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VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI FEDELI NELLA CATTEDRALE DEDICATA A CRISTO RE

Moshi (Tanzania) - Martedì, 4 settembre 1990

 

Caro Vescovo Amedeus Msarikie,
Cari fratelli Vescovi,
Cari fratelli in Cristo,

1. È con grande gioia che saluto tutti voi - il clero, i religiosi e i laici di Moshi - e inizio la mia visita alla vostra Diocesi questa sera. I miei saluti vanno anche ai cattolici delle altre Diocesi e a tutto il popolo di buona volontà che si unisce a noi in questa lieta occasione.

I sentimenti che riempiono il mio cuore in questa Cattedrale sono quelli del Salmista: “Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “su di te sia pace!”. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene” (Sal 121, 8-9).

Colui che per primo scrisse questi versi era pieno di amore per la Gerusalemme terrena e il Tempio Santo, ma questa sera il nostro amore è diretto alla nuova Gerusalemme che viene dal cielo, da Dio (cf. Ap 21, 10), la “casa spirituale” fatta di “pietre viventi” (cf. 1 Pt 2, 5), la Chiesa. In particolare, i nostri pensieri vanno a quella parte della Chiesa che è in questa regione della Tanzania.

2. Come Chiesa Madre della Diocesi di Moshi, questa Cattedrale si erge a simbolo del vostro essere membri spirituali della famiglia di Dio.

Le liturgie celebrate qui e nelle altre Chiese della Diocesi sono una parte della “Liturgia celeste, che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini” (Sacrosanctum Concilium, 8). Esse ci ricordano che la nostra comunione spirituale non è limitata a questa terra. I Santi in cielo, con Maria, Madre del Redentore, intercedono per la vita e la missione della Chiesa sulla terra. Nelle parole della Lettera agli Ebrei: “Circondati da un così grande numero di testimoni, . . . corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (12, 1-2).

La Liturgia è anche un segno vivente e la celebrazione dell’unità visibile che vi unisce fra voi e agli altri cattolici del mondo, nel e attraverso il Ministero del Papa e dei Vescovi, i Successori degli Apostoli e dei Sacerdoti, loro collaboratori. Ma per mezzo della fede riconoscete anche nei Sacri Riti i fondamenti non visibili di questa unità esterna, cioè la vostra comunione con Cristo, che unisce tutti i suoi membri in un Corpo solo. Prego affinché ogni volta che vi unite insieme con il vostro Vescovo intorno a questo altare, lo Spirito Santo vi faccia apprezzare maggiormente la comunione ecclesiale, cosicché la Chiesa a Moshi possa sempre predicare il Vangelo in unione, carità e pace.

3. La vostra Cattedrale richiama l’attenzione anche su un altro aspetto della Buona Novella del Regno. È stata dedicata a Cristo Re alla cui protezione si affida l’intera Chiesa locale di Moshi.

Durante la sua Passione, Gesù disse a Pilato: “Il mio regno non è di questo mondo” (Gv 18, 36) e quando gli furono rivolte altre domande, Lui disse: “Tu lo dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37). Cristo ci insegna che il suo regno, che è misteriosamente presente nel mondo e tuttavia non è parte del mondo, è un regno di verità. Per un secolo, la verità su Dio e l’uomo - rivelata nell’“uomo perfetto” Gesù Cristo (cf. Gaudium et spes, 22) - è stata al lavoro in mezzo a noi: nel cuore, nella mente e nell’anima dell’uomo, nella sua vita di tutti i giorni, nella cultura.

Vi invito tutti, cari Fratelli e Sorelle, ad approfondire la fede cristiana che avete ricevuto.

Permettete alla verità del Vangelo di continuare a purificare e a trasformare la vostra vita, le vostre tradizioni, in modo che diventino sempre più cristiane e perciò vi permettano di diventare testimoni sempre più efficaci del regno di Dio di verità e di unità. Unità nella verità: questo è un segno importante della credibilità della Chiesa come strumento di salvezza per l’umanità. Gioisco con voi perché questi doni divini hanno messo le loro radici a Moshi e mi unisco a voi nella preghiera per un sempre maggiore raccolto di santità e di fede fra tutti i popoli di questa terra.

4. Sono felice che questa mia visita sia un’occasione per l’inaugurazione del nuovo Centro Pastorale diocesano che è stato edificato per un servizio più efficace della comunità ecclesiale in questa regione. Quando consideriamo la grandezza e la vitalità di questa comunità dopo un secolo di lavoro spesso faticoso, non possiamo non essere pieni di lodi a Dio e gratitudine per i missionari che hanno lasciato famiglia e paese per amore di Cristo e desiderosi di portare le sue “parole di vita eterna” (Gv 6, 68) a voi, amato popolo di questa terra. Non possiamo neanche dimenticare di ringraziare Dio per l’accettazione a cuore aperto che voi e i vostri antenati avete riservato alla Buona Novella di salvezza in risposta all’abbondante grazia divina che si è riversata qui.

La Chiesa pellegrina che è in Tanzania non è e non può essere una comunità chiusa in se stessa. Sono fiducioso che nel vero spirito cattolico tutti i membri della Chiesa faranno tutto il possibile, per costruire la comunità nazionale, sostenendo le aspirazioni della pace e allo sviluppo di tutto il popolo tanzaniano. Prego affinché Dio vi assista nelle sfide che vi cimentano. “Per i miei fratelli e i miei amici io dirò: “su di te sia pace!”. Per la casa del Signore nostro Dio chiederò per te il bene” (Sal 121, 8-9). Possa Cristo Re udire la mia preghiera per tutti voi!

Possa Dio garantirvi la sua grazia e la sua pace. Amen.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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