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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AL CONGRESSO DEI RAPPRESENTANTI
DELLE COMUNITÀ POLACCHE ALL’ESTERO

Lunedì, 29 ottobre 1990

 

Cari fratelli e sorelle,
Amatissimi connazionali,

1. Mi sono incontrato molte volte con gli emigrati polacchi: qui a Roma ed in altri posti, ma un incontro come questo non c’è mai stato. Esso ha un carattere eccezionale. Si sono riuniti insieme i polacchi che vivono all’estero con i rappresentanti che vengono dalla Patria.

2. Do il benvenuto e saluto cordialmente tutti i presenti. Saluto soprattutto i Vescovi, do il benvenuto a Mons. Kaminski. Rivolgo un saluto al prof. Andrzej Stelmachowski, il presidente del Senato e nel contempo presidente della Comunità dei Polacchi e lo ringrazio per il discorso con il quale ha aperto l’odierno incontro. Saluto i Signori Ambasciatori presso la Santa Sede e presso il Quirinale. Saluto i signori presidenti delle organizzazioni dei polacchi all’estero, con l’ing. Stanislaw Orlowski, presidente del Consiglio di Coordinazione delle Comunità Polacche nel Mondo Libero, ringraziandolo per le toccanti parole, e tutti i delegati qui presenti e mediante voi tutti gli ambienti sociali che rappresentate.

3. Ho detto all’inizio che si tratta di un incontro eccezionale essendo il risultato della nuova situazione nella quale si è trovata la Polonia, l’Europa e il mondo intero. È un incontro particolare, perché è stato instaurato il primo contatto ufficiale con le comunità polacche e con i polacchi di tutto il mondo. Mi ritornano alla mente le parole che ho detto ai polacchi a Londra il 30 maggio 1982. Ho detto allora: “Non si può pensare a voi partendo dal concetto “di emigrati”; bisogna pensare a voi partendo dalla realtà della “la Patria””. Questo legame con la Patria era ed è per voi una forza spirituale, profondamente radicata nei vostri cuori, nelle vostre tradizioni, nelle vostre famiglie, nella cultura. Avete lasciato la Patria, ma non avete smesso di essere la Polonia, una parte speciale della Polonia. Tuttavia quella “assenza fisica” vi faceva stare male. In un certo senso eravate tagliati fuori della Polonia.

Ormai, ringraziamo Dio, ciò fa parte del passato. Oggi potete dire che i legami con la Patria hanno ricevuto un nuovo vigore. Potete ora allacciare un contatto ufficiale con la Patria, ed è ciò che tra l’altro avete preso in considerazione durante la vostra conferenza. Non occorrerà più parlare di voi con dolore come di “polacchi fisicamente assenti che non hanno ragione”. Ed anche per questo bisogna ringraziare con ardore Dio, il Signore della storia, delle vicissitudini dell’uomo e delle nazioni. Oggi sentite di nuovo la vicinanza della Patria.

4. Sono oggi presenti tra noi i polacchi, i delegati dei polacchi che vivono in Lituania, in Lettonia, in Bielorussia, in Ucraina, in Cecoslovacchia, in Ungheria ed in Romania. Non sono degli emigrati ma hanno voluto lo stesso partecipare all’incontro dei polacchi emigrati. Voglio sottolineare la loro presenza in modo particolare. Grazie ai cambiamenti avvenuti in quei Paesi per la prima volta loro possono prendere parte ad un incontro del genere. Questo momento è commovente per me e per tutti noi qui presenti. Chi avrebbe mai pensato ad una tale possibilità ancora pochi anni fa? Li saluto tutti molto cordialmente, gioisco con loro e insieme a loro ringrazio Dio per questo dono dell’incontro così tanto desiderato. La vostra storia è tragica. Ma avete conservato la fede dei padri. Vi unisce la tradizione di lotta, eroica e condotta da molti anni, per salvaguardare la propria nazionalità. Siete ricchi di esperienze conquistate durante gli anni di lotta per conservare e rafforzare la propria identità. Non avete mai dimenticato la Patria grazie al vostro attaccamento alle tradizioni polacche ed al patriottismo addirittura leggendario. Gioisco quindi della vostra gioia di poter essere qui. Ricordiamo in questo luogo la viva fede di coloro che hanno sofferto per questi valori e sono morti per difenderli.

5. Come possiamo vedere, il volto dell’Europa è cambiato e continua a trasformarsi. Siamo una Nazione che ha dato un contributo particolare a questi cambiamenti. I nostri sforzi non sono stati vani e già oggi ne raccogliamo i frutti come per esempio in questo nostro odierno incontro. Le situazioni nuove esigono tuttavia gli atteggiamenti nuovi che nascono dalla riflessione serena. Dovremmo rafforzare la nostra identità nazionale, non possiamo dimenticare chi siamo e quali sono le nostre radici. Dovremmo sentirci sempre una sola comunità, indipendentemente da dove sono le nostre case e i nostri posti di lavoro. Siamo responsabili dello sviluppo della nostra cultura e della scienza, ma nel contempo non possiamo dimenticare che facciamo parte della grande comunità delle Nazioni e che attingiamo dal loro patrimonio e dalle loro conquiste. Anche le altre Nazioni vogliono arricchirsi attingendo dal nostro tesoro. Possiamo essere fieri di ciò che abbiamo. Perciò è così importante sentirsi polacchi, essere coscienti delle radici polacche che risalgono a mille anni e traggono la loro forza dalla fede cristiana e dalla cultura europea. La consapevolezza di questi legami e la coscienza del valore della propria cultura ci aiuteranno a giudicare adeguatamente noi stessi e accresceranno la nostra stima per la cultura di altre Nazioni. Siamo responsabili della Polonia, di ciò che essa rappresenta e di ciò che da essa abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere.

Desidero citare ancora le parole che ho rivolto ai miei connazionali un anno fa, in occasione dell’incontro per la Vigilia del 23 dicembre: “Ma è necessario che troviamo il nostro posto - il posto difeso ed ottenuto con tanta fatica tra tutte le Nazioni soprattutto quelle europee. Devono essere apprezzati il senso creativo e la fatica delle nostre proteste e delle nostre proposte. Dobbiamo anche noi riconfermare il nostro contributo nella nuova formazione della vita del nostro Continente. Dobbiamo elaborare questa nuova forma insieme con tutti, prima di tutto con coloro cui ci unisce la vicinanza storica”.

6. Vi ringrazio di cuore per quest’incontro. Vorrei molto che esso contribuisse a rafforzare il legame con il Paese il cui nome è Polonia. Ci arricchisca tutti e serva il bene comune quale è la nostra Patria, ogni comunità di uomini che si sentono uniti tra loro con i legami di sangue, ogni polacco ed ogni polacca dovunque essi vivono.

La Patria è la nostra Madre comune, è il nostro “grande dovere comune” (C. K. Norwid). Ne siamo responsabili.

Raccomando tutti a Dio nella mia preghiera e chiedo alla Signora di Jasna Gora di vegliare sulla nostra Patria e su tutti i polacchi che vivono all’interno e fuori dei suoi confini.

Chiedo ai Vescovi qui presenti di impartire insieme a me la benedizione ai partecipanti dell’incontro ed alle loro famiglie.

Prima ancora pregheremo per la nostra Patria e pregheremo per una partecipante a quest’incontro che è morta e che aveva dato ad esso un contributo così importante.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 
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