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VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON IL MONDO DELLA CULTURA DEL BURUNDI

Bujumbura (Burundi) - Mercoledì, 5 settembre 1990

 

Signore e Signori, cari amici,

1. La vostra folta rappresentanza in questa cattedrale è il segno evidente della vitalità del vostro Paese, che nello spazio di alcuni decenni e malgrado le difficoltà, ha saputo dotarsi di quadri al servizio dello Stato, dell’università, delle arti liberali, delle attività economiche. Sono felice di salutarvi e di proporvi alcune riflessioni sulle responsabilità che riguardano i cristiani nell’ambito delle vostre diverse competenze. Il vostro portavoce ha appropriatamente introdotto questo incontro; lo ringrazio per il suo messaggio di benvenuto.

2. Voi avete nettamente collocato i vostri impegni cristiani nel quadro delle trasformazioni che il popolo burundi sta realizzando al fine di consolidare la propria unità. E avete parlato della necessità di un esame di coscienza. È vero che questi problemi vi sono stati posti da un passato di conflitti e di sofferenze. Voi non li evitate. Mi sembra che essi presentino per voi due esigenze primarie. Da una parte, i quadri della Nazione debbono essere i primi ad intraprendere con fermezza il cammino del perdono e della riconciliazione. Voi ricordate la risposta di Gesù a Pietro che gli chiedeva quante volte si deve perdonare: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette” - in altre parole, senza limiti - (Mt 18, 22). Non si tratta di cancellare ogni ricordo, ma, per poter costruire l’unità, di far prevalere l’amore fraterno sugli antichi elementi di contrasto o di rivalità.

La seconda esigenza, per i cristiani, è di salvaguardare il giusto rispetto dell’eguale dignità di ogni essere umano. Fra voi, i giuristi sanno bene che questo è per uno Stato di Diritto un principio fondamentale sul quale non si può transigere. Non si tenterà di negare artificiosamente la diversità dei membri di una popolazione, le differenze tra i gruppi e gli individui, quelle tra i doni e le competenze; ci si atterrà, piuttosto, ad una verità ancora più fondamentale: ogni essere umano è stato creato da Dio, che, nella fedeltà al suo amore, ha donato suo Figlio per la salvezza di molti. Questa affermazione costituisce il fulcro della nostra fede; stiamo attenti a non porci mai in contraddizione con la nostra professione di fede e con la nostra unione con l’unico Corpo di Cristo.

3. Voi assolvete le vostre responsabilità in ambiti molto diversi, e non mi è possibile ricordarli tutti. Vorrei piuttosto sottolineare un principio generale. Qualunque sia il settore nel quale lavorate, il vostro riferimento deve essere il bene comune. So che questa formula rischia di essere ripetuta spesso e di divenire fuorviante! perché le azioni traducano le intenzioni, ognuno deve riflettere sulle conseguenze delle proprie decisioni sull’intera società.

È necessario affermare che questo fine può essere conseguito soltanto se ciascun membro della comunità nazionale vede giustamente rispettati i suoi diritti. Il bene comune non conosce divisioni; nessun fratello, nessuna sorella, deve esserne escluso. Questo significa, che alla base del vostro agire deve esserci il chiaro riconoscimento del principio della dignità di ogni individuo. Significa che ognuno dei vostri amministrati, dei vostri studenti, dei vostri clienti, deve non soltanto beneficiare della tutela accordata dal diritto positivo, ma deve anche poter godere in ogni circostanza dei diritti della persona. Un responsabile investito di una parte di potere, si uniformerà certamente ai principi di equità, ma ancor più egli considererà ogni suo interlocutore come un fratello o una sorella, al quale, anche se il più umile e il meno dotato, deve essere garantita l’opportunità di vivere decentemente, formare una famiglia educare i propri figli, provvedere al sostentamento dei suoi familiari, mettere in pratica i valori morali e le convinzioni alle quali è legato; in una parola, di avere la libertà di realizzare la sua vocazione di uomo.

In ogni vostra azione, la prima preoccupazione è l’uomo. Il bene della comunità umana lo pone al di sopra di ogni altro interesse, conferendo il suo significato autentico all’opera di sviluppo, all’espansione economica, alla gestione efficiente dei servizi pubblici. L’efficacia viene migliorata dalla tecnica, ma il successo tecnico ottenuto a scapito dell’uomo e nel disprezzo delle sue capacità o delle sue autentiche necessità, in breve diventa nefasto; di questo dovete sempre tener conto nei vostri programmi.

Troppo spesso, vi trovate di fronte a decisioni difficili da prendere; dovete imporre - ed imporvi - l’austerità nel settore dell’economia. È qui che la vostra azione deve essere condotta secondo un’etica di solidarietà, di amore per il lavoro e per quanti lavorano, di sostegno ai meno favoriti, di condivisione dei sacrifici. A questo prezzo, ci si renderà conto che la preoccupazione per la giustizia e per i valori morali non rimane a livello di mero discorso, ma impegna realmente coloro che agiscono.

È chiaro che in questo caso i quadri cristiani debbono essere in prima linea. Essi apporteranno il loro autentico contributo umano ai problemi sociali presenti nel loro Paese, riguardanti la famiglia e il fattore demografico, l’educazione, la salute o l’assistenza ai meno favoriti.

4. Essendo presenti tra voi numerosi universitari, vorrei sottolineare la grande portata delle loro responsabilità nell’ambito dell’educazione. È questo un compito importante per un Paese in cui la percentuale dei giovani è notevole. Coloro che mi ascoltano sanno bene che la Chiesa si impegna considerevolmente nell’insegnamento, e io apprezzo vivamente la sincera collaborazione che essa ha sviluppato qui con lo Stato, per rispondere nel miglior modo possibile ai bisogni dei figli di questa nazione.

Quali sono gli obbiettivi da individuare per primi nel sistema educativo? La scuola ha il compito, insieme alla famiglia, di preparare i giovani ad occupare il loro posto nella società, con il massimo delle opportunità. Gli insegnanti sono consapevoli che la trasmissione del sapere non può restare umanamente neutra. Non è forse necessario associare l’acquisizione di un apprendimento alla capacità di metterlo in pratica, al conseguimento di un “saper fare” che permetta al giovane di avviarsi con fiducia verso la vita attiva? E quando si parla di sapere, è necessario che vengano sviluppati la ricerca della verità, la rettitudine del giudizio morale, quali valori indispensabili in ogni situazione della vita. L’educazione non può scindere lo sviluppo dell’intelligenza dall’attitudine a condurre la propria vita in modo responsabile e degno della condizione umana. Più precisamente, il giovane deve rendersi conto che non realizzerà veramente la sua vita se non vi inserirà la dimensione del servizio agli altri, della solidarietà generosa verso il suo prossimo.

Con queste brevi osservazioni, ho voluto porre l’accento su alcune delle esigenze della vocazione degli insegnanti e della concezione dello stesso sistema educativo. Desidero vivamente che gli intellettuali cattolici si dedichino a trasmettere ai giovani i valori migliori, ai quali essi stessi sono legati.

5. Vorrei ricordare anche insieme a voi un’altra preoccupazione, alla quale nessuno può rimanere indifferente: quella della salute. Ci sarebbe molto da dire. Mi limiterò qui a due appelli. In primo luogo, niente deve essere tralasciato nella lotta contro la malattia in tutte le sue forme, e nello sviluppo della sua prevenzione. Il personale sanitario non è il solo chiamato in causa. È la comunità tutta ad essere interessata. Si tratta di formare degli operatori sanitari e di fornire loro i mezzi per agire. In questo campo, avete bisogno dell’aiuto internazionale; la Chiesa non smette di affermarlo; so che i cristiani vi contribuiscono per la loro parte. Ma i risultati dipendono dalla perseveranza dei vostri sforzi per alleviare la sofferenza, per salvare le vite dei bambini e degli adulti, creando innanzitutto le strutture necessarie sul territorio.

Vi rivolgo anche un secondo appello: ogni malato, qualunque sia il male che l’affligge, venga circondato di cure con amore e senza alcuna discriminazione. La qualità morale di una società si misura sulla base del rispetto che essa è in grado di portare indefinibilmente ad ogni vita, ad ogni sofferenza. Non è forse nei confronti degli esseri più deboli che si deve innanzitutto applicare il comandamento dell’amore fraterno? Non è forse questa un’esigenza che si impone particolarmente ad ogni seguace della fede in Dio, che è amore?

6. Cari amici, rilevando con voi la preoccupazione di consolidare l’unità della Nazione, la necessità di agire in vista del bene comune, le dimensioni della funzione educativa, l’azione per la sanità, ho ricordato alcune delle vie da percorrere per tradurre in azione il messaggio della Parola di Dio, così come Io ha espresso il vostro portavoce. Esso può essere riassunto da una frase del Concilio Vaticano II, nel documento sull’apostolato dei laici: “La missione della Chiesa, non mira soltanto a portare il messaggio di Cristo e la sua grazia agli uomini, ma anche ad animare e perfezionare l’ordine temporale con lo spirito evangelico” (Apostolicam actuositatem, 5).

Per adempiere alla vostra missione di quadri cristiani, dovete seguire l’esempio del Maestro, che disse ai suoi discepoli: “Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve” (Lc 22, 27).

Se avete ricevuto una formazione ad alto livello, se vi è stato conferito un determinato potere, questo è servito a rendervi capaci di servire i vostri compatrioti, istituendo per voi dei doveri impellenti, richiedendo da parte vostra un autentico disinteresse. È a questo prezzo che, nel compimento attivo e devoto dei vostri obbiettivi, sarete discepoli di Cristo.

7. Avete espresso il proposito di meditare sulla Parola di Cristo e di farne il vostro nutrimento. Io vi incoraggio, e so che i vostri Vescovi si preoccupano di fornirvi mezzi sempre migliori. È necessario che assimiliate profondamente le esigenze del Vangelo, che non è soltanto un oggetto di studio e di meditazione personale. Attraverso una fraterna condivisione della fede e nella preghiera comune riceverete la grazia di Dio, la forza di rimanere fedeli, la capacità di accordare nella verità quanto credete e quanto realizzate. Che Dio vi conceda il dono di essere, nella Chiesa e nella società, i servitori dell’uomo!

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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