Venerdì, 19 ottobre 1990
Signor presidente, eccellenze, signore e signori.
È per me un immenso piacere prendere parte a questo incontro con il primo
mandatario della Repubblica Argentina, accompagnato da alti funzionati del suo
Governo e, in particolare, sono lieto di porgergli un deferente saluto, oltre al
mio più cordiale benvenuto.
Questa visita presso la Santa Sede è una felice circostanza che viene a
riaffermare gli stretti legami che esistono tra quest’ultima e la Nazione
argentina e mi permette di esprimere, a mia volta, l’affetto che sento per tutti
i figli del vostro nobile Paese, che ha sempre manifestato verso il successore
di Pietro numerose dimostrazioni di fedeltà.
A questo proposito, non posso fare a meno di ricordare le visite pastorali
compiute nel 1982 e nel 1987 nella Repubblica argentina, durante le quali ho
potuto apprezzare il calore umano, l’ospitalità, l’entusiasmo, come anche le
aspirazioni di giustizia e di pace che provengono da un popolo che si sente
unito da forti legami di fede.
L’Argentina è un Paese che si distingue per la cultura, per la nobiltà di
spirito, per la sua fede in Dio e negli ideali cristiani. Il popolo argentino,
nell’arco della sua storia, ha fatto proprio il messaggio evangelico,
caratterizzandone la vita e i costumi. A questo riguardo, il preambolo della
vostra Costituzione invoca Dio come “fonte di ogni ragione e giustizia”. E
questo vuole essere un richiamo per tutti i governanti del Paese, affinché
nell’adempimento delle proprie responsabilità come cittadini investiti di
autorità, non tralascino di ispirare le proprie azioni a tali principi. Durante
i miei viaggi apostolici nei Paesi latinoamericani ho potuto constatare quella
che oggi definirei una crescente inquietudine morale, che si manifesta, a volte
in forma di crisi sociale a volte in altri fenomeni come violenza,
disoccupazione, emarginazione provocando squilibri e minacciando la pacifica
convivenza. Neanche l’Argentina sfugge a questa problematica, che interessa
vasti strati della popolazione e che richiede una maggiore responsabilità
sociale a tutti i livelli e un più deciso impegno per il bene comune.
A questo proposito, i vescovi argentini, mossi dalla propria sollecitudine
pastorale, non hanno tralasciato di segnalare tali situazioni cercando di
indicare proposte risolutive a partire dalla loro missione ecclesiastica. “In
molte occasioni - affermavano in un recente documento collettivo - abbiamo
definito come crisi fondamentalmente morale la complessa situazione che la
società argentina sta ora attraversando” (n. 37). Le sfide del futuro sono,
effettivamente, numerose e rappresentano veri e propri ostacoli non facili da
superare. Tuttavia ciò non deve essere motivo di sconforto né di abbattimento in
quanto potete contare nella più grande ricchezza che un popolo possa avere: i
solidi valori cristiani che devono essere uno stimolo nella realizzazione di una
società più giusta, fraterna e fiorente. Una società dove regni la laboriosità,
l’onestà, lo spirito di partecipazione a tutti i livelli. Una società che
stabilisca nei valori morali e trascendenti il più forte fattore di coesione
sociale. Una società nella quale vengano sempre tutelati e preservati i diritti
fondamentali di tutti i cittadini, le libertà civili e i diritti sociali. Un
paese in cui la gioventù e l’infanzia possano crescere in un ambiente di
correttezza morale, e nel quale i meno fortunati incontrino appoggio e stimolo
per integrarsi pienamente nell’obiettivo comune di realizzare un futuro
migliore.
L’Argentina è una nazione cattolica. Che non permettano gli argentini di
affievolire questo legittimo orgoglio né di ridurre le responsabilità che ne
derivano. I problemi più preoccupanti devono essere affrontati preventivamente e
con spirito di fratellanza, con la partecipazione responsabile di tutti e con lo
sguardo rivolto a Dio il cui aiuto non mancherà loro.
Il mio messaggio di oggi vuole essere di coraggio e di speranza. So che
tuttora persistono le ferite e gli antagonismi di un passato ancora non lontano,
che rende difficile la coesione sociale e le legittime aspirazioni di progresso.
Per questo, si rende ancor più necessario un rinnovato sforzo per superare
qualsiasi forma di scontro e fomentare una crescente solidarietà tra tutti gli
argentini. Proprio qui si colloca il ruolo importante che rivestono i valori
spirituali. Per questo acquista una giusta dimensione il richiamo
dell’episcopato argentino nel fare attenzione al secolarismo che interessa
direttamente la fede e la religione.
La Chiesa, signor presidente, compiendo la missione che le è propria,
riafferma la sua vocazione di servizio alle grandi cause dell’uomo, come
cittadino e come figlio di Dio. I principi cristiani che hanno caratterizzato la
vita della Nazione argentina durante tutta la sua storia, devono infondere una
speranza viva e un dinamismo nuovo che porti il Paese a occupare il ruolo che
gli corrisponde nel concerto delle Nazioni. In questa prospettiva, la Santa Sede
non può fare a meno di appoggiare gli sforzi che si stanno realizzando per dare
maggior vigore ed efficacia al principio di unità e integrazione
latinoamericana. È questo un ideale nobile che esige il generoso contributo di
tutti nel trovare rimedio ai mali che affliggono tante persone del vostro
continente. In prossimità della celebrazione del V Centenario
dell’evangelizzazione del Nuovo Mondo prego affinché tutti i popoli
latinoamericani, fedeli alle proprie tradizioni più nobili e alle radici
cristiane, camminino verso la strada della riconciliazione e della fratellanza,
in uno sforzo comune teso a superare le divisioni in favore dell’unità
desiderata
Concludendo, signor presidente, desidero ribadire l’immensa gratitudine per
questa visita, e attraverso la sua persona rendo omaggio all’intera Nazione
argentina, invocando su di essa le benedizioni di Dio.
© Copyright 1990 - Libreria
Editrice Vaticana