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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI AD UN CONVEGNO SU SAN BERNARDO
DI CHIARAVALLE NEL IX CENTENARIO DELLA NASCITA

Castel Gandolfo - Venerdì, 14 settembre 1990

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1. In questi giorni densi per voi di avvenimenti, a causa dei capitoli generali e del Congresso Internazionale sulla “Dottrina spirituale nelle Opere di san Bernardo di Chiaravalle”, mi è caro testimoniarvi la mia stima ed esprimervi il mio affetto, mentre prolungo, in un certo modo, il colloquio intrapreso con voi nella mia recente lettera “Schola Caritatis” dello scorso 20 agosto.

Saluto cordialmente tutti voi, carissimi monaci, e anche voi, carissime abbadesse, che per la prima volta nella lunga storia dell’Ordine dei Cistercensi della stretta osservanza avete preso parte all’elezione dell’abate generale. I miei più vivi rallegramenti vanno, inoltre, al neoeletto padre Bernardo Olivera, al quale formulo calorosi voti augurali per il mandato conferitogli.

2. Permettetemi di esprimervi la mia sentita soddisfazione per l’attuale stato dei due Ordini, giuridicamente distinti, ma una cosa sola e un cuore solo nel comune discepolato bernardiano: la vostra famiglia religiosa, infatti, ormai presente in tutti i continenti, è in continua espansione. Ciò testimonia la sua vitalità e la sua capacità di rispondere anche alle attese dell’uomo moderno; l’uomo di questo nostro tempo che nelle varie parti del mondo e nei diversi contesti culturali, esprime talora con angoscia la sua sete di Dio, cercandolo - direbbe san Paolo - “come a tentoni, benché egli non sia lontano da ciascuno di noi” (At 17, 27).

La diffusione dei vostri Ordini nel mondo intero, tra popoli così differenti per razza, nazionalità e mentalità dimostra chiaramente la validità e l’universalità del messaggio bernardiano.

3. Tale messaggio, originale derivazione e coerente applicazione della Regola di san Benedetto, si fonda, come è ben noto, su di una particolare stima verso l’esperienza contemplativa, che, soprattutto nella figura di san Bernardo, si coniuga in maniera mirabile con le esigenze dell’azione più concreta e materiale.

Per Bernardo, infatti, la divina contemplazione non è semplicemente speculazione filosofica, ma, sulla scorta dell’insegnamento evangelico, essa corrisponde a un’intima unione con Cristo, considerato come “sposo” dell’anima, e come “sposo” della Chiesa. Sottolineare il primato della contemplazione significa allora, per Bernardo, subordinare ogni interesse e ogni attività alla conquista dell’amicizia con il Signore, dalla quale scaturisce l’impegno della carità fraterna, che tende a condurre gli uomini alla medesima esperienza spirituale. Fine dell’amore del prossimo, pertanto, è di far conoscere ai fratelli, con la parola e con l’azione, la bontà del Signore - i suoi prodigi, la sua grazia, la sua verità, i suoi doni - precedentemente e contemporaneamente sperimentata nella contemplazione. Sottolineo contemporaneamente per ribadire che san Bernardo è “contemplativo nell’azione”.

4. Nel santo di Chiaravalle quest’unione così stretta fra l’azione e la contemplazione nasce dal fatto che per lui quest’ultima non è mero esercizio dell’intelletto, ma pratica dell’amore verso Dio; e così l’azione non è pura prassi, ma anche contemplazione dell’immagine di Dio presente nei fratelli che amiamo e che serviamo.

I gravi problemi della società e della Chiesa del suo tempo lo hanno spinto più volte fuori delle mura del monastero, ma è chiaro, nel suo insegnamento e nel suo esempio, quale debba essere lo stile proprio dell’azione che il monaco è chiamato a svolgere in favore del suo prossimo. La stessa tradizione del lavoro manuale, che oltre ad assicurarvi un onesto sostentamento, vi dà modo di contribuire al benessere materiale della società e di testimoniare a favore di un ordinamento economico e sociale basato su principi di giustizia, è già un’azione che voi compite per la salvezza delle anime.

Come insegna san Bernardo, tuttavia, l’aspetto più qualificante del vostro specifico apostolato è costituito dall’olocausto di voi stessi nascosto nella penitenza, nell’osservanza della disciplina regolare e soprattutto nell’offerta di preghiere e sacrifici, nell’ufficio divino come nella santa Messa. Non si tratta solo di “Opus Dei”, ma anche di “Opus proximi”.

Le illuminazioni ricevute nell’esperienza contemplativa, insegna Bernardo, sono a volte talmente elevate, che non si prestano ad essere oggetto di predicazione: vanno allora offerte a Dio per il bene dei fratelli (san Bernardo, Serm. 62, 3). La vita interiore del monaco, allora, in forza della sua professione monastica, non è soltanto un esercizio privato di spiritualità, già di per sé altamente encomiabile, ma è missione e servizio ecclesiale che egli compie a vantaggio di tutti i membri del popolo di Dio e dell’intera umanità. In lui è la Chiesa stessa che medita, contempla, prega e si offre per la salvezza degli uomini. Come l’apparato digerente - osserva san Bernardo (san Bernardo, III Sent., 118) - lavora a favore di tutto il corpo, così i monaci, per mezzo della “lectio divina” e della contemplazione, assimilano il nutrimento spirituale della Parola di Dio e della grazia sacramentale e lo trasformano in succhi vitali a beneficio di tutti i membri della comunità.

5. La vostra famiglia religiosa, carissimi fratelli e carissime sorelle, non è stata immune, nel corso della sua esistenza secolare, da crisi e da difficoltà. In un non lontano periodo storico si è quasi temuto che i vostri Ordini venissero distrutti, ma la fedeltà dei monaci di allora, sostenuta dall’aiuto divino e dalla protezione di Maria santissima, ha consentito loro di superare la prova e di non morire. Anzi, soprattutto dopo la riforma della vita contemplativa promossa dal recente Concilio, è iniziata una nuova consolante e promettente tappa del vostro cammino.

Auspico di cuore che voi continuiate su tale scia offrendo ai nostri contemporanei un segno vivo della presenza di Dio fra gli uomini. Mi auguro inoltre che i lavori dei capitoli generali e del Congresso internazionale sul “Doctor mellifluus” contribuiscano a imprimere un nuovo impulso in tal senso e formulo i miei più cordiali auguri di buon lavoro al neoeletto padre Bernardo Olivera e al padre Polycarpo Zakar.

Non c’è da stupirsi se il mondo, dominato dal secolarismo e dal materialismo non sempre vi comprende. Voi richiamate all’umanità, presa da mille preoccupazioni terrene, l’importanza del Trascendente nella nostra vita. Non perdetevi d’animo: la grazia di Cristo vi sorregge e vi accompagna. La Vergine santissima, alla quale siete particolarmente devoti, vi consola nelle vostre fatiche quotidiane e alimenta la vostra speranza. Siate sempre fedeli alla vostra vocazione; conservate gelosamente e fate fruttificare il dono che vi è stato elargito. La ricerca di Dio e la conquista del suo amore sia lo scopo di tutta la vostra esistenza. Vi sostenga in questo cammino di santità il vostro san Bernardo.

E io tutti vi benedico con larga effusione di cuore.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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