popolazione,
benedirla dal mare, visitare i centri più importanti delle sue intense attività:
i cantieri di lavoro, il porto, le acciaierie, e inoltre l’università, gli
ospedali, i santuari.
Ora sono tornato per una circostanza che è particolarmente sentita dai figli
di questa terra: le celebrazioni centenarie del santuario della Madonna della
Guardia.
2. Rivolgo il mio saluto, innanzitutto, a lei, signor sindaco, ringraziandoLa
per le nobili parole con cui mi ha dato il benvenuto. Saluto poi tutti voi qui
presenti, che, nei rispettivi posti di alta responsabilità, spendete le vostre
energie per assicurare il buon funzionamento delle varie strutture su cui si
regge la vita della città e dell’intera Regione.
Genova è città di lavoratori, e non occorre certo ribadire che qui il lavoro
è da sempre sentito come un dovere dell’uomo e insieme come un suo diritto.
Tutti i Genovesi conoscono bene quanto sia vero che il benessere e il progresso
esigono un’intensa e intelligente applicazione, un ininterrotto aggiornamento
dei mezzi di produzione, insieme con una costante ricerca di solidali rapporti
umani.
L’esperienza che si fa in una metropoli come la vostra consente di riflettere
seriamente su ciò che comporta per ogni lavoratore e per l’intera cittadinanza
lo sviluppo delle tecniche e l’incremento delle iniziative di produzione. Come
punta avanzata del progresso, la città diviene così uno specchio, che rivela
quali problemi lo sviluppo comporti, quali rischi e talvolta quali costi. La
comunità genovese, dunque, può dire anche che ogni moderno sviluppo, per essere
vero e positivo, richiede attenzione, discernimento, intelligenza, se si vuole
che le leggi della produzione e del profitto non sommergano proprio l’uomo, non
lo alienino, non lo riducano in servitù. L’esperienza storica che stiamo vivendo
dimostra quanto occorra prodigarsi per far sì che il lavoro sia sempre per
l’uomo e nelle mani dell’uomo, e mai contro l’uomo.
3. Tutto ciò conferma l’importanza decisiva di una salda piattaforma di virtù
morali, su cui edificare una convivenza a misura d’uomo. Tali virtù possono
riassumersi nella solidarietà, ispirata a una visione dell’uomo, che ne rispetti
tutte le dimensioni. Promuovere la solidarietà significa garantire l’autentico
progresso.
Auspico che la virtù della solidarietà, che voi tutti certamente apprezzate,
vi guidi nella ricerca delle vie opportune per la soluzione dei problemi che
attualmente premono sul vostro impegno nell’amministrazione della cosa pubblica.
È un auspicio che diventa in me preghiera alla Madonna della Guardia, di cui
invoco su tutti la protezione. Possa Genova continuare a offrire vigorosi esempi
di virtù civili e cristiane sulle orme di quanti, nei gloriosi annali della sua
storia, animati da illuminato spirito di fede e da vivo senso del superiore bene
della città, hanno promosso mirabili istituzioni di servizio sociale e di
cristiana carità.
A tutti un sincero augurio, che accompagno con la preghiera e la benedizione.
© Copyright 1990 - Libreria
Editrice Vaticana