Cari fratelli e sorelle,
Amatissimi connazionali,
1. Mi sono incontrato molte volte con gli emigrati polacchi: qui a Roma ed in
altri posti, ma un incontro come questo non c’è mai stato. Esso ha un carattere
eccezionale. Si sono riuniti insieme i polacchi che vivono all’estero con i
rappresentanti che vengono dalla Patria.
2. Do il benvenuto e saluto cordialmente tutti i presenti. Saluto soprattutto
i Vescovi, do il benvenuto a Mons. Kaminski. Rivolgo un saluto al prof. Andrzej
Stelmachowski, il presidente del Senato e nel contempo presidente della Comunità
dei Polacchi e lo ringrazio per il discorso con il quale ha aperto l’odierno
incontro. Saluto i Signori Ambasciatori presso la Santa Sede e presso il
Quirinale. Saluto i signori presidenti delle organizzazioni dei polacchi
all’estero, con l’ing. Stanislaw Orlowski, presidente del Consiglio di
Coordinazione delle Comunità Polacche nel Mondo Libero, ringraziandolo per le
toccanti parole, e tutti i delegati qui presenti e mediante voi tutti gli
ambienti sociali che rappresentate.
3. Ho detto all’inizio che si tratta di un incontro eccezionale essendo il
risultato della nuova situazione nella quale si è trovata la Polonia, l’Europa e
il mondo intero. È un incontro particolare, perché è stato instaurato il primo
contatto ufficiale con le comunità polacche e con i polacchi di tutto il mondo.
Mi ritornano alla mente le parole che ho detto ai polacchi a Londra il 30 maggio
1982. Ho detto allora: “Non si può pensare a voi partendo dal concetto “di
emigrati”; bisogna pensare a voi partendo dalla realtà della “la Patria””.
Questo legame con la Patria era ed è per voi una forza spirituale, profondamente
radicata nei vostri cuori, nelle vostre tradizioni, nelle vostre famiglie, nella
cultura. Avete lasciato la Patria, ma non avete smesso di essere la Polonia, una
parte speciale della Polonia. Tuttavia quella “assenza fisica” vi faceva stare
male. In un certo senso eravate tagliati fuori della Polonia.
Ormai, ringraziamo Dio, ciò fa parte del passato. Oggi potete dire che i
legami con la Patria hanno ricevuto un nuovo vigore. Potete ora allacciare un
contatto ufficiale con la Patria, ed è ciò che tra l’altro avete preso in
considerazione durante la vostra conferenza. Non occorrerà più parlare di voi
con dolore come di “polacchi fisicamente assenti che non hanno ragione”. Ed
anche per questo bisogna ringraziare con ardore Dio, il Signore della storia,
delle vicissitudini dell’uomo e delle nazioni. Oggi sentite di nuovo la
vicinanza della Patria.
4. Sono oggi presenti tra noi i polacchi, i delegati dei polacchi che vivono
in Lituania, in Lettonia, in Bielorussia, in Ucraina, in Cecoslovacchia, in
Ungheria ed in Romania. Non sono degli emigrati ma hanno voluto lo stesso
partecipare all’incontro dei polacchi emigrati. Voglio sottolineare la loro
presenza in modo particolare. Grazie ai cambiamenti avvenuti in quei Paesi per
la prima volta loro possono prendere parte ad un incontro del genere. Questo
momento è commovente per me e per tutti noi qui presenti. Chi avrebbe mai
pensato ad una tale possibilità ancora pochi anni fa? Li saluto tutti molto
cordialmente, gioisco con loro e insieme a loro ringrazio Dio per questo dono
dell’incontro così tanto desiderato. La vostra storia è tragica. Ma avete
conservato la fede dei padri. Vi unisce la tradizione di lotta, eroica e
condotta da molti anni, per salvaguardare la propria nazionalità. Siete ricchi
di esperienze conquistate durante gli anni di lotta per conservare e rafforzare
la propria identità. Non avete mai dimenticato la Patria grazie al vostro
attaccamento alle tradizioni polacche ed al patriottismo addirittura
leggendario. Gioisco quindi della vostra gioia di poter essere qui. Ricordiamo
in questo luogo la viva fede di coloro che hanno sofferto per questi valori e
sono morti per difenderli.
5. Come possiamo vedere, il volto dell’Europa è cambiato e continua a
trasformarsi. Siamo una Nazione che ha dato un contributo particolare a questi
cambiamenti. I nostri sforzi non sono stati vani e già oggi ne raccogliamo i
frutti come per esempio in questo nostro odierno incontro. Le situazioni nuove
esigono tuttavia gli atteggiamenti nuovi che nascono dalla riflessione serena.
Dovremmo rafforzare la nostra identità nazionale, non possiamo dimenticare chi
siamo e quali sono le nostre radici. Dovremmo sentirci sempre una sola comunità,
indipendentemente da dove sono le nostre case e i nostri posti di lavoro. Siamo
responsabili dello sviluppo della nostra cultura e della scienza, ma nel
contempo non possiamo dimenticare che facciamo parte della grande comunità delle
Nazioni e che attingiamo dal loro patrimonio e dalle loro conquiste. Anche le
altre Nazioni vogliono arricchirsi attingendo dal nostro tesoro. Possiamo essere
fieri di ciò che abbiamo. Perciò è così importante sentirsi polacchi, essere
coscienti delle radici polacche che risalgono a mille anni e traggono la loro
forza dalla fede cristiana e dalla cultura europea. La consapevolezza di questi
legami e la coscienza del valore della propria cultura ci aiuteranno a giudicare
adeguatamente noi stessi e accresceranno la nostra stima per la cultura di altre
Nazioni. Siamo responsabili della Polonia, di ciò che essa rappresenta e di ciò
che da essa abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere.
Desidero citare ancora le parole che ho rivolto ai miei connazionali un anno
fa, in occasione dell’incontro per la Vigilia del 23 dicembre: “Ma è necessario
che troviamo il nostro posto - il posto difeso ed ottenuto con tanta fatica tra
tutte le Nazioni soprattutto quelle europee. Devono essere apprezzati il senso
creativo e la fatica delle nostre proteste e delle nostre proposte. Dobbiamo
anche noi riconfermare il nostro contributo nella nuova formazione della vita
del nostro Continente. Dobbiamo elaborare questa nuova forma insieme con tutti,
prima di tutto con coloro cui ci unisce la vicinanza storica”.
6. Vi ringrazio di cuore per quest’incontro. Vorrei molto che esso
contribuisse a rafforzare il legame con il Paese il cui nome è Polonia. Ci
arricchisca tutti e serva il bene comune quale è la nostra Patria, ogni comunità
di uomini che si sentono uniti tra loro con i legami di sangue, ogni polacco ed
ogni polacca dovunque essi vivono.
La Patria è la nostra Madre comune, è il nostro “grande dovere comune” (C. K.
Norwid). Ne siamo responsabili.
Raccomando tutti a Dio nella mia preghiera e chiedo alla Signora di Jasna
Gora di vegliare sulla nostra Patria e su tutti i polacchi che vivono
all’interno e fuori dei suoi confini.
Chiedo ai Vescovi qui presenti di impartire insieme a me la benedizione ai
partecipanti dell’incontro ed alle loro famiglie.
Prima ancora pregheremo per la nostra Patria e pregheremo per una
partecipante a quest’incontro che è morta e che aveva dato ad esso un contributo
così importante.
© Copyright 1990 - Libreria
Editrice Vaticana