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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AD UN GRUPPO DI VESCOVI FILIPPINI
IN VISITA
«AD LIMINA APOSTOLORUM»

Martedì, 18 settembre 1990

 

Sua Eminenza,
Cari fratelli Vescovi,

1. Sono felice che la vostra visita a Roma ci dia l’opportunità di incontrarci, nello spirito di unità ecclesiastica ed amore che deve sempre essere una caratteristica di coloro che sono chiamati alla missione pastorale nella Chiesa del Signore, come successori degli Apostoli (cf. Lumen gentium, 20). Come Pastori della Chiesa nelle Filippine, la vostra presenza è un segno della fede apostolica che vive nei cuori di coloro cui, nel Popolo di Dio, è stato affidato il ministero sacerdotale. Nella vostra persona, saluto i Sacerdoti, i religiosi e il laicato delle vostre Diocesi, affidandoli all’intercessione della Beata Vergine Maria, la cui protezione è stata sempre invocata dai Filippini non solo nelle circostanze drammatiche ma anche in quelle normali del loro pellegrinaggio terrestre.

In quest’occasione vorrei rivolgervi le parole che ho già rivolto ad un precedente gruppo di Vescovi del vostro Paese in visita “ad limina” nell’aprile di questo stesso anno (cf. 24 aprile 1990). Desideravo puntualizzare che nelle specifiche circostanze della società filippina, che affronta molti e gravi problemi politici, sociali ed economici, voi, i Vescovi, avete lo speciale compito di porre l’accento sulla dimensione morale e religiosa degli interrogativi che riguardano il benessere del vostro popolo. È vostro compito quello di annunziare la Parola di Dio in tutta la sua purezza e potenza. Siete testimoni di Gesù Cristo e delle verità e dei valori del suo Regno. Per cui spetta a voi il ruolo eminente di guida spirituale e morale che mira soprattutto a educare e stimolare le coscienze dei vostri fratelli cittadini alla responsabilità verso Dio e verso i propri fratelli e sorelle.

Senza una conversione di coscienza verso i Comandamenti di Dio e le verità delle Beatitudini non vi può essere progresso che proceda attraverso le vie della giustizia, della pace e dello sviluppo umano. In particolare, non ci può essere autentica santità cristiana di vita, né un disinteressato aiuto agli altri.

2. Una vita illuminata ed impegnata nella fede da parte del laicato filippino è sempre più urgente quando gli atteggiamenti ed i valori essenziali alla vita cristiana sono minati dalla società materialista, che pensa solo agli aspetti pratici e travolge ogni valore. La famiglia, in particolare, soffre l’attacco di una nuova cultura che parla la lingua del progresso, della liberazione, della modernità, ma che porta con sé i semi di un soggettivismo sociale, morale e religioso che priva molti - specialmente fra i giovani - dei nobili ideali e del senso di responsabilità necessario al retto atteggiamento verso la bontà e la verità. Anche certe tendenze che si stanno insinuando in alcuni settori della società filippina sono in contrasto con i grandi valori della tradizionale cultura filippina. La vostra missione pastorale, perciò, è diretta al cuore della società filippina, cercando di rafforzare la sua coesione con la verità del Vangelo, fonte di vita e conducendola a sempre più elevate vette di nobiltà e di umanità, attraverso una coerenza alle responsabilità morali ed una efficace solidarietà che si manifesti verso tutti, specialmente verso i poveri e i sofferenti.

Il laicato maschile e femminile, in special modo i genitori, gli educatori, tutti coloro che hanno una parte attiva nella vita pubblica e nei mezzi di comunicazione di massa, deve essere aiutato ed incoraggiato negli sforzi tendenti a porre in essere l’insegnamento sociale e morale della Chiesa, affrontando le sfide dell’attuale momento storico nelle Filippine. La Chiesa nel vostro Paese ha il compito di presentare un messaggio di riconciliazione e di sviluppo integrale di suprema validità alla società e di ovviare efficacemente ai bisogni non solo spirituali della gente a cui è stata mandata. Infatti la Chiesa è stata mandata. Questa è la sua natura. Non è un’altra struttura di tipo umanitario, oppure un’organizzazione politica, ma è proprio il “mistero” dell’Amore del Padre incarnatosi in Gesù Cristo e sempre presente attraverso le opere dello Spirito Santo. Di questo “mistero” voi siete ministri e amministratori (cf. 1 Cor 4, 1; 2 Cor 5, 20).

3. La Chiesa è stata mandata ad annunciare la Lieta Novella di redenzione di Cristo a tutte le Nazioni della terra (cf. Mt 28, 19). Nella mia recente Lettera alla V Assemblea Plenaria della Conferenza dei Vescovi dell’Asia ho ricordato che “alla vigilia del Terzo Millennio cristiano è imperativo un impegno sempre maggiore all’evangelizzazione per tutte le Chiese locali in Asia . . . Oggi, laici cristiani in numero sempre maggiore desiderano partecipare a questa missione e farlo con impegno ancora più grande . . . In conformità al loro specifico ministero, i sacerdoti devono essere particolarmente attivi nella formazione cristiana dei laici, la cui insostituibile vocazione è la santificazione del mondo in tutte le sue realtà temporali” (23 giugno 1990). In questa grande impresa in cui la Chiesa non può abbandonare il suo Divino Signore, i Vescovi hanno un ruolo insostituibile ed una responsabilità principale. Per voi, insieme ai vostri sacerdoti, vale il consiglio espresso nella Lettera sopra menzionata: “così il clero, libero da molti compiti amministrativi intrapresi per venire incontro ad esigenze supplementari, può essere modello di una profonda spiritualità, può rendere testimonianza ai valori trascendenti espressi nella preghiera e nella contemplazione, ed essere sempre più attento alla presenza di Dio nelle vite di coloro che serve” (Ivi, 5).

4. Nella Liturgia delle Ore della 24esima Domenica leggiamo una parte della riflessione di Sant’Agostino sulla propria posizione come membro della Chiesa chiamato alla missione pastorale nei confronti di altri membri della Chiesa stessa: “Io, oltre ad essere un cristiano, e perciò a dover rendere conto della mia vita, sono anche una guida e per questo renderò conto a Dio del mio ministero” (traduzione letterale del Sermone 46, 2). In qualità di Vescovi, il nostro è un servizio di amore fatto di innumerevoli atti di disinteressata dedizione agli altri, di cui stiamo costantemente chiamati a rendere conto dinanzi alle nostre coscienze e al cospetto del Signore del Cielo e della Terra. È un ministero di sollecitudine per tutti i fratelli e le sorelle di Cristo, in realtà per il mondo intero, dinanzi al quale dobbiamo essere autentici testimoni del Vangelo di Cristo Crocifisso e Risorto. La nostra fiducia e speranza non sia riposta in noi stessi, ma in Colui che ci ha chiamato a questo compito. “E Dio che fa crescere” (cf. 1 Cor 3, 7).

Cari fratelli, desidero incoraggiarvi nell’amore in Cristo, ad essere guide fedeli, sagge e vigili. Siate certi che ricorderò voi e il vostro popolo dinanzi a Dio, come affido il mio ministero alle vostre preghiere. Possa la vostra attuale visita a Roma darvi ulteriore incentivo ed aiuto nelle grandi responsabilità che avete nell’unico Paese in Asia dove la maggioranza del popolo è composta da figli e figlie della Chiesa. Questa è la vostra grazia peculiare e anche la speciale sfida che dovete affrontare. Ho fiducia che iniziative come L’anno nazionale di catechesi che state celebrando e l’imminente Secondo Concilio Plenario della Chiesa nelle Filippine, costituiranno una speciale grazia per tutti i fedeli, portando una più profonda comprensione del loro essere membri del Corpo di Cristo e una decisione più ferma di prendere parte attiva nella missione della Chiesa. Possa l’abbondante Benedizione di Dio essere con voi tutti.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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