The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA REGIONE
«NORD EST 2» DEL BRASILE
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Lunedì, 17 settembre 1990

 

Cari Fratelli nell’Episcopato,

1. Nel corso di tutto quest’anno si sono succeduti qui a Roma, in visita “ad limina”, gruppi più o meno numerosi di Vescovi brasiliani - membri di una delle Conferenze Episcopali più numerose del mondo. Questi Pastori hanno dato in tal modo, gli uni agli altri, e tutti alle proprie Chiese e al popolo brasiliano, una testimonianza concreta e visibile di adesione al Pastore Universale della Chiesa e di comunione con lui; di effettiva collegialità “cum Petro” e “sub Petro”; di apertura verso i fratelli Vescovi di tutto il mondo nella comune missione dell’evangelizzazione.

In questo contesto, sono lieto di accogliervi oggi, zelanti Pastori delle diocesi che compongono il Regional Nordeste 2 e comprendono gli Stati di Rio Grande do Norte, Paraìba, Pernambuco e Alagoas.

2. In questo incontro che mi consente, dopo l’incontro individuale con ciascuno di voi, un incontro collettivo con tutto il Regional da voi rappresentato, desidero condividere con voi una meditazione sull’importante dimensione del carisma episcopale: la comunione del Vescovo con ciascuno dei suoi sacerdoti e con il Presbiterio da essi costituito.

Ho davanti agli occhi una frase che potrebbe passare inosservata del capitolo III della Lumen gentium, ma che possiede, invece, un profondo contenuto dottrinale: “E, a ragione di questa loro partecipazione nel sacerdozio e nella missione, i presbiteri riconoscono nel Vescovo il loro padre e gli obbediscono con rispetto” (n. 28). Oppure, detto in altre parole, sempre nella stessa Costituzione Dogmatica sulla Chiesa: “Per ragione quindi dell’ordine e del ministero, tutti i sacerdoti, sia diocesani che religiosi, sono associati al corpo episcopale e, secondo la loro vocazione e la loro grazia, sono al servizio del bene di tutta la Chiesa” (n. 28).

Con questi termini, che devono essere letti in chiave teologica ed intesi in tutto il loro significato dogmatico, il Concilio afferma che vi è tra i Presbiteri e i Vescovi un vincolo profondo, basato sul fatto di partecipare, questi e quelli, in grado diverso, al medesimo ed unico sacerdozio di Cristo ed alla stessa missione apostolica che tale sacerdozio conferisce. Non è che il Presbitero riceva dal Vescovo una parte della sua grazia sacerdotale; è da Cristo-Sacerdote che entrambi, il Vescovo e il Presbitero, ricevono questa partecipazione. Ma è lecito dire che la grazia sacerdotale li unisce ai diversi livelli del suo ministero. Per questo, si può comprendere che il vincolo di comunione che associa i Presbiteri al loro Vescovo è di natura gerarchico-sacramentale. Gerarchico perché assegna loro il luogo che occupano nella struttura della Chiesa; sacramentale perché è in virtù del sacramento dell’Ordine che essi si trovano associati al servizio della Chiesa, del Vangelo, del Regno. È a partire, e in virtù di questo vincolo e non in virtù di altre esigenze di ordine organizzativo, giuridico o istituzionale, che i Presbiteri appaiono nella stessa Lumen gentium come “saggi collaboratori dell’ordine episcopale e suoi aiuti e strumento” (n. 28), presenza del Vescovo in mezzo alle comunità, suoi collaboratori ed amici. È buono ed utile conoscere le radici della comunione affettiva ed effettiva che deve regnare tra i Presbiteri e il Vescovo, nella profondità teologico-spirituale della menzionata relazione gerarchico-sacramentale. Essa conferisce all’atteggiamento interiore ed esteriore del Vescovo verso i suoi Presbiteri tutta la sua consistenza e significato.

3. Questo atteggiamento è descritto in vari documenti del Concilio - Lumen gentium, Christus Dominus, Presbyterorum ordinis - con espressioni sobrie ma significative: senso della paternità spirituale, riconoscimento dei Presbiteri come “necessari collaboratori e consiglieri”, sincera amicizia. Si percepisce, oltre a ciò, nei testi conciliari, che la responsabilità del Vescovo verso i suoi padri si rivolge a questi sia individualmente, a ciascuno come persona, sia globalmente, in quanto riuniti nel Presbiterio. Guardando ciascuno dei suoi sacerdoti individualmente, il Vescovo riceve da Dio e dalla Chiesa, in virtù del suo munus gerarchico e pastorale, la responsabilità di restare sempre molto vicino ai suoi padri, dando loro tutto l’appoggio e lo stimolo perché restino fedeli alla loro vocazione ed operosi nel loro ministero.

Il primo impulso che egli deve dare è, certamente, quello del suo esempio e testimonianza: “Forma factus gregis ex animo” (1 Pt 5, 3). Come esige da voi l’Apostolo Pietro, il Vescovo deve essere modello anche per il suo clero. Il suo esempio e la testimonianza verranno offerti sia riguardo allo spirito di preghiera, che allo zelo apostolico, al distacco, all’amore per lo studio, alla fedeltà alla pastorale d’insieme, al modo di convivere e collaborare con i laici, al suo senso di universalità nella Chiesa.

Ma “è ai Vescovi, infatti, che incombe in primo luogo la grave responsabilità della santificazione dei loro sacerdoti: devono pertanto prendersi cura con la massima serietà della continua formazione del proprio presbiterio” (Presbyterorum ordinis, 7). Se non facesse così - ci dice la nostra stessa esperienza - il Vescovo consentirebbe che nei suoi padri si indebolisse la dimensione spirituale che deve informare tutto il loro lavoro pastorale. Il Vescovo non deve quindi porre limiti alla cura con cui deve vegliare sulla vita spirituale dei suoi padri, sia esortandoli personalmente alla santità, appellandosi alla loro coscienza sacerdotale quando dimostrassero debolezze ed esitazioni, riprendendoli quando fossero traviati, sia offrendo loro tempi speciali di riflessione, come incontri mensili, ritiri spirituali, periodi di formazione, ecc.

Detto questo, il Concilio non dimentica, al tempo stesso, che i Presbiteri sono persone umane, con bisogni materiali, di alloggio e nutrimento, di legittimo benessere nonostante la povertà, nella semplicità di vita affrontata persino con una certa austerità. Il Vescovo dà prova di spirito veramente paterno e fraterno se, anche a costo di sforzi e sacrifici, ha a cuore il degno sostentamento del suo clero; le cure mediche, quando sono necessarie; il periodo di riposo; la previdenza sociale per anzianità, ecc. I gesti di comprensione e sollecitudine, di delicatezza ed amicizia che il Vescovo compie in questo campo verso i suoi padri, può soltanto risvegliare in essi i sentimenti di fiducia, stima, rispetto ed affetto, essenziali nelle relazioni tra Vescovo e Clero.

4. D’altra parte, oltre ai suoi atteggiamenti verso ogni sacerdote, il Vescovo ha davanti a sé e anche accanto sé, i sacerdoti riuniti nel Presbiterio diocesano. Il Concilio Vaticano II ha dato una maggiore enfasi, rispetto a qualsiasi altra istanza nella storia passata della Chiesa, a questa nozione del Presbiterio, in quanto corpo organico, costituito da tutti i sacerdoti incardinati in una Chiesa particolare, o al suo servizio.

Nella sua responsabilità verso i propri padri e con eminente servizio prestato ad essi, ogni Vescovo suscita il senso comunitario, fa loro sentire e capire che non sono Presbiteri abbandonati ed avulsi, bensì membri e parti di un collegio presbiteriale, quando li incoraggia a praticare la fratellanza presbiterale e a promuovere lo spirito di collaborazione che si traduca in una più efficace azione pastorale d’insieme.

In questo senso, e per poter realmente chiedere e ricevere dai suoi padri consigli e suggerimenti, lumi sui più gravi problemi diocesani e collaborazione per la loro soluzione, è importante che il Vescovo disponga di un “senato” o Consiglio Presbiterale e di altri organi formali o informali di dialogo e cooperazione. Quest’insieme di vincoli, per così dire, istituzionali ed organizzativi con i suoi padri, avrà un valore ed una portata tanto maggiori, quanto più il Vescovo terrà, verso quegli stessi padri, atteggiamenti di vera carità fraterna: vicinanza in tutti i momenti, in particolare nei più critici; visitandoli quando fossero ammalati, pieni di misericordia (non disgiunta da fermezza paterna) quando errassero, ma accompagnata da apertura di spirito e cuore con disponibilità a dar loro consigli ed orientamenti quando ne avessero bisogno; presenza piena di umanità e comprensione, di pazienza e di amicizia sincera e costruttiva. Neppure le stesse crisi, sempre possibili in questo rapporto, e le sofferenze che esse possono provocare, possono raffreddare la comunione effettiva ed affettiva che deve regnare fra il Vescovo e i padri. Perché quella comunione edifica i fedeli e li stimola, così come li scandalizza ogni rottura tra i Pastori.

5. Desidero, da parte mia - lo desideriamo tutti, ne sono certo - che tutti i sacerdoti che si impegnano nell’annuncio del Vangelo e nella costruzione della comunità ecclesiale in Brasile, sappiano che essi sono al centro della nostra attenzione e sollecitudine. Li incoraggio vivamente a rafforzare sempre di più i vincoli di comunione gerarchico-sacramentale e quelli della carità fraterna, della cooperazione e del servizio comune a Gesù Cristo e alla sua Chiesa. Dite loro che il Papa li ringrazia per il loro lavoro per la gloria del Signore e per la causa del Vangelo e che confida anche nella loro fedeltà e dedizione.

So che nelle vostre Chiese i Presbiteri cercano di consolidare la loro fratellanza presbiterale in vari modi e anche in associazioni di Presbiteri. Che queste abbiano come obbiettivo l’approfondimento dei vincoli di carità; che non provochino mai divisione, ma unione e comunione - e soprattutto che in esse sia presente il Vescovo con il suo carisma di unità; sia egli il punto di unione tra i suoi sacerdoti in un clima di mutua comprensione ed aiuto.

Poiché non esiste per un Vescovo maggior dolore dell’allontanamento di qualche sacerdote, allo stesso modo non esiste conforto maggiore, né maggiore garanzia di fecondità per il suo ministero, di quella di sentirsi profondamente unito al suo Presbiterio. Sia questa la vostra gioia e quella dei vostri fratelli Vescovi in mezzo alle estenuanti fatiche del ministero.

Per concludere, raccomando alla Madre di Dio, Sede di Sapienza - Nossa Senhora Aparecida - il vostro ministero episcopale e i sacerdoti che sono oggetto della vostra attenzione di Pastori. Alla sua cura materna affido la sollecitudine pastorale che manifestate negli Stati che compongono il Regional Nordeste 2 e, per Sua intercessione, invoco abbondanti favori celesti per tutto il popolo di Dio ivi peregrinante, con un’ampia Benedizione Apostolica.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

top