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VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL CLERO E AI RELIGIOSI NELLA «ST PETER
S CHURCH»

Dar-es-Salaam (Tanzania) - Domenica, 2 settembre 1990

 

Caro Arcivescovo Polycarp Pengo,
Cari sacerdoti e religiosi.

1. Sia lodato Gesù Cristo!

Quale Successore di Pietro, l’Apostolo a cui il Signore ha affidato il compito di confermare i suoi fratelli nella fede (cf. Lc 22, 32), rendo grazie al nostro Padre celeste per questo incontro con voi, i sacerdoti e i religiosi della Tanzania. Sono grato a tutti coloro che hanno pregato affinché - con le parole di San Paolo - “io possa venire da voi nella gioia, se così vuole Dio, e riposarmi in mezzo a voi” (Rm 15, 32). È mio grande desiderio salutare personalmente ciascuno di voi e assicurarvi della mia orante vicinanza alla vostra vita e al vostro ministero.

Siamo uniti tra di noi da un legame che non è altro se non l’amore divino che lo Spirito Santo ha effuso nei nostri cuori (cf. Rm 5, 5), un amore che ha preso forma nella singolare e specifica vocazione conferita a ciascuno di noi nel Corpo di Cristo. Anche quando siamo geograficamente separati e lontani gli uni dagli altri, siamo tuttavia intimamente uniti in Cristo Gesù. Nella comunione che è la Chiesa, desidero incoraggiare voi - come tutti i sacerdoti e i religiosi della Tanzania - nella vostra chiara testimonianza al Vangelo e nel vostro devoto servizio al popolo di Dio. Attraverso la vostra fedeltà, la comunità ecclesiale in Tanzania si costruisce in unità, santità e verità. Ringrazio l’Arcivescovo Pengo per le sue parole di benvenuto e Padre Itatiro, la cui descrizione dell’espansione della Chiesa in questo Paese ci invita a lodare Dio, che è l’autore di questa crescita (cf. 1 Cor 3, 6-7). La comunità cattolica in Tanzania deve molto ai sacrifici e agli sforzi spesso eroici dei Missionari dello Spirito Santo, dei Padri Bianchi, dei Benedettini di Sant’Ottilia e di molti altri missionari di diversi Paesi che per primi hanno predicato il Vangelo in questa regione, e saluto i membri di queste congregazioni che sono qui presenti. Attraverso la grazia di Dio, l’apostolato iniziato da questi pionieri è stato proseguito dai loro successori e da un numero crescente di sacerdoti, religiosi e religiose indigeni. Lavorando insieme fianco a fianco in quello spirito di mutua accettazione e cooperazione di cui ha parlato l’Arcivescovo Pengo, voi mostrate che la Chiesa in Tanzania è allo stesso tempo veramente cattolica e veramente africana. Infatti, se volete essere testimoni autentici di Cristo nel mondo, deve essere chiaro a tutti che “state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo” (Fil 1, 27).

2. La rapida crescita della Chiesa in Tanzania rappresenta un pressante invito a considerare i modi più efficaci di costruire sulle fondamenta che avete ereditato. L’evangelizzazione permanente dell’Africa è, come sapete, una priorità per la Chiesa, ed è stata scelta come tema della prossima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. L’evangelizzazione fa parte dell’essenza della vita della Chiesa. Perciò l’azione pastorale non può ridursi semplicemente a mantenere quel che si è già ottenuto. La parola di Dio non può essere incatenata (cf. 2 Tm 2, 9). In questa prospettiva, il mio messaggio a voi oggi assume la forma di un ardente appello: Confidate nella vocazione che avete ricevuto dal Signore; e impegnatevi sempre di più nella missione che Egli vi affida!

Cari fratelli e sorelle, la vostra vocazione nella Chiesa è un tesoro unico e prezioso. Quali sacerdoti siete stati configurati a Gesù, il Sommo Sacerdote, nel Sacramento dell’Ordine Sacro; quali religiosi vi siete impegnati a vivere e a rendere testimonianza della “nuova vita” del regno di Cristo attraverso l’osservanza dei consigli evangelici. In tutti i casi, la vostra vita e il vostro lavoro nell’ambito della comunità ecclesiale, ricevono il loro senso e il loro significato dal vostro rapporto con il Salvatore.

Non siete stati voi a scegliere Lui; è stato Lui invece a scegliere voi perché andiate e portiate frutto (cf. Gv 15, 16). Se voi lo amate e lo servite fedelmente, è perché è stato Lui ad amarvi per primo (cf. 1 Gv 4, 19). Il vostro unico vanto deve essere la misericordia che egli vi ha dimostrato e la grazia che vi ha donato (cf. 1 Cor 4, 7). Egli stesso, perciò, è la sorgente infinita della vostra sicurezza e della speranza che vi sostiene in ogni sfida e in tutte le circostanze (cf. 2 Tm 1, 12).

Infatti, a motivo della natura speciale del vostro rapporto con Cristo, tutti i vostri sforzi devono essere tali da riflettere il suo amore e il suo zelo nella vostra opera e nella vostra preghiera. Egli è l’“unto” del Padre, colui che è stato “mandato” dal Padre, il primo “apostolo” (cf. Lc 4, 18). Il suo esempio è di dedizione totale alla realizzazione del piano di salvezza del Padre: “Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato” (Gv 6, 38). Anche voi dovete essere mossi da una passione simile per la volontà del Padre, che poi tradurrete in un’indefettibile ricerca di santità di vita e in un vivo senso di missione.

3. La vostra ricerca di crescita spirituale e di una crescente identificazione con la missione della Chiesa, passa necessariamente attraverso alcune virtù e “segni” fondamentali. Il vostro impegno al celibato e alla castità per amore del Regno offre una potente testimonianza all’amore esclusivo per Cristo ed una disponibilità a servirlo negli altri senza distinzione di persone. Con la vostra disponibilità nei confronti di tutti, vi comporterete “in modo che nessuno, nella comunità dei fedeli, possa sentirsi estraneo” (Presbyterorum ordinis, 9). La virtù della povertà, che i religiosi esercitano a motivo di un voto specifico, è di grande importanza per la vita di tutti i sacerdoti, poiché voi siete ambasciatori del Signore che visse poveramente e che ebbe un amore preferenziale per i poveri. Le vostre personalità saranno immensamente arricchite dalla liberazione interiore che deriva dal distacco dalle cose materiali e da una rinuncia del “potere” che viene dal loro possesso.

L’obbedienza radicata nel desiderio di imitare Cristo, il Figlio obbediente del Padre, è anche un aspetto vitale della Nostra condizione di sacerdoti e di religiosi. Infatti “l’obbedienza è la virtù distintiva del ministro di Cristo, il quale con la sua obbedienza riscattò il genere umano” (Ad gentes, 24). È anche un segno di umiltà e docilità alla volontà di Dio, quale si manifesta soprattutto in quanti sono stati scelti per succedere agli Apostoli come “Vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue” (At 20, 28), e in quanti la fede presenta come rappresentanti di Dio (cf. Perfectae caritatis, 14). Poiché il ministero sacerdotale e l’apostolato in generale possono essere esercitati soltanto in comunione gerarchica, il bene della Chiesa esige che tutti promuovano una sincera unità d’intento e d’azione con i loro Vescovi, insieme ai quali i sacerdoti costituiscono un unico presbiterio nel servizio di ciascuna Chiesa particolare (cf. Lumen gentium, 28), e ai quali tutti i religiosi sono sottoposti per ciò che riguarda la cura d’anime (cf. Christus Dominus, 35).

4. Cari fratelli sacerdoti, voi siete stati fatti collaboratori dei Vescovi e vi è stato dato di partecipare alla loro missione apostolica di predicare il Vangelo fino ai confini della terra (cf. Presbyterorum ordinis, 2). Poiché è la parola di Dio che per prima guida la Chiesa verso l’unità (Ivi 4), la vostra dedizione alla predicazione e all’insegnamento di quella parola nella sua integrità, costituisce la parte maggiore del vostro ministero. Quali servitori della parola, è essenziale che voi stessi per primi accettiate il suo potere purificante nei vostri cuori, affinché possiate condividerne la verità salvifica con gli altri.

Il buon sacerdote è colui che rinnova costantemente il suo desiderio di condurre tutti gli uomini e le donne alla conoscenza del mistero dell’amore incommensurabile di Cristo per l’umanità peccatrice. Nella celebrazione dell’Eucaristia, nell’accostarsi di frequente e nell’essere sempre disponibili al Sacramento della Penitenza, nei periodi dedicati alla preghiera privata e alla celebrazione della Liturgia delle Ore, e attraverso il ministero in tutte le sue forme, avete i mezzi per far sì che il fuoco del vostro zelo tenda verso la casa del Padre (cf. Lc 2, 49). In tutte le vostre attività, possiate avvertire la compagnia materna di Maria, la Madre del Redentore, Lei vi insegnerà a fare tutto quello che suo Figlio vi dice (cf. Gv 2, 15).

5. Le mie parole questa sera sarebbero incomplete se non facessi menzione del ruolo speciale che, dall’inizio dell’evangelizzazione della Tanzania, hanno avuto le religiose in una molteplicità di apostolati. E che dire dei religiosi della Tanzania, che hanno contribuito in misura non indifferente alla diffusione della parola di Dio attraverso il loro impegno in molti campi, non ultimi quelli dell’insegnamento e delle comunicazioni?

Cari fratelli e sorelle, ancora più importante di questi apostolati è la testimonianza della vostra consacrazione religiosa. Il paradosso della Croce, secondo cui morire con Cristo conduce a una nuova vita in lui (cf. Rm 6, 3-4), deve essere manifesto nel vostro modo di vivere. Che possiate sempre incarnare con gioia queste parole del Concilio Vaticano II che riguardano la vostra consacrazione: “Quanto più fervorosamente, adunque (i religiosi) vengono uniti a Cristo con questa donazione di sé che abbraccia tutta la vita, tanto più si arricchisce la vitalità della Chiesa e il suo apostolato diviene vigorosamente fecondo” (Perfectae caritatis, 1).

Permettetemi di dire una parola di speciale apprezzamento e gratitudine ai membri delle comunità contemplative, le cui vite silenziose di preghiera e di penitenza portano ricchi frutti nella conversione delle anime e rendono testimonianza, sia tra i cristiani che tra i non cristiani, alla maestà e all’amore di Dio, come pure alla fratellanza di tutta l’umanità in Cristo (cf. Ad gentes, 40).

Affido in modo speciale alle vostre preghiere e ai vostri sacrifici il futuro della Chiesa in Tanzania e in Africa. Questa è un’intenzione che mi sta molto a cuore. Grazie per l’oblazione che fate di voi stesse. Essa assicura un’effusione di grazia su tutti noi.

6. Il gran numero di vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata in Tanzania, è un’eloquente testimonianza della crescente maturità delle vostre giovani Chiese. È incoraggiante sapere che la Chiesa in Tanzania ha iniziato ad inviare i suoi figli e le sue figlie in altri Paesi come missionari. Avendo ricevuto così tanto dalla zelante opera missionaria di uomini e donne di altre nazioni, state adesso iniziando a donare liberamente quanto liberamente avete ricevuto (cf. Mt 10, 8). Allo stesso modo, lo spirito di cooperazione e l’unità che esiste tra uomini e donne di diversi gruppi razziali ed etnici all’interno dei vostri Istituti offre a tutta l’Africa un esempio di apertura e di universalità che sono tanto necessarie se si vogliono superare certi aspetti negativi del tribalismo. Tra qualche istante benedirò la prima pietra del nuovo Salvatorian Senior Seminary di Morogoro. Chiedo a tutti voi di unirvi a me nella preghiera affinché il “Signore del raccolto” (Lc 10, 2) continui a suscitare in mezzo a voi sempre più vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata, e non cessi mai di confermarvi nel vostro generoso servizio alla Chiesa, per la gloria di Dio e la salvezza di tutta l’umanità. Possa Egli, che ha iniziato un’opera buona in voi, portarla a compimento nel giorno di Gesù Cristo (cf. Fil 1, 6). Amen.

Grazie.

Che Dio vi benedica.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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