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VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

“Kilimanjaro International Airport” di Moshi (Tanzania)
Mercoledì, 5 settembre 1990

 

Signor Primo Ministro e Primo Vice Presidente,
Sua Eminenza, Fratelli Vescovi,
Signore e Signori,

1. Ora che la mia visita in Tanzania volge al termine, desidero ringraziare tutti cordialmente per la calorosa accoglienza e la cortese ospitalità riservatami fin dal primo momento del mio arrivo. La mia particolare gratitudine va a Sua Eccellenza il Presidente e a tutti i membri del Governo per la loro gentilezza e aiuto in ogni tappa del mio viaggio. Sono profondamente grato ai miei Fratelli Vescovi e ai loro collaboratori per aver reso il mio pellegrinaggio alla Chiesa in Tanzania un’esperienza spirituale veramente gioiosa e fruttuosa. Non posso dimenticare di ringraziare coloro che hanno preso parte ai vari eventi, coloro che hanno mantenuto l’ordine e la sicurezza, come anche coloro che mi hanno permesso di raggiungere tutto il popolo di questa vasta terra attraverso i mezzi di comunicazione.

Soprattutto, rendo grazie a Dio che ha permesso al Successore di Pietro di visitare questa terra: “Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli” (Ef 1, 3). Lo ringrazio per la vitalità della comunità cattolica in mezzo a voi; per la grazia che ci ha dato nell’Eucaristia che abbiamo celebrato insieme; per l’ispirazione che vi ha sicuramente dato a lavorare sempre più alacremente per fronteggiare le sfide che cimentano questa giovane Chiesa e questa giovane Nazione.

2. La mia visita in Tanzania è stata veramente un felice evento. Ma mentre il mio pellegrinaggio mi porta in altri paesi, non posso dimenticare altri aspetti dell’Africa nella quale “milioni di uomini, donne e bambini sono minacciati di non godere mai di buona salute, di non essere in grado di vivere con dignità del proprio lavoro, di non poter ricevere l’istruzione che aprirà le loro menti, di vedere il loro ambiente divenire ostile e sterile, di perdere la ricchezza del loro antico patrimonio, essendo per tutto il tempo privati degli aiuti positivi della scienza e della tecnologia” (29 gennaio 1990). Imploro i doni e il conforto di Dio, la forza e la pace su coloro che soffrono e sono bisognosi nel continente. In nome della nostra comune umanità rivolgo il mio appello alle più sviluppate nazioni della terra affinché inaugurino una nuova era di solidarietà in Africa, basata sulla giustizia e il rispetto. Non fate che il mondo dimentichi le urgenti necessità dei popoli dell’Africa!

3. Mentre lascio la Tanzania, esorto tutti i suoi cittadini ad avere a cuore la pace, I ‘unità e la fraternità in Dio che ha permesso loro di modellare una società meritevole della loro dignità di persone create a Sua immagine e somiglianza. Prego affinché riconosciate sempre che le vostre più alte aspirazioni e il bene più grande possono essere trovati nella pace e nell’armonia, fra di voi e nei vostri rapporti con gli Stati vicini.

Possa il popolo della Tanzania restare unito come fratelli e sorelle, senza badare all’origine etnica o alle differenze di cultura e religione. L’unità della quale parlo è l’unità per il bene comune, per il pieno sviluppo della società, per la protezione e la promozione della dignità e dei diritti di ogni essere umano, dal più importante al meno importante. È anche un’unità che va al di là dei confini per promuovere il benessere di tutta l’umanità.

Durante la mia visita ho cercato di sottolineare l’importanza della famiglia per la solidarietà umana. È convinzione della Chiesa cattolica che la famiglia sia una scuola insostituibile di virtù quali, per esempio, il rispetto, la giustizia, il dialogo e l’amore, e di mezzi più efficaci per una società umanizzante e personalizzante (Familiaris Consortio, 42-48). Vi esorto a proteggere e a promuovere la vita familiare come la grande fonte di forza e carattere morale per la vita di tutta la nazione.

Cari amici, anche se lascio la Tanzania, vi assicuro che il vostro Paese e i suoi abitanti rimarranno sempre nel mio cuore e nella mia mente.

A tutti i Tanzaniani dico: grazie mille.

Che Dio benedica e protegga la Tanzania.

Arrivederci alla prossima volta.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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