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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI ALUNNI DEL PONTIFICIO SEMINARIO LOMBARDO

Castel Gandolfo - Sabato, 15 settembre 1990

 

Carissimi alunni del Pontificio Seminario Lombardo!

1. Siate i benvenuti a questa speciale udienza. Sono lieto di accogliervi nella significativa circostanza dei festeggiamenti per il XXV anniversario della nuova sede del vostro Seminario, sede che fu voluta e benedetta dal mio indimenticabile predecessore Paolo VI. In modo particolare saluto i cari vescovi qui presenti. Tra di essi, rivolgo il mio pensiero riconoscente e beneaugurante ai tre che furono rettori del Lombardo: mons. Dionigi Tettamanzi, mons. Luigi Belloli e mons. Ferdinando Maggioni, da voi particolarmente festeggiato nell’odierna circostanza, perché fu tra i principali artefici della non facile impresa di dare, 25 anni fa, nuova e più funzionale sede al Seminario.

2. Stanno per iniziare i lavori dell’VIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi e il suo tema, “La formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali”, mi rende particolarmente gradito questo incontro, sia perché esso dimostra l’affetto e la gratitudine di tanti alunni per l’Istituzione che li accolse e li accompagnò nella formazione seminaristica sacerdotale in Roma, sia perché la maggior parte di voi, dopo gli studi romani, è stata ed è chiamata a servire la Chiesa nell’ambito della formazione presbiterale, nei seminari delle diocesi di appartenenza.

Il primo di questi due motivi mi spinge a ricordare che i luoghi della formazione sacerdotale, grazie soprattutto alle persone che li animano e ne portano la responsabilità, devono essere come una casa accogliente, come una famiglia nella quale - senza rinunciare alle esigenze di un severo tirocinio spirituale e intellettuale - si stringono legami profondi e si coltiva quella fraternità aperta e matura che costituisce una delle più importanti componenti di un sereno e fecondo ministero. Sono questi rapporti di amicizia e di stima reciproca, di collaborazione e di comunione nell’unica missione sacerdotale che vi hanno condotto qui a celebrare insieme la vostra appartenenza alla “grande famiglia” - come usate chiamarla - degli ex alunni del Seminario Lombardo.

Il nostro celibato, cari fratelli, scelto in vista della pienezza della carità pastorale, si traduce, tra l’altro, proprio in questa capacità di amicizia e di “intima fraternità sacramentale” (Presbyterorum ordinis, 8) che voi tutti, anche se impegnati in diocesi diverse, ora qui vi manifestate a vicenda e testimoniate al successore di Pietro.

Questo vi auguro e mi attendo da voi: che siate, all’interno dei vostri presbiteri diocesani, fermento di comunione e di amicizia, di stima vicendevole, di convergenza operosa e intelligente intorno alle scelte del vescovo, di promozione di una fraternità sempre più grande, che non conosce confini, che sa farsi carico dei problemi della Chiesa intera.

La formazione sacerdotale richiede, oggi più che mai, questa attenzione alla maturità affettiva del presbitero: siate maestri e testimoni di quella limpida capacità di amicizia che sola può esprimere nella sua pienezza la grazia della verginità cristiana, “a immagine dei vincoli di fraterno affetto che Cristo stesso ha stabilito nella sua vita” (Sinodo dei vescovi del 1990, Instrumentum laboris, 38).

Il Seminario Lombardo, tra i tanti meriti accumulati nei 128 anni dalla sua fondazione, ha certamente anche questo: di essere stato la culla di grandi amicizie sacerdotali. Come eredi di questa tradizione, sappiatela testimoniare e trasmettere alle nuove generazioni di alunni che hanno preso il vostro posto nella casa di fronte alla Basilica Liberiana.

3. Il secondo motivo che guida i miei pensieri in questo gradito incontro è la considerazione delle vostre responsabilità nella formazione seminaristica, in Italia e anche in altri Paesi del mondo. Non è necessario che io vi ricordi come la Chiesa ha bisogno di formatori competenti, esperti e santi. Il vostro quotidiano servizio, spesso molto “feriale” e avaro di immediate e gratificanti consolazioni, è tra i più delicati e decisivi per il futuro della Chiesa. Gli alunni dei vostri seminari sono figli di questa epoca “drammatica e magnifica” - come amava definirla Paolo VI - e vengono a voi carichi di tutte le nuove potenzialità e doti loro offerte dal mondo circostante, ma anche segnati, in modo più o meno profondo, dalle fragilità e contraddizioni, dalle inconsistenze e lacune tipiche della gioventù, anche migliore, della nostra epoca.

Il lavoro formativo, l’impegno educativo si fanno sempre più ardui e complessi. Ma non dobbiamo perdere la fiducia: il coraggio di proporre itinerari esigenti e mete impegnative, senza nulla concedere a troppo facili compromessi dagli esiti ben presto fallimentari, e insieme la pazienza del buon coltivatore che sa continuare il proprio lavoro anche durante i lunghi inverni di un’adolescenza prolungata o gli improvvisi temporali di una giovinezza inquieta, porteranno a suo tempo il frutto sperato.

Della difficile, ma necessaria, coniugazione tra questo coraggio e questa pazienza ci è impareggiabile modello Gesù stesso, nella sua sollecitudine educativa - insieme intransigente e tenerissima - per la formazione apostolica dei suoi discepoli.

Queste doti chiedo per voi al Maestro e Signore della nostra vita: egli mandi con abbondanza il dono del suo Spirito su voi, sui vostri buoni propositi, sui ministeri pastorali che vi sono affidati.

4. La Casa di formazione sacerdotale, di cui celebriamo il XXV anniversario, si trova, mi piace ricordarlo ancora, proprio di fronte alla Basilica di Santa Maria Maggiore: prego perché questa felice circostanza sia sempre occasione, per gli alunni del Lombardo, di una profonda e tenera devozione alla Madonna, della quale oggi ricordiamo con affetto il mistero della partecipazione alle sofferenze di Cristo, e sia anche pegno di una speciale protezione della Vergine su voi tutti, cari ex alunni, sugli attuali responsabili ed educatori del Lombardo, sui giovani presbiteri che tra pochi giorni inizieranno un nuovo periodo di formazione e di crescita nell’amore di Dio e dei fratelli, per servire Gesù e il suo Vangelo con cuore sempre più disponibile e generoso.

Con questi auspici vi imparto di cuore la mia benedizione, con tutti coloro per i quali spendete generosamente le vostre energie sacerdotali.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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