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VIAGGIO APOSTOLICO IN TANZANIA, BURUNDI, RWANDA E YAMOUSSOUKRO

INCONTRO DI GIOVANNI PAOLO II
CON I GIOVANI NELLO STADIO NAZIONALE «AMAHORO»

Kigali (Rwanda) - Sabato, 8 settembre 1990

 

1. Cari giovani. Un cordiale buongiorno!

Grazie dell’accoglienza che mi riservate secondo la bella tradizione del vostro caro Paese!

Grazie a Monsignor Thaddée Nsengiyumva per le sue parole di benvenuto!

Grazie, in particolare, ai vostri portavoce che mi hanno espresso ciò che vi sta più a cuore.

Gesù sia lodato!

2. Voi sapete quanto io desideri prendere contatto con i giovani dei Paesi che visito. Nel Rwanda voi rappresentate più della metà della popolazione! La Chiesa tiene a comunicarvi quello che ha ricevuto da Cristo e che dà un senso alla vita. Voi tutti che mi ascoltate oggi, siete il Rwanda di domani:

Giovani, voi siete il Rwanda di domani.

A giudicare dalle numerose domande che mi avete posto, vedo che vi siete preparati a questo incontro con serietà. Mi felicito con voi. Constato che avete sete della verità, come ha appena detto uno di voi.

Evidentemente, non sarà possibile rispondere a tutte le vostre domande. Scoprirete progressivamente le risposte che cercate, con l’aiuto dei vostri amici, dei fratelli maggiori e dei vostri sacerdoti: essi hanno il compito di accompagnarvi nella vostra crescita spirituale.

3. Conosco le vostre difficoltà: la povertà, la mancanza di terra, la disoccupazione, il razzismo e il regionalismo, il libertinaggio sessuale, le seduzioni dei falsi messia . . . Voi mi chiedete un messaggio che vi aiuti a guardare intorno a voi, in voi e in Gesù Cristo. Ciò che io vorrei soprattutto, durante questo colloquio, è di comunicarvi il gusto di scegliere quello che permette veramente di essere felici.

Per riprendere il vostro linguaggio, un “Saggio” c’insegna che, allo scopo di cambiare il mondo e di renderlo migliore, bisogna cominciare a cambiare se stessi. Questo “Saggio” è Gesù Cristo. È in suo nome che io vi parlo. Cristo è vostro amico: vi ama. Sforzatevi di conoscere di più Lui e il suo Vangelo. Una delle parole più importanti di Gesù che amo ripetere ai giovani è questa: “lo sono la Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6). San Pietro aveva ben compreso che Gesù era il solo Maestro di sapienza degno di essere ascoltato e seguito senza riserva: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6, 69).

Sì, il Cristo traccia un cammino che conduce alla verità di cui voi avete sete. Ma per avanzare sulla strada, bisogna avere gli occhi aperti, occorre la luce. In fondo, sul cammino della vita, siamo un po’ tutti come il cieco di cui ci ha parlato il Vangelo. Come lui, finché non si vede, si è infelici, si grida, si mette a soqquadro tutto. Per questo, quando Gesù chiede al cieco Bartimèo: “Che cosa vuoi che io ti faccia?”, la risposta è immediata: “Rabbunì, che io riabbia la vista!”. E il Vangelo aggiunge: “E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada” (Mc 10, 46-52).

4. Per intraprendere il cammino della vita, bisogna dunque vedere; e la luce che Gesù ci dona per vedere e per seguirlo, è la fede. Voi avete posto questa domanda: “Che cosa è la fede?”. La fede ci permette di posare sugli esseri e sul mondo lo stesso sguardo di Dio. Essa approfondisce, essa allarga la nostra visione e ci orienta nella vita.

La fede, cari amici, è un dono di Dio; voi l’avete ricevuta col battesimo. È un tesoro; bisogna farlo fruttare. Bisogna vivere il messaggio di Cristo. Meditatelo, soli e in gruppi, nei vostri movimenti. Sull’esempio di Maria, tenete presente nel vostro cuore la Parola di Dio che avete ascoltato. Condividetela con altri e pregate insieme per essere forti, generosi e perseveranti. Usate i vostri talenti di giovani nelle assemblee eucaristiche delle vostre parrocchie.

5. Gli operai del Vangelo formano un immenso popolo in cammino, il Popolo di Dio, che si chiama la Chiesa. Cristo ha affidato la Chiesa nascente alle cure di un gruppo di dodici persone: gli Apostoli. A loro capo egli ha posto uno di essi: Pietro. Gesù ha affidato a Pietro una missione particolare di fondazione: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16, 18). I cristiani sono le altre pietre viventi di questo edificio spirituale. Gesù ha promesso a Pietro la sua preghiera perché la sua fede non venga meno.

Oggi gli Apostoli hanno per successori i vescovi. Il ruolo del Papa, Vescovo di Roma, corrisponde precisamente al ruolo di Pietro nel collegio degli Apostoli: egli consolida i suoi fratelli nella fede. Io sono venuto in Rwanda per confermarvi nella fede. Gesù sia lodato!

Alcuni di voi si dichiarano turbati nella loro fede a causa delle sette. Che cosa è che spinge le persone verso le sette? A volte, è la ricerca di una comunità in cui ci si sente ben circondati e ben sostenuti. A volte è la ricerca di ministri che rispondano in modo molto personale a quello di cui si ha bisogno. A volte ancora, è la ricerca di un insegnamento impartito con autorità. Ma è precisamente nella Chiesa cattolica che si trovano le risposte a queste attese. È lei che ha ricevuto da Cristo il messaggio della salvezza. Spetta a noi, cari amici, sfruttare bene le ricchezze che ci sono state affidate!

Attenzione a rispettare la libertà di ciascuno perché la libertà è necessaria all’atto di fede, il vero dialogo non è possibile che con coloro che diffondono il loro messaggio nel rispetto della libertà di coscienza di ciascuno.

6. Ciò che Cristo propone a coloro che vogliono camminare al suo seguito, lo trovate riassunto al centro del Vangelo, nella pagina delle beatitudini (cf. Mt 5, 1-12). Le beatitudini sono delle vie che conducono alla felicità. Ve n’è una che vorrei sottolineare, perché mi sembra che i Rwandesi e le Rwandesi abbiano bisogno di ascoltarla oggi. È questa: “Beati gli operatori di pace”. Con ciò Gesù vuol dire che una delle strade della felicità è di lavorare per unire gli uomini e per edificare la pace tra essi.

Beati gli operatori di pace! A questo proposito avete chiesto: “Santo Padre, lo sa che il razzismo e il regionalismo imperversano in Rwanda e anche in seno alla Chiesa? Quale ruolo assegna alla sua Chiesa perché si converta e denunci le ingiustizie?”.

Per rispondere a questa domanda, occorre basarsi sugli elementi essenziali della nostra fede. Tutti gli esseri umani sono figli del Padre e creati a sua immagine. La paternità di Dio è universale e la fraternità tra gli uomini è perciò ugualmente universale. Nutrire dei sentimenti razzisti, è contrario al messaggio di Cristo, perché il prossimo che Gesù ci chiede di amare non è soltanto l’uomo del mio gruppo sociale, della mia religione o della mia Nazione: il prossimo è ogni uomo che incontro sulla mia strada.

I miei Fratelli vescovi rwandesi hanno affrontato questo problema nella loro Lettera pastorale: “Cristo, nostra unità”. Con essi, io vi dico: “Vivete nella carità, rispettatevi gli uni gli altri, nessuno disprezzi suo fratello con il pretesto che egli si crede più favorito o migliore, al contrario accogliamoci gli uni gli altri rendendo grazie al Signore, che ci ha creati differenti affinché formiamo un medesimo corpo come membra complementari. Dio ci doni la grazia di rinnovarci, rifiutando ciò che divide i suoi figli! Cerchiamo ovunque l’unità: nelle nostre case, nelle scuole, nelle diverse famiglie con le quali ci riuniamo, nelle associazioni, al lavoro e nella pastorale. Preghiamo spesso per l’unità dei Rwandesi; i cristiani, come figli di Dio, diano l’esempio della collaborazione e del reciproco aiuto; Gesù Cristo ci insegni a cercare l’unità nella fede, nel lavoro e in tutta la nostra vita” (Cristo, nostra unità prima parte, conclusione, p. 27)!

7. Passo ora a un altro soggetto: quello dell’amore. L’amore è un dinamismo interiore, o meglio: una virtù, che spinge a donare se stessi e trasporta verso la comunione degli esseri. È la più grande delle virtù teologali, divine ed umane, la più grande di tutte le virtù in generale. È in questo modo che Dio ama nella sua vita trinitaria: ogni Persona divina è interamente rivolta verso l’altra e riceve tutto dall’altra in una perfetta unità.

È in questo modo che anche il Figlio di Dio ci ha amati, al punto da farsi uomo e da dare la sua vita per noi. “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13).

Molte persone hanno amato alla maniera di Gesù, offrendo la vita per i loro amici. Alcuni lo fanno scegliendo il ministero sacerdotale o la vita consacrata. Questi stati di vita implicano la rinuncia al matrimonio, ma sono motivati prima di tutto dall’amore.

8. Per la maggior parte di voi, l’amore culminerà nella fondazione di una famiglia. Seguendo il progetto di Dio, il matrimonio è uno stato di vita stabile in cui l’uomo e la donna si aiutano a vicenda attraverso un dono reciproco e nell’unità. Il sacramento dà l’energia necessaria per costruire un focolare solido, dove anche i figli troveranno l’amore al quale hanno diritto per svilupparsi armoniosamente. Il matrimonio è, ad immagine dell’amore che Dio ha per la Chiesa, un’alleanza che impegna per tutta la vita, nello stesso modo con cui Dio ci ama senza ritorno. Tale è il matrimonio cristiano. Io vi incoraggio, cari giovani, a stimarlo, a prepararvi alle vostre responsabilità di sposi e di genitori. Occorre una regola di sana condotta morale per edificare solidamente un focolare cristiano. È esigente. Vi invito a comprendere bene queste esigenze e a non aver paura d’impegnarvi. Ne va della vostra felicità. Ne va dell’avvenire del vostro Paese.

9. Posso aggiungere che ne va della vostra salute? Il Rwanda, come ahimè troppi Paesi africani, deve far fronte al flagello dell’Aids. Vi esorto a testimoniare tutta la vostra simpatia, il vostro aiuto e la vostra solidarietà ai vostri fratelli e sorelle colpiti dall’Aids, ed ai sieropositivi che conoscono l’angoscia. Vi invito con insistenza a pregare con me per coloro che sono colpiti da questa terribile malattia. Incoraggio di tutto cuore, esprimendo loro la mia stima, le persone che curano i malati e li sostengono moralmente. Spero veramente che le ricerche in biologia e in medicina giungano presto alla scoperta di un rimedio efficace contro questo male.

L’attuale epidemia, voi lo sapete, è anche l’occasione per ciascuno di interrogarsi sui suoi comportamenti sessuali. Si tratta, in effetti, di condotte che snaturano il senso stesso della sessualità e moltiplicano i rischi dell’epidemia. A tutti, vorrei ripetere che l’amore umano si vive nel matrimonio.

La fedeltà e la castità, che caratterizzano il matrimonio cristiano, contribuiscono a rafforzare la padronanza di sé. Esse sono contrarie al libertinaggio sessuale, il quale aumenta il pericolo del contagio dell’Aids. I vostri sforzi per vivere l’amore umano secondo il piano di Dio, da persone responsabili, contribuiscono in maniera più giusta e più nobile a lottare contro la propagazione dell’epidemia. Dio vuole che l’uomo sia sano. Non lo ha creato per dare la morte ma per trasmettere la vita. È necessario che siamo risoluti nel preparare delle generazioni sane. È un vostro dovere rinforzare la vostra volontà.

10. Non posso lasciarvi senza parlare anche delle vostre inquietudini d’ordine economico.

Le giovani generazioni si chiedono con angoscia se esse troveranno del lavoro. Il vostro Paese è molto popolato. Alcuni pensano: la società ha bisogno di me? Potrò avere anch’io un impiego adatto che mi permetta di vivere?

Lasciate che vi dica una parola di conforto e di incoraggiamento. Con l’aiuto dei vostri pastori e dei vostri educatori, organizzate delle micro-realizzazioni, come fanno i giovani di altri Paesi; del vostro Paese dalle mille colline e dai mille problemi, fate un Paese dai mille progetti. Raggruppatevi e create delle piccole industrie, delle cooperative a misura d’uomo; imparate a produrre meglio pur rispettando la terra; amate il lavoro manuale, sull’esempio di Cristo che era conosciuto come il figlio del carpentiere; impiegate attivamente i talenti che avete ricevuto; cercate anche altri orizzonti; siate aperti ai Paesi amici che sarebbero pronti ad accogliervi e ad offrirvi un impiego. Soprattutto, non perdetevi di coraggio. Siate forti!

11. Permettetemi di concludere contemplando con voi la giovinezza di Gesù. L’evangelista Luca ci dice: “Quanto a Gesù, egli cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2, 52).

A voi tutti, cari amici, auguro una vera crescita. Possiate integrare tutto quello che è vero, buono e bello! Possiate crescere in sapienza attraverso le amicizie che si stabiliscono in questa tappa della vostra vita!

Nostra Signora, la Madre di tutti noi, vi aiuti nella vostra crescita e nel vostro cammino sulle strade della vita!

Di gran cuore, in nome di Dio, vi offro la mia Benedizione apostolica.

Il Santo Padre ha poi aggiunto:

Per concludere benedirò questa assemblea ma voglio aggiungere ancora qualche parola perché non minaccia più di piovere. Devo dire di amare sempre di più il suono del tamburo. Questo significa che sto diventando sempre più rwandese. Bisogna aggiungere che anche i burundesi amano il tamburo. Sono prima diventato burundese, e adesso divento rwandese.

C’è ancora una cosa che voglio dirvi. È una cosa molto più importante, amici miei. Un ragazzo e una ragazza mi hanno più volte definito saggio. È questa una parola che suscita riflessione. Questa riflessione si esprime con le parole di San Paolo che dice che la nostra salvezza è la Croce di Cristo. Non oso ripetere le parole di questo grande Apostolo anche se devo riconoscere che non esiste alcuna fonte di saggezza eccetto Cristo, crocifisso e risorto. È la Parola di Dio, non solo una parola parlata, ma una parola esistenziale, una realtà. Dio artefice di tutto il Creato è penetrato in esso ed è venuto tra noi per comunicarci questo: la croce di Cristo e la risurrezione di Cristo. E se c’è una cosa che desidero augurarvi alla fine di questo incontro è quella di avanzare nella luce di questa saggezza. So che la vita non sarà facile. Potranno esserci dei problemi e delle sofferenze, ma questa saggezza è la forza. Vi auguro questa forza che si trova in Cristo, crocifisso e risorto. Grazie.

Dopo la premiazione della squadra vincitrice del Torneo di Calcio il Papa ha detto:

Cosa devo dirvi per riassumere tutte queste esperienze? Penso che le parole più adatte siano le parole in latino, una lingua così antica: “mens sana in corpore sano”. Chiedete quindi ai vostri insegnanti, ai vostri genitori, di spiegarvi il loro significato. In ogni caso vi ringrazio di tutto cuore per questa serata, densa di contenuti ed emozioni. Grazie per i vostri doni così significativi. Grazie soprattutto per il regalo della vostra presenza, del vostro entusiasmo, della vostra fede e della vostra speranza. Devo farvi una promessa: porterò nel mio cuore la gioventù, la ricorderò nella mia preghiera, affinché io possa camminare con la giovane generazione del vostro Paese. I giovani e le giovani rwandesi marciano verso un avvenire migliore. Che Dio vi benedica.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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