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DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AI CAPPELLANI DELLE CARCERI IN OCCASIONE DEL CONVEGNO SUL TEMA
«CHIESA, DELINQUENZA E PRIGIONE»
Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo
- Martedì, 18 settembre 1990
Carissimi fratelli,
1. Sono particolarmente lieto di incontrarvi in occasione del vostro convegno
sul tema “Chiesa, delinquenza e prigione”. Ringrazio il presidente della vostra
Commissione internazionale, mons. Cesare Curioni, per le cortesi parole che mi
ha rivolto a vostro nome. Vi saluto tutti cordialmente, mentre esprimo a
ciascuno la mia viva riconoscenza per il delicato apostolato che svolgete nelle
carceri; apostolato che vi pone a contatto quotidiano con persone ferite nello
spirito, e non di rado confinate ai margini della società. Come il buon
samaritano, siete chiamati a soccorrere le esistenze travagliate di tanti nostri
fratelli. A voi, pertanto, è possibile cogliere appieno la realtà e il vigore
espressivo delle parole bibliche che fanno riferimento alla canna spezzata e al
lucignolo fumigante (Mt 12, 20). Incontrate ogni giorno uomini sottoposti
a dure prove, che rischiano di perdere la fiducia in se stessi e nella società.
A loro offrite, con il conforto dell’amicizia, la speranza cristiana che
scaturisce dall’abbandono nell’amore infinito di Dio. Ad essi annunciate il
Vangelo di Cristo e la libertà che egli è venuto a portare per far cadere le
sbarre umane dell’insicurezza, della paura e della emarginazione (cf. Gal
5, 1).
2. Nel corso dell’incontro internazionale che state tenendo, al quale
prendono parte rappresentanti di tutti i continenti ed esponenti del
volontariato cattolico che opera nelle prigioni delle varie nazioni, voi state
analizzando la concreta condizione carceraria, delineando alcuni programmi
operativi di raccordo fra le varie esperienze pastorali. In particolare
intendete riflettere sul ruolo che la comunità cristiana può svolgere nei
confronti di questo problema. Occorre che i cristiani siano disposti ad
accogliere il detenuto quando, scontata la pena, egli ritorna in libertà,
facendosi carico del suo effettivo reinserimento nella società e sostenendolo
con opportune iniziative. È necessario, inoltre, che il cappellano possa
contare, all’interno degli stessi istituti penali, sulla valida e qualificata
collaborazione di altre persone, le quali lo affianchino con concrete attività
sociali e spirituali.
Vi incoraggio, fratelli carissimi, a proseguire nel vostro prezioso
apostolato, a ricercare sempre nuove forme d’intervento pastorale, valorizzando
al massimo anche l’apporto dei laici volontari. I vostri sforzi, inoltre, siano
sempre guidati dal desiderio e dal proposito di aiutare quanti sono oggetto
della vostra attenzione a convertirsi e ad affidarsi fiduciosamente a Cristo.
Siate, pertanto, apostoli della misericordia divina e testimoni della sua
Provvidenza: anche dal male Iddio sa far scaturire il bene.
3. Voi considerate, inoltre, come essenziale alla vostra missione profetica
amplificare quella parte del messaggio cristiano che esorta a vincere il male
con il bene, e ne ricordate la verità paradossale anche a quanti nutrono scarsa
fiducia nell’uomo.
Certo non ci può essere misericordia a scapito della verità e della
giustizia, tuttavia la strada dell’amore e del perdono è la più evangelica
poiché ci accomuna al Cristo, che ha redento l’umanità, sacrificando se stesso
sulla croce e “distruggendo in se stesso l’inimicizia” (Ef 2, 16).
Siate innanzitutto voi, cari cappellani, i testimoni credibili di questo
amore con l’assiduità e la pazienza della vostra disponibilità; nutrite il
vostro lavoro di preghiera ardente e continua. E comunicate alle comunità
cristiane, all’interno delle quali vivete, questa stessa ansia pastorale perché
il regno di Dio possa dilatarsi anche nelle sofferte esistenze di coloro che
sono reclusi. Affidate a Maria, consolatrice degli afflitti, la vostra attività
e invocatela sovente con fiducia. Vi prego ardentemente di trasmettere ai
prigionieri che incontrerete e alle loro famiglie il mio affettuoso saluto,
avvalorato da uno speciale ricordo al Signore.
A voi, ai volontari che con voi operano, e a quanti sono oggetto del vostro
ministero imparto di cuore una speciale benedizione apostolica.
© Copyright 1990 - Libreria
Editrice Vaticana
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