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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL PELLEGRINAGGIO DELLA DIOCESI DI VICENZA

Castel Gandolfo - Giovedì, 13 settembre 1990

 

Venerato fratello nell’episcopato, monsignor Pietro Nonis,
cari sacerdoti e religiosi,
signori sindaci presenti,
persone consacrate e laici della diocesi di Vicenza!

1. A pochi giorni dalla solennità della Beata Vergine di Monte Berico, vostra principale patrona, avete voluto compiere questo pellegrinaggio a Roma, per visitare le basiliche patriarcali, per meditare sulle testimonianze della Chiesa delle origini, qui fondata dagli apostoli Pietro e Paolo, per chiedere al Signore, mediante l’intercessione dei primi martiri di Roma, di essere confortati nella vostra fede.

Mi compiaccio per questo momento di riflessione e di ricerca, per le preghiere che avete rivolto a Dio, dalle catacombe e dai templi sacri alle memorie cristiane, per le necessità della Chiesa e per il mio ministero a servizio del gregge del Signore, mentre di cuore dico a tutti voi: Siate i benvenuti a questa speciale udienza. Al vostro vescovo, ai suoi collaboratori e all’intera diocesi vicentina esprimo la mia riconoscenza per questo atto di affetto, che conferma la comunione con la Sede apostolica.

2. Nel riandare col pensiero alla storia anche recente della vostra comunità ecclesiale è spontaneo render grazie a Dio per le vigorose tradizioni cristiane della vostra terra e, in generale, delle popolazioni venete. Vescovi coraggiosi e zelanti hanno avviato nella Regione valide e aggiornate iniziative di apostolato; hanno favorito il sorgere di molteplici opere per l’evangelizzazione; hanno promosso movimenti laicali di grande interesse per la crescita della fede: dall’Azione Cattolica alle scuole di catechismo, dagli oratori parrocchiali alle scuole di teologia per laici. Essi hanno, inoltre, provveduto ad assicurare una presenza attiva delle associazioni cattoliche nelle attività sociali e politiche, sia per difendere i diritti degli operai o dei contadini, sia per animare iniziative di sviluppo e progresso e formare coscienze cristianamente ispirate alla dottrina sociale della Chiesa.

Tutto questo fermento intenso, costante e tenace, ha dato vita a quella crescita di cui la terra veneta attualmente gode i frutti, mentre la vostra comunità ecclesiale continua a promuovere altre opere di apostolato in altri luoghi. Sono numerosi i vostri sacerdoti nelle missioni, e cospicui sono gli aiuti che con grande generosità voi offrite alle Chiese più povere. Parrocchie e istituzioni, comunità giovanili e di lavoratori, Istituti religiosi e culturali servono con dedizione e con impegno tanti ospedali, scuole e parrocchie di zona in via di sviluppo; mentre numerosi Centri di spiritualità e di studio continuano a formare credenti maturi e consapevoli della loro vocazione e del servizio da rendere come membra vive del popolo di Dio.

3. Siete venuti a Roma anche per riflettere su alcuni problemi, dei quali in diocesi giustamente si parla, e che sono analoghi a quelli che l’intera regione conciliare Triveneta ha voluto considerare nel recente Convegno pastorale di Aquileia. Mutamenti in atto, connessi con l’evoluzione culturale della nostra epoca e con le nuove condizioni sociali, incidono negativamente sullo stile di vita dei singoli e delle famiglie, mentre l’etica del benessere e del consumo propone modelli di comportamento ben poco consoni col senso cristiano dell’esistenza. Una secolarizzazione insidiosa è all’origine di modifiche vistose nella pratica religiosa dei giovani, e anche l’unità ecclesiale sembra talvolta compromessa dal cedimento a proposte e sperimentazioni non opportune.

4. A tutte queste provocazioni voi dovete rispondere facendo appello alle forze vive delle vostre comunità e alle ricche tradizioni di fede della vostra terra. La vittoria che vince il mondo è sempre - e solo - la nostra fede (cf. 1 Gv 5, 4). Ciò che alimenta la fede deve, dunque, rimanere sempre al centro di ogni iniziativa pastorale.

Occorrerà, pertanto, curare in primo luogo la predicazione e la catechesi, grazie anche a una costante capacità di dialogo che tutti voi - sacerdoti, religiosi e laici impegnati nei ministeri - dovrete coltivare con l’intera comunità. Ciò suppone, da parte vostra, l’approfondimento personale della Verità rivelata mediante uno studio serio e metodico, che ne riveli via via l’inesauribile ricchezza, portandovi a riconoscere con chiarezza e discernimento quanto è autenticamente cristiano. Ciò suppone, inoltre, la diretta e profonda esperienza della vita nuova nello Spirito, grazie alla quale è possibile recare una personale testimonianza di ciò che significa essere “morti al peccato e viventi per Dio in Cristo Gesù” (Rm 6, 11).

Solo una fede che sia diventata sostanza di vita può agire efficacemente sull’uomo di oggi, stanco di parole ingannevoli e vuote. Egli attende un messaggio che gli apra dinanzi un’autentica prospettiva di speranza. Nell’esclusione di Dio, infatti, si annida il veleno di una tormentosa solitudine, di una pericolosa “carenza di senso”, che provoca smarrimento e offusca le risposte possibili e sapienti ai problemi della vita. L’esperienza insegna che per una vita serena non basta il piacere. L’uomo ha bisogno di verità, senza la quale la gioia delle cose terrene si rivela un fuoco fatuo, incapace di sprigionare luce e calore.

5. Nel Vangelo c’è la “buona notizia” di cui l’uomo ha bisogno. A voi il compito di recargliela. La vostra adesione a Cristo Redentore sia matura, sia convinta, non si perda su sentieri incerti, al seguito di maestri discutibili, ma scaturisca dalle ricche testimonianze dei Padri, dei grandi pensatori del cristianesimo e, soprattutto, del magistero. Questo dico, in particolare a voi sacerdoti e religiosi, sui quali principalmente grava la responsabilità della predicazione. Voi sapete bene di quale sostanzioso alimento abbisogni la società contemporanea in questo momento delicato ed estremamente impegnativo per una nuova evangelizzazione.

La vostra fede sia perciò guidata da conoscenza e da ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio e risultare integri e irreprensibili nella proposta del Messaggio, ottenendo così frutti di grazia e di giustizia per mezzo di Gesù Cristo a gloria e lode di Dio (cf. Fil 1, 9-11).

Con questi sentimenti, invocando la protezione della Vergine di Monte Berico, modello ed esempio per tutti coloro che vogliono vivere in pienezza la fede cristiana e presentare agli uomini l’autentico mistero di Cristo, imparto a tutti voi una speciale benedizione apostolica, estensibile alle persone care, alle parrocchie, alle comunità, alle famiglie tutte della cara diocesi vicentina.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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