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VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI AMMALATI NELLA CATTEDRALE DI MWANZA

Mwanza (Tanzania) - Lunedì, 3 settembre 1990

 

Caro Arcivescovo Anthony Mayala,
Cari fratelli Vescovi,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,

1. Oggi il mio pellegrinaggio nella Chiesa in Tanzania mi porta a Mwanza. Nel momento in cui offro i miei cordiali saluti all’Arcivescovo Anthony Mayala e ai miei Fratelli Vescovi, esprimo la mia profonda gratitudine alla Santissima Trinità per il dono di questo incontro. Con grande affetto nel Signore, saluto il clero, i religiosi e i laici dell’Arcidiocesi di Mwanza e delle sue Sedi Suffraganee. Grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo (cf. Fil 1, 2).

Siamo raccolti nella preghiera in questa Cattedrale che è dedicata all’Epifania del Signore. La stella che guidò i re Magi dall’Oriente a visitare il bambino Gesù (cf. Mt 2, 1 ss) è stata un segno che Dio vuole condurre i popoli di tutti i tempi e luoghi verso la salvezza attraverso suo Figlio. Nella provvidenza divina, il Vangelo di Gesù Cristo è stato destinato ad approdare nell’area del Lago Vittoria più di un secolo fa, portato da un piccolo ma zelante gruppo di Padri Bianchi. Questa sera ci riuniamo per ringraziare Dio perché il seme piantato da quei primi missionari è cresciuto e fiorito. Aiutati dalle fatiche apostoliche dei missionari di molti Paesi e dal crescente numero di sacerdoti e religiosi indigeni, e benedetti da un laicato generoso ed impegnato, siete ora testimoni della crescita della Chiesa nell’Arcidiocesi di Mwanza, e nelle Diocesi di Bukoba, Geita, Musoma, Rulenge e Shinyanga.

2. Questa sera, nel momento in cui saluto con particolare affetto i nostri fratelli e sorelle anziani ed infermi dal Centro Medico di Bugando, i miei pensieri si rivolgono a tutti coloro che, in Tanzania, stanno conoscendo la malattia nella mente o nel corpo.

Cari amici! Nel Vangelo che abbiamo appena sentito, San Marco ci dice che quando Gesù passò loro accanto, le persone portarono di fronte a lui gli ammalati sui lettucci, in modo che essi potessero toccarlo ed essere guariti (cf. Mc 6, 55-56). È chiaro che Gesù amava in modo particolare gli ammalati. Quante volte leggiamo nel Vangelo che egli era mosso a compassione alla vista degli ammalati e di coloro che soffrivano (cf. Mc 1,41). Quante volte stendeva la mano per toccarli (cf. Mt 20, 34). Quante volte guarì le loro malattie e ridiede loro una nuova speranza rimettendo i loro peccati (cf. Mc 2, 1-12).

Gesù è ancora vicino agli ammalati! È vicino ad ognuno di voi nelle vostre sofferenze. È vicino a voi quando siete soli e impauriti e quando vi sembra che nessuno capisca il vostro dolore. Ed è particolarmente vicino ai moribondi e a coloro che sono afflitti da malattie incurabili. Gesù è con voi perché anch’egli ha sperimentato che cosa è la sofferenza. Nel Giardino del Getsemani egli conobbe paura e profonda angoscia mentre affrontava il suo supremo sacrificio (cf. Mt 26, 38-39). Le sue mani e il costato portano ancora i segni della sua sofferenza e della morte (cf. Gv 20, 20).

Il Figlio di Dio si è fatto uomo ed ha abitato in mezzo a noi affinché condividendo pienamente la nostra vita - essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato (cf. Eb 4, 15) - potesse redimerci dal peccato e dal suo salario di morte (cf. Rm 6, 23). Gesù non è fuggito dal mistero della sofferenza umana. Anzi, egli ha abbracciato la sofferenza, e nella sua Passione, Morte e Risurrezione ci ha aperto la strada della speranza e della gloria eterna. Il paradosso della Croce è che il potere salvifico di Dio è stato reso manifesto nella sofferenza umana; la possente forza di Dio è stata rivelata nella debolezza umana; la gloria di Dio è stata rivelata nel corpo martoriato del suo unico Figlio.

3. Per mezzo del Battesimo, siete stati uniti a Gesù nel mistero della sua morte e della sua risurrezione a una vita nuova (cf. Rm 6, 5), e siete stati inviati nel mondo per testimoniare la sua vittoria sul peccato e sulla morte. In ogni momento della vostra vita, Gesù spera che rafforziate la vostra unione con lui nella fede e nell’amore e che cresciate sempre di più a sua immagine (cf. Rm 8, 29). Ora, nella vostra malattia, egli vi chiede di mettere in evidenza nel vostro stesso corpo il potere vittorioso della sua grazia e di proclamare al mondo il “Vangelo della sofferenza”: il messaggio che nella Passione di Cristo tutte le sofferenze umane sono state redente e possono diventare una testimonianza per la speranza e la gioia della Risurrezione (cf. Salvifici doloris, 26).

Non abbiate paura di permettere a Gesù di usare la vostra malattia come una grazia speciale per avvicinarvi a lui in una sempre più profonda conversione della mente e del cuore. Attraverso la vostra debolezza, egli vi aiuterà a crescere nella saggezza, nel discernimento spirituale e nella comprensione! Al di sopra di tutto, siate fiduciosi che uniti a Cristo, le vostre sofferenze porteranno con sé un ricco frutto spirituale per il bene della Chiesa e del mondo intero! Le nostre preghiere, le nostre sofferenze e il bene che noi compiamo influiscono sull’intero Corpo Mistico di Cristo e possono produrre il bene in un modo che noi non potremo mai sapere. Questo è il mistero che ha fatto esclamare a San Paolo: “Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24).

4. Cari fratelli e sorelle! La Chiesa proclama la sua fede in Gesù Cristo non solo con la sua predicazione ed i suoi sacramenti ma anche attraverso la vita dei suoi membri che soffrono. Nella vostra fedele testimonianza del potere della Croce, siete la prova vivente che “né morte, né vita, né angeli, né principati, né presente, né avvenire, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (Rm 8, 38-39).

Il grande amore di Dio è anche riflesso nelle azioni di coloro che imitano Cristo il Buon Samaritano con il proprio servizio ai loro fratelli e sorelle bisognosi. Possiate sempre affrontare il vostro delicato compito con gentilezza, competenza e generosa dedizione. Gli ammalati hanno bisogno delle vostre cure e della vostra assistenza, ma hanno anche bisogno di essere stimati e rispettati da voi. Hanno bisogno di sapere che le loro malattie, indipendentemente dalla loro gravità, non li sminuiscono ai vostri occhi, ma anzi, li rendono più preziosi e più vicini ai vostri cuori. Desidero ringraziare coloro che assistono gli ammalati all’Ospedale di Bugando e ovunque in Tanzania, e desidero invocare su di voi le benedizioni che nostro Signore ha promesso ai misericordiosi (cf. Mt 5, 7).

Affido tutti i presenti qui, in questa Cattedrale, alle preghiere e alla materna protezione della Benedetta Vergine Maria, Madre della Chiesa, la quale al tempo del suo più grande dolore fu presente ai piedi della Croce per confortare e consolare suo Figlio morente. Possa intercedere per voi e per tutte le dilette persone di questa Regione del Lago. A tutti voi imparto ben volentieri la mia Benedizione Apostolica come pegno di forza e di pace nel Signore Gesù Cristo. Così sia.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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